06 gennaio 2020

Achille Castiglioni and Brothers. Master of Italian Design

Patrocinata dall’Ambasciata Italiana in Corea del Sud e promossa, fra gli altri, dall’Istituto Italiano di Cultura a Seoul, nonché in collaborazione con la Fondazione Achille Castiglioni*, una mostra con un pedigree importante anche per la firma degli scrupolosi Ico Migliore e Mara Servetto (Migliore + Servetto Architects) che ne firmano curatela e progetto di allestimento − con un intervento grafico dell’architetto Italo Lupi − e che, nello specifico, sono stati allievi del Maestro al Politecnico di Torino e poi suoi collaboratori in quello di Milano, avendo avuto così modo di condividerne, e svilupparne successivamente, la visione progettuale. Ci raccontano, infatti, i due curatori: "Achille sosteneva che non esistessero progetti piccoli e progetti grandi, da affrontare in modi diversi, ma che, sempre e comunque, esistesse solo la dimensione del progetto. Diceva che ‘[…] non esistono regole, ma un metodo di scelte successive, caso per caso, risposte ai perché e modifiche fino all’ultimo minuto’. Così, ci preparava ad affrontare qualunque progetto con la medesima serietà e passione, a prescindere dalla scala di grandezza o tipologia, partendo in ogni caso da un univoco, fondamentale fulcro di partenza: le persone. Evocate per l’uso dell’oggetto o spettatori di coloro che gli oggetti usano, misura del disegno dello spazio o attori in movimento al suo interno, le persone sono sempre state la motivazione, la causa e l’effetto di tuti i progetti di Castiglioni.”

La mostra è un excursus nei 58 anni di carriera, 67 premi, e più di 1000 tra progetti di industrial design, allestimenti e architetture di Achille e dei fratelli Livio e Pier Giacomo, indagandone l’aspetto più privato, intimo e familiare con sullo sfondo una società in continua evoluzione e le vicende culturali del nostro paese, privilegiando il contesto milanese in cui operavano. Ne emerge l’originalità di una visione progettuale − sia nei pezzi di design che negli allestimenti − basata in primis sul processo creativo e sulla ricerca, partendo dalla pura osservazione del reale e dai comportamenti d’uso, rifiutando immagini precostituite sia sull’oggetto che sulla sua funzione. La loro cifra non è riconducibile a uno "stile" e negli oggetti non vi sono forme ripetute, specifici segni personali: è la razionalità l'elemento che rende coerente ogni oggetto facendolo uno partecipe dell'altro, trovando per ciascuno la soluzione più adeguata.

Il ready made, il binomio forma-funzione, il cambio di scala inaspettato, la centralità del visitatore e del suo percorso, l’azione generativa della luce e il ruolo ambientale del segno grafico sono solo alcune delle applicazioni di questo processo, rese fruibili al visitatore attraverso una rassegna di oggetti, di video e immagini che vanno dal design industriale all’interior design.

Protagonisti, ovviamente,molte delle icone che hanno dato fama internazionale ai Castiglioni: dalle mitiche sedute-sgabello Mezzadro, Sella e Allunaggio per Zanotta, alle altrettanto celebri lampade Arco e Snoopy per Flos fino ai complementi d’arredo per Alessi.

Mostra nella mostra, le grafiche di Steven Guarnaccia che offrono una chiave di lettura ironica del processo creativo dei pezzi esposti. E non da meno il “Woods of Posters”, un gioco di specchi che diventa un affettuoso omaggio al Maestro da parte di graphic designer celebri in tutto il mondo: 10 nuovi poster realizzati da DooSup KIM, Insu LEE, Jaewon SEOK, Kum-jun PARK, Byoungjin AHN, Myungsang YU, Sang-soo AHN, Byung-hak AHN, Yoon-seok YOO, Everyday Practice vanno ad aggiungersia quelli, tra gli altri, di Pierluigi Cerri, Leonardo Sonnoli, Heinz Waibl, Jannuzzi Smith, Milton Glaser, Emiliano Ponzi, Guido Scarabottolo, Ico Migliore, Mara Servetto e Italo Lupi, che erano stati raccolti in occasione di una mostra sugli allestimenti di Achille Castiglioni realizzata sempre da Migliore+Servetto nel 2018 al m.a.x. museum di Chiasso. A chiudere la mostra, il documentario su Achille Castiglioni realizzato, in esclusiva, dal regista Paik Young-wook con Kim Sangwoo Kim.

Hangaram Art Museum
Seoul Arts Center (SAC)

Fino al 26 aprile 2020

*Vedi sezione Fondazioni del Magazine

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