05 agosto 2020

BUILDINGBOX: l’alchimia del vetro

Una mostra insolita. Innanzitutto, perché visibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e non si tratta di un evento online o in uno di quei supermercati sempre aperti. Poi, perché la sede espositiva è una vera scatola, delimitata da muri bianchi e vetro, parte indipendente della galleria che la ospita e organizza. Building, a Brera, nel cuore di Milano, è un luogo deputato all’arte nelle sue più svariate forme di espressione, nato dalla visione di Moshe Tabibnia, mercante israeliano di origini persiane, dagli anni Ottanta a Milano, appassionato di arazzi e tappeti tanto da farne una professione. Anche collezionista e appassionato d'arte contemporanea, Moshe Tabibnia ha convogliato in questi 650 metri quadrati di total white, distribuiti su sei piani, opere di artisti affermati e di giovani protagonisti della scena artistica internazionale.

BuildingBox, un progetto espositivo nato a fine 2018, è una costola della galleria-madre, una vetrina indipendente che sembra creata ad hoc per l’attuale emergenza affollamento derivato dalla pandemia in corso: si ammira l’arte senza dover entrare per forza in uno spazio chiuso. È proprio il caso di dire: guardare e non entrare! In realtà, questo ribaltamento del percepire l’arte riflette semplicemente l’obiettivo per cui è stato creato: un luogo indipendente caratterizzato da un progetto autonomo basato sull’estensione temporale di una serie di opere, assimilate da un tema conduttore destinato a svilupparsi nel tempo, e non nello spazio, come nella maggior parte delle art gallery di impronta tradizionale. Una relazione che si consolida anche fra interno ed esterno, essendo questo un luogo fruibile sempre, tutti i giorni e a tutte le ore.

La stagione 2019-2020 è dedicata a uno dei materiali più antichi e intriganti di sempre, interpretato in chiave contemporanea. “Dalla sabbia, opere in vetro”, in collaborazione con il gallerista Jean Blanchaert, specializzato in vetro e ceramica è un ciclo espositivo di 12 appuntamenti con cadenza mensile che scandisce il ritmo del passare dei giorni, delle ore, dei minuti, innescando un’ampia riflessione sulla predominanza del tempo sullo spazio. E, soprattutto, l’evocazione dell’alchimia e dell’affascinante processo di creazione di una materia, datata 4.000 anni fa, di impronta fenicia. Un viaggio dalla sabbia, con l’aria, attraverso il fuoco.

Dalla sabbia, opere in vetro” ha preso il via lo scorso ottobre, dopo il primo ciclo inaugurale dedicato alla luce, con una scatola di vetro colma di uova in vetro e marmo del belga Koen Vanmechelen, apparentemente leggere ma in realtà pesanti, rimandano alle illusioni delle cose e della vita. A seguire, la trasposizione in vetro di un’opera degli anni Settanta dello stesso Remo Salvadori, riflessione sul fuoco artefice di spazio; le colombe della pace e i piccioni della guerra di Jan Fabre, ossia l’essere della vita e quello della morte, realizzate in inchiostro di Bic blu applicato su vetro; i pannelli in vetro di Murano del polacco Miroslaw Balka, evocatrici di porte in legno, portatrici di memoria; le sculture geometriche di Tony Cragg, attirato dalla fluidità del vetro e dalla sua trasparenza e lucentezza; i libri sabbiati e dipinti a mano in diverse tonalità di bianco, illuminati e illuminanti di Chiara Dynys, veri strumenti di sopravvivenza.

Il settimo appuntamento vede protagonista (fino all’11 settembre) l’installazione site specific di Elena El Asmar, artista nata a Firenze nel 1978 e con base a Milano, tra i fondatori di Madeinfilandia e spazio C.O.S.M.O. (Come Ogni Semplice Movimento Ortogonale). L’esercizio del lontano è fatto di calze, reti, plexiglass, lampadine, plastica, basi in ferro e, naturalmente, vetro. Un tuffo nella memoria di oggetti, come dichiara l’artista di origini libanesi, di “una vita domestica affacciata ai bacini del Mediterraneo, in un paese bianco, il Libano, nel tentativo di far affiorare le visioni che hanno affascinato e contaminato la mia infanzia”. Nei numerosi viaggi tra l’Italia e Jbeil, dove risiede la sua famiglia, “gli scambi di mobili, tazze, utensili, profumi di spezie sono divenuti - nel tempo - consuetudine e tentativo di mantenere viva, al di là della distanza terrena, l’appartenenza ad un luogo, ben connotato sia fuori che dentro di me. Così, nello studio dove lavoro, giacciono, sparsi qua e là, oggetti rubati al mio passato, divenuti - nel presente - possibili infiniti, linee che esaltano la mia immaginazione, griglie trasformate in icone - pittoriche o meno - dall’attimo in cui prendono forma conquistandone lo spazio".

Le prossime cinque puntate si succederanno fino a dicembre.

Appuntamento, dunque, davanti alla magica scatola dell’arte del vetro!

BUILDINGBOX
via Monte di Pietà 23, Milano
Fino a dicembre 2020

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