30 gennaio 2020

2219: Futures Imagined

Il futuro ha sempre affascinato e incuriosito l’uomo, ma allo stesso tempo lo ha anche impaurito e preoccupato. Proprio come ora, dove gli estremi mutamenti climatici non ci stanno certo lasciando tranquilli. A farci riflettere sugli scenari di un domani apparentemente lontano ma verosimilmente vicino è la mostra “2219: Futures Imagined” che esplora i prossimi 200 anni attraverso un viaggio esperienziale e immersivo nell’immaginario di una trentina fra artisti, architetti, registi, scrittori e compagnie teatrali di tutto il mondo. Ispirata all’omonima opera dello scrittore singaporiano Alvin Pang, la mostra all’ArtScience Museum di Singapore (il primo museo di arte e scienza al mondo) prende spunto dai festeggiamenti del bicentenario della fondazione della città-stato – l’arrivo di Sir Thomas Stamford Raffles nel 1819, data considerata il punto di partenza della nascita della Singapore moderna – per ipotizzare come saranno i prossimi 200 anni, fino appunto al 2219. Cinque “atti”, o sezioni, indagano come le vite future saranno condizionate dai cambiamenti climatici e dalla perdita della biodiversità. Non si tratta di predizioni da sfera di cristallo, ma di speculazioni artistiche di artisti visionari: futuri esperienziali, installazioni immersive, set teatrali, spazi per la meditazione, opere interattive, film, fotografie e sculture in dialogo con il visitatore permettendogli di essere parte del futuro, di un “piccolo futuro”, intimo, familiare lontano da quelli impossibili, utopici o distopici della fantascienza, ma piuttosto di quelli frutto del passaggio di testimone da generazione a generazione. Un invito a riflettere su che tipo di domani si desidera e a come agire per fargli prendere vita. E Singapore diventa la città-pilota di questo immaginario.

Primo atto è Arrival, in realtà più che arrivo lo stato di fatto degli attuali cambiamenti sociali, politici e climatici e le relative ripercussioni in tutto il mondo. Segue Home, l’ipotesi dell’appartamento-tipo di metà 21° secolo, sempre più autosostenibile – fino all’autoproduzione di cibo – grazie a un interior design intelligente e all’utilizzo strategico di strumenti e oggetti che permettono di vivere con agio i cambiamenti climatici, in particolare l’innalzamento del livello dei mari e l’interruzione del commercio globale. Terzo atto è Underworld, un’esplorazione di un possibile mondo sotterraneo, risultato della necessità sempre più urgente di migrare, che affronta le nuove dinamiche fra uomo e natura causate dall’allontanamento della vita umana dalla superficie terrestre. Adaptation, invece, sottolinea il senso di urgenza verso la conservazione ambientale necessaria per proteggere il nostro futuro: il visitatore è invitato a far parte di una rappresentazione teatrale per percepire in prima persona quanto il pianeta sia diventato ostile all’uomo. L’ultimo atto, Memory, riflette invece su come culture e tradizioni sopravvivono attraverso la memoria collettiva e le abitudini condivise, creando così quel filo inscindibile tra passato, presente e futuro. La mostra include anche la Biblioteca dei libri necessari, una raccolta di volumi passati di generazione in generazione: i visitatori vengono sollecitati a esporre e/o donare (ogni primo sabato del mese) i libri a cui sono più affezionati o che possono essere di insegnamento alle generazioni future, unitamente a un messaggio dedicato ai loro prossimi lettori.

Tra gli artisti presenti, gli inglesi Larry Achiampong, John Akomfrah, Gordon Cheung e Superflux, il tedesco Rimini Protokol e, fra gli asiatici, i coreani Shan Hur e Lisa Park oltre a Sarah Choo, Finbarr Fallon, Ho Tzu Nyen, Adeline Kueh, Zarina Muhammad, Alvin Pang and Robert Zhao Renhui, artisti residenti a Singapore.

ArtScience Museum
10 Bayfront Avenue, Singapore

fino al 5 aprile 2020

www.marinabaysands.com/museum.html

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