20 ottobre 2020

Ed è ancora Design Emergency

In tanti ne hanno scritto e molte volte l’abbiamo letto: il design può essere un’arma molto potente e trasversale per combattere o almeno arginare i danni che la guerra contro Covid-19 sta causando. E, alle porte di una stagione fredda, in cui, senza vaccino, la pandemia minaccia di sferrare un altro, doloroso, attacco, l’argomento torna più che mai d’attualità. Del contributo che il design può offrire per affrontare questa emergenza, e in generale le tante calamità contro cui l'umanità è chiamata a combattere, sono convinte due donne che, di fatto, sono vere autorità nel settore: Paola Antonelli, senior curator del Dipartimento di Architettura e Design e Direttore della Ricerca e Sviluppo al MoMa di New York, e Alice Rawsthorn, giornalista britannica, autrice e critica di design. Tanto che non sono rimaste, come si suol dire, con le mani in mano in attesa di soluzioni dall’alto, ma si sono impegnate in prima persona, mettendoci “la faccia”, per fare da collettore a progetti e idee che testimoniano quanto il design possa essere efficace nell'affrontare ogni sorta di problema. È nato, così, @Design.Emergency, l’account Instagram che, attraverso conversazioni live settimanali, interroga esperti e creativi per capire come l'architettura sanitaria, l'illustrazione medica, l'hacking, la visualizzazione dei dati, il simbolismo e la produzione collaborativa di DPI possano “produrre innovazioni che aiutino a proteggerci dalla pandemia, migliorarne la cura e prepararci per i cambiamenti radicali che introdurrà nelle nostre vite”. Un’impresa curatoriale completamente nuova che, nata quasi spontaneamente, sta dimostrando quanto l’ingegnosità, l'intraprendenza, la generosità ma soprattutto la collaborazione di progettisti in ogni campo siano fondamentali sia per fronteggiare il virus sia per creare una nuova normalità post pandemia.

Le conversazioni social sull’account del progetto coinvolgono personalità da tutto il mondo. Solo per citarne alcune: Alissa Eckert, illustratrice medica presso i Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, ha messo a punto l’immagine tridimensionale di Covid-19 che è stata usata efficacemente, nei mesi scorsi, come strumento di comunicazione. Creatives Tegen Corona, collettivo di Anversa, ha collaborato con laboratori di moda e produttori tessili locali per confezionare 100.000 DPI: pubblicava online modelli e specifiche che potevano essere scaricati gratuitamente. Roya Mahboob, imprenditrice, filantropa e fondatrice del Digital Citizen Fund, che si dedica ad ampliare il know-how e le competenze tecnologiche delle donne afghane, ha aiutato cinque adolescenti di Herat a progettare e produrre ventilatori di emergenza. Marco Ranieri, Direttore dell’Anestesia e Terapia Intensiva Polivalente del Policlinico di Bologna, ha modificato il design del ventilatore polmonare in modo che un’unità potesse soccorrere due persone contemporaneamente, un’innovazione fondamentale per le terapie intensive nei momenti più critici.

Il design in tutte le sue diverse manifestazioni è una disciplina incredibilmente vitale e di fondamentale importanza in molte situazioni diverse. Ma è particolarmente utile in casi di emergenza” ha commentato Alice Rawsthorn. Le fa eco Paola AntonelliIl design riguarda la vita. E non c’è un periodo immune da emergenze, violenza o crisi sanitarie. Sia io sia Alice abbiamo piattaforme e autorità; le persone ci ascoltano. Quindi, ci siamo dette, facciamo qualcosa per evidenziare il valore, la versatilità e il pensiero pragmatico del design.”

Per la Rawsthorn, il design è un driver del cambiamento: interpreta le trasformazioni (sociali, politiche, economiche, scientifiche, tecnologiche, culturali, ecologiche) e agisce perché possano influenzarci in modo positivo, dando forma a soluzioni migliori e ben più ampie di quanto avremmo potuto immaginare. Questo lo spirito di @Design.Emergency che non coinvolge solo designer in senso stretto. Chiarisce Paola Antonelli: “Molte delle persone interviste non hanno studiato design. Sono illustratori, medici, specialisti in vari settori. Ma tutti hanno abbracciato la definizione di design che abbiamo offerto loro. Ed è in questo modo che il design diventa un’attitudine: quando hai un obiettivo e utilizzi gli strumenti a tua disposizione, nel modo più economico, efficace, sicuro ed elegante possibile per raggiungerlo.”

Dopo un primo periodo durante il quale la piattaforma social ha dato visibilità a progetti di successo per contrastare attivamente la malattia, oggi si concentra maggiormente su come ricalibrare o re-impostare le nostre vite nel post-pandemia. Le interviste con questo scopo sono quelle fatte, per esempio, all’innovatrice, autrice e imprenditrice sociale britannica Hilary Cottam, ai designer italiani di Formafantasma e ai medici Sara Saeed Khurram e Iffat Zafar Aga che stanno sviluppando una rete di telemedicina in Pakistan. Perché, se il design è sempre cresciuto in tempi di rapidi cambiamenti e rotture, d’altra parte è anche vero che la situazione attuale ne ha amplificato le potenzialità e la forza.

Ovviamente in gioco c’è molto e alle presentazioni su piattaforme social è necessario far seguire azioni concrete. Ma, senza alcun dubbio, @Design.Emergency è una fonte di idee che hanno funzionato, seppur attuate su scala minore e locale. Questo dimostra che possono essere riadattate e riutilizzate in modo più ampio. “Stiamo vivendo un momento di cambiamento epocale e, per molti aspetti, estremamente doloroso” conclude Alice Rawsthorn. “Il design non è certo una panacea ma lavorando in modo intelligente, ponderato e responsabile, con specialisti di altri settori, i designer potrebbero avere un impatto importante nel tentativo di ricostruire le nostre vite in meglio.”

Perché, alla fine, design is for life.

IG @Design.Emergency

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