14 gennaio 2020

Camparino in Galleria

Fondato nel 1915 da Davide Campari di fronte al Caffè Campari che il padre Gaspare, creatore dell’omonimo bitter, aveva inaugurato nel 1867 nell’allora nuovissima Galleria Vittorio Emanuele, restaurato poi negli anni Settanta e ampliato invece nei Novanta, l’iconico bar meneghino ha riaperto lo scorso novembre, con una veste rinnovata sia negli ambienti sia nell’offerta cocktail & food.

L’ultimo progetto firmato Lissoni Associati parla, dunque, milanese perché il Camparino in Galleria è quello storico locale in cui la storia dell’aperitivo è diventata leggenda.
Un progetto in cui gli interventi hanno voluto essere il più possibile “silenziosi”, dialogando in maniera discreta con il preesistente valorizzandone l’eredità storica e le decorazioni Art Nouveau.

Il nostro lavoro di architetti è stato quello di dare un piccolo tocco di modernità – spiega l’architetto Piero Lissoni – ma un’interpretazione, come quando una partitura musicale viene suonata da qualcun altro. Mi sono immaginato il contrasto tra un’eleganza naturale, classica e quella moderna, in un meraviglioso incrocio tra Camparino in Galleria, il nostro progetto e la cucina di Davide Oldani”.

L’intervento di restyling si è distribuito in maniera differente sui tre piani del locale. A livello strada lo storico Bar di Passo ha visto un restauro conservativo che ne ha valorizzato il patrimonio storico e liberty, dal bancone alle luminarie, al mosaico e al cassettonato a soffitto, rendendo in questo modo ancora più fruibili gli spazi. Il restyling ha invece coinvolto principalmente il primo piano, la Sala Spiritello, affacciata sulla Galleria Vittorio Emanuele II, ridefinendone al contempo l’identità presente e futura destinata a presentare la nuova proposta cocktail & food. Protagonista assoluta una lunga isola centrale, a servire da bancone, rivestita a specchio con effetto cannettato e mensole in vetro per valorizzare la preparazione e il servizio dei cocktail. Il seminato veneziano a pavimento e la boiserie in noce rigato insieme alle specchiature a croce di tutti i fronti interni, in linea con il corpo scala, conferiscono alla sala una marcata omogeneità ben amplificata dall’effetto di luce diffusa ed uniforme del controsoffitto. Immancabile, a parete, l’originale manifesto Spiritello, datato 1921, a firma del pittore e illustratore Leonetto Cappiello, uno dei padri del moderno cartellonismo pubblicitario italiano, diventato nel tempo l’icona del marchio Campari e simbolo del graphic design made in Italy. Al piano interrato invece, là dove una volta c’erano i magazzini è stata ricavata la nuova Sala Gaspare Campari, predisposta per corsi di bartending, degustazioni ed eventi privati.

I tre piani sono segnati e cuciti tra loro da una parete a tutta altezza, decorata con bottiglie storiche originali e oggetti che raccontano la storia del marchio, accompagnando visivamente i clienti nelle tre anime del locale. “Per me – spiega l’architetto Lissoni - Camparino non è solo il luogo dell’aperitivo ma il luogo dove succedono cose, dalla mattina alla sera. Non è semplicemente un bar… è semplicemente il Camparino”. Insomma, un luogo per tutti, ieri come oggi.

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