12 giugno 2019

A Milano, il Museo del Design

Caratteristica del design italiano, e soprattutto milanese, è la profonda alchimia tra le forze in gioco: non si tratta mai di un processo univoco e unidirezionale, ma sempre di un’incessante conversazione tra la dimensione produttiva delle aziende, la dimensione visionaria di architetti, designer e progettisti e la dimensione del desiderio e delle necessità delle persone comuni che definiscono, appunto, i bisogni che il design è chiamato soddisfare (se non anticipare).

Questa incessante conversazione trova spazio nel nuovo Museo del Design Italiano in Triennale, dove, per la prima volta, circa duecento tra i pezzi più iconici e rappresentativi del design italiano – una selezione fatta a partire da un patrimonio di 1.600 oggetti – sono presentati in un allestimento permanente. Un allestimento fatto non solo di oggetti, ma anche di racconti, storie, relazioni con il mondo delle imprese, della creatività e delle professioni.

Nella sua prima fase, il Museo occupa lo spazio della curva al piano terra del Palazzo dell’Arte, su una superficie di circa 1.300 mq. Gli oggetti esposti raccontano la storia di trent’anni di sperimentazione radicale in cui nuovi materiali, nuove tecniche e nuovi codici estetici hanno rivoluzionato l’ordine prestabilito nella sfera domestica e nella società. Organizzata cronologicamente dal 1946 al 1981, la selezione presenta uno dei periodi di più grande influenza del design e dei designer italiani nel mondo: quello intercorso tra gli anni dell’immediato dopoguerra e del miracolo economico successivo fino ai primi anni Ottanta, quando l’arrivo sulla scena di nuove esuberanti correnti come Memphis diede avvio – in Italia e nel mondo – a una nuova era nella produzione del design.

L’allestimento vuole dare il massimo risalto alle opere e fornisce approfondimenti sulla storia e il contesto in cui ogni oggetto è stato progettato, attraverso l’esposizione di materiali in gran parte inediti provenienti dagli Archivi della Triennale: fotografie, campagne pubblicitarie, packaging originali.

Prima ancora di essere un luogo di custodia e salvaguardia della memoria storica del design italiano”, afferma Joseph Grima,l’ambizione del Museo del Design Italiano è quella di essere un luogo di ispirazione, secondo il senso più antico della parola museo. Molto spesso il veicolo delle ispirazioni più intense e formative non sono gli oggetti inanimati, ma le voci delle persone che li hanno creati e la narrazione di dettagli apparentemente banali, che hanno determinato scelte di importanza fondamentale per la storia del design. Abbiamo quindi deciso di includere nel percorso alcune voci degli autori che hanno creato gli oggetti esposti, cui è stato chiesto di raccontare in maniera semplice e diretta la genesi delle loro creazioni e le condizioni culturali alle quali ogni oggetto rispondeva”.

Proprio Joseph Grima è il regista di questo racconto. Architetto, curatore, scrittore, fondatore dello studio Space Caviar, Direttore della Design Academy Eindhoven, Direttore artistico di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, lo abbiamo intervistato per farci narrare l’aspetto, la sostanza e il futuro di questo importante spazio culturale milanese.

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