03 dicembre 2019

Dicembre in agenda
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Un Manuale di storia del design: curato da Domitilla Dardi e Vanni Pasca, edito da Silvana Editoriale, ecco comparire, dopo molto tempo, una nuova “storia del design”. Gli autori affrontano questa “mission impossibile” (Quando comincia il design? Di quali tipologie deve occuparsi una storia del design? Su che estensione geografica?) con grande serenità. Colpisce, in particolare, la scelta di non seguire una rigorosa “linea del tempo”, ma di muoversi su più piani contemporaneamente, subendo le inevitabili andate e ritorni, le brusche frenate e le folli accelerate che la creatività da sempre porta con sé. Sarà, dunque, il lettore (possibilmente non troppo inesperto) a trarre le sue conclusioni.

Atlas of Furniture Design: è sufficiente dare un’occhiata alla costa di questo “pesantissimo” volume per capire di cosa stiamo parlando. 1.740 oggetti analizzati, 2.852 fotografie, 546 designer, 1.028 pagine. Edito dal Vitra Design Museum (a cura di Mateo Kries e Jochen Eisenbrand) è il regalo giusto (a condizione di poter spendere 159,90 euro!) per i feticisti del design. Veramente un’enciclopedia, ma, come in tutte le enciclopedie, spesso le differenze si annullano e tutto compare sul medesimo piano. Al lettore quindi spetta il difficile compito di creare le proprie gerarchie, di scompaginare quest’ordine maniacale per ritrovare l’allegria del progetto.

Un volume necessario a rendere giustizia! Ci sono libri utili e libri inutili, libri che ripetono storie già raccontate e libri che raccontano storie degne di essere ricordate: a quest’ultima categoria appartiene, senza ombra di dubbio, Il mondo di Poggi: l’officina del design e delle arti. Curato da Roberto Dulio, Fabio Marino e Stefano Andrea Poli, edito da Electa, il volume racconta la vicenda umana e professionale di Roberto Poggi (1924), colui che, nella falegnameria di famiglia a Pavia, rese possibili innanzitutto i mobili di Franco Albini e poi di molti altri, tra cui Umberto Riva, Ugo La Pietra, Achille Castiglioni, Vico Magistretti. Come dicevamo, un libro utile per ricostruire la vera storia del design, soprattutto oggi che i pezzi Poggi appartengono a cataloghi di altre aziende.

Chi era Elvira Leonardi Bouyeure? Sfido i nostri lettori a rispondere! Ecco perché è consigliabile sfogliare il volume Biki. Visioni francesi per una moda italiana, edito da Rizzoli e curato da Simona Segre Reinach con foto di Giovanni Gastel. Oltre a scoprire l’arcano, si potrà ripercorrere un momento magico della moda milanese e crogiolarsi in un tempo segnato da una bellezza che non potrà mai più tornare.

Mappe per “non” viaggiare. Dimentichiamoci per un momento di Google Maps e pensiamo ai viaggi immaginari che hanno segnato la nostra adolescenza: verso “l’isola del tesoro” o piuttosto “l’isola che non c’è”, con Salgari o con Verne. Le terre immaginate, curato da Huw Lewis Jones per l’editore Salani, ci porta per mano in questi luoghi impossibili, spiegandoci come arrivare, come cavarcela, ma anche come andar via. Da regalare a tutti coloro che non sanno più aprire una mappa, a tutti coloro che non riescono più a perdersi tra strade, vicoli, montagne e fiumi disegnati per simulare la realtà.

La visita è fortemente consigliata ai decoratori. In questo tempo segnato da colorini e frange, dal subdolo ritorno a stilemi anni ’80, vale veramente la pena di arrivare (fino al 21 dicembre) in via Tadino 15, a Milano, alla Fondazione Marconi per immergersi nel mondo duro e poeticamente assoluto di Giuseppe Uncini. Cemento e ombra, ferri da cassaforma e silenzio, rapporto di pieni e di vuoti, luci radenti. La mostra in effetti si intitola La conquista dell’ombra e racconta la storia del grande scultore marchigiano tra il 1968 e il 1977, confermando la sua lezione, così preziosa per l’oggi: “Chi fa arte deve riflettere a fondo sui materiali che usa, per poter esprimere un significato reale”.
http://www.fondazionemarconi.org/

Ma perché non si va mai a Livorno? Forse è arrivato il momento buono per farlo! Fino al 16 febbraio 2020, infatti, la cittadina toscana celebra uno dei suoi figli più celebri: Amedeo Modigliani. Ubicata presso il Museo della Città, curata da Marc Restellini, la mostra propone ben 14 dipinti provenienti dalle collezioni di Jonas Netter e Paul Alexandre. Dipinti quindi certamente originali: bisogna infatti ricordare come Modigliani sia probabilmente il pittore del XX secolo più imitato. Mai, nella sua breve vita − morì a 36 anni −, avrebbe potuto produrre tutte le opere che gli sono state attribuite. Per questo è fondamentale segnalare la provenienza dei quadri. Tra essi, sconvolge il ritratto di Jeanne Hébuterne, compagna di Modigliani, che si suicidò – incita − il 23 gennaio 1920, ovvero il giorno dopo la morte del pittore.
https://www.mostramodigliani.livorno.it/it

Quando tutto avveniva a Vienna: un altro tassello si aggiunge, oggi, alla mappa della nostra nostalgia fin-de-siècle per la capitale austriaca. Al MAK (straordinario museo di arti decorative) viene, infatti, raccontata la storia del dimenticato Otto Prutscher (Universal designer of viennese modernism, recita il titolo della mostra). Di dieci anni più giovane dei celebri Loos e Hoffmann, Prutscher sarà architetto, designer e interior decorator. Mobili, vetri, argenti e disegni straordinariamente dettagliati sono in mostra fino al 17 Maggio. Interessante il catalogo (a soli 29 euro!).
https://www.mak.at/en/ottoprutscher

Van Cleef & Arpels: fino al 23 febbraio 2020 potremmo tutti (l’ingresso è gratuito) immergerci nel mondo fatato, e in fondo irreale, della alta gioielleria di Van Cleef & Arpels. Impeccabilmente curata da Alba Cappellieri, cui il gioiello contemporaneo, sia italiano sia internazionale, deve moltissimo, creativamente allestita da Johanna Grawunder, la mostra presenta oltre 400 pezzi disegnati a partire dal 1906. Gioielli non solo preziosi, ma capaci di raccontare il cambiamento dei desideri e dei sogni femminili nel corso del XX secolo. Monumentale il catalogo, edito da Skira con un’impattante copertina progettata da gb studio.
https://www.palazzorealemilano.it/

Primo Levi allestito da Gianfranco Cavaglià. Primo Levi: un uomo oggi più che mai fondamentale per obbligarci a ricordare (e che ancora non cessa di stupirci). Chimico di formazione e di professione, scrittore straordinario (anche per la necessità di raccontare gli orrori dei campi di sterminio nazisti), Primo Levi era un artista. Possiamo scoprirlo alla Gam di Torino, fino al 26 gennaio 2020, nell’impeccabile allestimento di Gianfranco Cavaglià. Animali fantastici realizzati in filo di rame, a volte con inserti di latta, ideati sostanzialmente per se stesso (e conosciuti da pochi amici intimi), vengono presentati per la prima volta al mondo: “…saprofiti, uccelli diurni e notturni, rampicanti, farfalle, grilli e muffe”, ma anche gufi e coccodrilli e rinoceronti e misteriosi pesci.
https://www.gamtorino.it/it/eventi-e-mostre/primo-levi-figure

In apertura: particolare della copertina di Manuale di storia del design

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