27 maggio 2019

Amos Rex. Le colline artificiali di piazza Lasipalatsi

Helsinki ha nuovamente il suo museo di arte moderna e contemporanea. E, forse, molto di più. In autunno ha, infatti, aperto nella capitale finlandese il nuovo Amos Rex, sorto sulle “ceneri” dello storico museo privato Amos Anderson che, sotto la curatela di Kai Kartio e con esposizioni che spaziavano dall’arte del primo Novecento ai talenti di ultima generazione, si è imposto come una delle istituzioni culturali più importanti del Paese. Cinque anni fa la scelta di cambiare casa, ma soprattutto pelle, per potersi adattare al meglio a mostre ancora più ambiziose e anticonvenzionali di quelle fino allora proposte. Il brief dato allo studio JKMM non era dei più semplici: si chiedeva di intervenire sulla preesistenza, recuperare un edificio iconico nelle vicinanze, creare spazi fluidi e flessibili per l’arte contemporanea d’avanguardia e, contemporaneamente, realizzare qualcosa di nuovo e inaspettato. Compito arduo, ma svolto con successo dal celebre studio di architettura finlandese.

Il nuovo Amos Rex offre uno spazio ampio e multifunzionale. Ma se cercate un nuovo edificio, non lo troverete. Esternamente, infatti, quasi non si vede se non fosse per i grandi coni che, come occhi di una creatura marina, emergono da piazza Lasipalatsi per portare luce e aria sottoterra, proprio dove si sviluppa l’unico immenso spazio espositivo di 6.230 mq con una scenografica sala espositiva di 2.200 mq senza colonne. È visibile, invece, da tutta la città, la torre con il logo. L’accesso avviene attraverso uno storico edificio modernista in vetro degli anni ‘30 che racchiude l’iconico, e molto amato, cinema Bio Rex e un elegante ristorante.

Le soluzioni progettuali per portare la luce naturale negli ambienti museali sotterranei hanno influito sulla topologia della piazza. Questa è stata, infatti, rimodellata in forma di paesaggio movimentato, al fine di permettere la realizzazione di cinque cupole e lucernari per il museo sottostante diversamente dimensionati e orientati. Si tratta di altrettante volte autoportanti, che liberano lo spazio espositivo dall’ingombro dei supporti strutturali e definiscono una topografia inedita. Certamente riconoscibili, vistose, queste colline artificiali sono utilizzabili dai passanti come passerelle, sedute o campi di arrampicata mentre per i visitatori del museo rappresentano “finestre sul mondo” che creano un senso di appartenenza al luogo.

L’ambiente interno è ricoperto da pannelli e si candida naturalmente a scenario per progetti artistici multimediali. “Il principio guida è stato creare uno spazio funzionale, pronto per i cambiamenti dell’arte” spiega Kai Kartio. “Per la programmazione, ci ispiriamo alle culture antiche, al Modernismo del XX secolo e all’arte contemporanea sperimentale”. L’Amos Rex diventerà, così, il luogo per le sperimentazioni più audaci, per esperienze uniche e incontri sorprendenti, spazio artistico dove passato, presente e futuro confluiscono.