03 febbraio 2020

Febbraio in agenda

Arik Levy: Indépencence. Difficilmente il titolo di una mostra è stato più centrato di questo! Arik Levy è veramente un uomo indipendente. Indipendente dai cliché in cui il marketing vuole rinchiudere i creativi, Arik è artista, designer (tra i più dotati della sua generazione), film-maker, scrittore. A Ginevra, presso la galleria Espace Muraille, fino al 9 maggio 2020, presenta una serie di sculture ove blocchi di materia in equilibrio apparentemente precario ci portano a pensieri primordiali sull’origine delle forme. In attesa di scoprire, a Milano al prossimo Salone del Mobile, la declinazione di tali principi nel campo del design (per, tra gli altri, Desalto, Vibia, Danese, Kaldewei, Emu).
www.espacemuraille.com/en

«E luce fu!». Fino al 7 giugno 2020, a Palazzo Reale di Milano, curata da Francesca Cappelletti, si potrà visitare: “George de la Tour: l’Europa della luce”. Mostra rara e preziosa. George de la Tour (1593-1652), oggi riconosciuto come uno dei maggiori artisti del XVII secolo, fu infatti riscoperto solo all’inizio del 1900, ma non vi è mai stata occasione, in Italia, di vedere direttamente le sue opere. Qui ben trenta, provenienti da sedi lontane quali Washington, Los Angeles e New York o minori come Nantes, Digione, Bergues ed Epinal. Sorvolando sulle opere “diurne”, crudamente realistiche, dobbiamo soffermarci su quelle “notturne”, indimenticabili. Protagonista assoluta ne è la luce delle candele, capace di far emergere dall’ombra le figure e di conferire al quadro una teatrale tridimensionalità. La visita è da ritenersi obbligatoria per tutti coloro che si occupano di lighting design!
www.palazzorealemilano.it/

Thonet: sempre lui! Michael Thonet (1796-1871) dovrebbe essere considerato il santo protettore degli storici e dei critici del design. Infatti, a qualsiasi domanda un po’ subdola posta da curiosi di vario genere (“Quando comincia il design?”, “Può citarmi un capolavoro?”, “Ma il design è democratico?”, etc. etc.), basta rispondere “Michael Thonet!” e il gioco è fatto. Tutti sanno che Thonet inventò un metodo di curvatura, mediante vapore, per il massello di faggio, arrivando così a progettare e costruire sedie robustissime e assai più economiche delle precedenti. Sedie eterne, vendute già ai tempi in milioni di esemplari, e quindi capaci di scatenare l’unica vera rivoluzione vittoriosa del XIX secolo, l’unica che realmente livellò nobiltà e piccola borghesia. Ancora oggi originali, ben più costosi che all’epoca, invadono il nostro mondo fornendo una lezione continua di design sul campo. Ma chi volesse procedere a un ripasso completo, fino al 13 aprile 2020, al MAK di Vienna, potrà visitare “Legno curvato e oltre”, con ben 240 modelli Thonet in mostra.
www.mak.at/en

“What a wonderful world: la lunga storia dell’ornamento tra arte e natura”. A Reggio Emilia, in Palazzo Magnani e nei Chiostri di San Pietro, fino all’8 marzo 2020, a cura di Claudio Franzoni e Pierluca Nardoni, ci si potrà immergere nella dimensione sovente misconosciuta dell’ornamento. A partire dall’antropologia, che postula l’esistenza di popoli primitivi completamente nudi, ma mai privi di decorazioni corporee, a seguire con la botanica e la zoologia ove l’ornamento diviene arma di seduzione volta alla riproduzione, per arrivare all’arte, all’architettura, alla moda. 200 pezzi in sequenza a dimostrare come il celebre anatema di Adolf Loos “Ornamento è delitto” vada oggi profondamente rivisto. Dal lusso dei paramenti sacri alle aniconiche decorazioni arabe, dal piumaggio variopinto degli uccelli maschio alle tappezzerie di William Morris dai tatuaggi primitivi ai segni sui corpi tracciati dell’artista iraniana Shirin Neshat. Un rischio forse esiste: intendere tutto come decorazione? Sicuramente! Questa mostra (e il suo catalogo) porta comunque una parola chiarificatrice.
www.palazzomagnani.it/

Jan van Eyck a Gand. “Se tutte le figure rappresentate assomigliano a Putin, allora probabilmente vi trovate davanti a un’opera di Jan van Eyck!”. Citare la freddura che circola in questi giorni su Facebook è indubbiamente utile a rendersi conto del riconoscimento ormai universale raggiunto da van Eyck. In particolare “I coniugi Arnolfini” (1434) è uno dei quadri più conosciuti, e più amati, della storia dell’arte mondiale (ironie su Putin, a parte). “Van Eyck. An Optical Revolution”, al Msk di Gand in Belgio fino al 30 aprile 2020, propone ben 10 delle 20 opere fino a oggi attribuite al maestro belga. Purtroppo, non gli “Arnolfini”, custoditi alla National Gallery di Londra, ma è viceversa presente l’enigmatico e immenso (metri 3,75 x 2,58) polittico “L’Adorazione dell’Agnello Mistico”, con, ai lati estremi, Adamo ed Eva nella loro conturbante (e a lungo censurata) nudità. Confiscata da Hitler nel 1942 e nascosta in una miniera, l’opera venne recuperata solo dopo il conflitto (si veda il film “Monuments Men” di George Clooney).
www.mskgent.be/en

Con chi, ancora oggi, vorresti andare a colazione? Non necessariamente da Tiffany, ma senz’altro con lei: Audrey (Hepburn)! E allora anche una rubrica, come questa in cui ci troviamo a scrivere, che si occupa usualmente di serissime mostre di arte e architettura, non può evitare di fermarsi un momento per celebrare Intimate Audrey. Curata dal figlio Sean Hepburn Ferrer, alla Fondazione Carispezia di La Spezia fino al 1 marzo 2020, la mostra inanella ritratti indimenticabili, sovente sconosciuti, a ricordarci quanto siamo stati in fondo tutti innamorati di Lei!
www.fondazionecarispezia.it/

Cecilia Alemani oltre il soffitto di cristallo. Alla cinquantanovesima Biennale d’arte di Venezia arriva un direttore donna. Nominata da Paolo Baratta che, con questo gesto chiude una lunga e gloriosa carriera nell’istituzione veneziana, Cecilia Alemani, nata nel 1977, curerà l’edizione 2021. Personalmente dobbiamo dire che l’avremmo “nominata sul campo” (“Cecilia Santa Subito!”) quando nel 2017 curò uno dei migliori padiglioni Italia che la storia ricordi (3 soli lavori presentati di cui 2 − quello di Roberto Cuoghi e quello di Giorgio Andreatta Calò − assolutamente outstanding). L’innegabile capacità della Alemani, dimostrata non solo a Venezia, ma soprattutto nel suo incarico ufficiale di direttore della programmazione artistica della High Line di New York, di procedere non per ignavi e omnicomprensivi censimenti, ma con scelte forti, magari azzardate, capaci però di fare il punto sul dibattito contemporaneo, ci fa fin d’ora immaginare una Biennale straordinaria.www.labiennale.org/

Divisionismo italiano: un’eterna controversia. Gaetano Previati, Emilio Longoni, Giovanni Sottocornola, Angelo Morbelli, Giovanni Segantini e Pellizza da Volpedo (gli ultimi due solo parzialmente): nomi sconosciuti ai più che, a cavallo tra 800 e 900, diedero vita a una scuola pittorica, appunto il Divisionismo, su cui ancora oggi la critica si divide. Rara e preziosa dunque l’occasione offerta dalla mostra, curata da Annie-Paul Quinsac, “Divisionismo. La rivoluzione della luce” al Castello Visconteo Sforzesco di Novara, fino al 5 aprile 2020. Compressi tra la poetica risorgimentale della Scapigliatura e il “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, i Divisionisti ci hanno lasciato un corpo di opere in cui troppo spesso l’analisi iconografica e contenutistica fa scordare il prodigio tecnico scientifico di una vera e propria pittura di luce.
www.ilcastellodinovara.it/

Addio Perry (the) King! Lo straordinario sodalizio che ha unito per più di 40 anni Perry King e Santiago Miranda sembrava creato a tavolino da un regista cinematografico un po’ burlone. Incompatibili, ma indivisibili: Perry, alto, magro, biondo, con un accento inglese mai perduto e un sorriso a fil di labbra; più piccolo, più rotondo, bruno, con una voce squillante e un atteggiamento da torero, Santiago. Si erano conosciuti alla Olivetti dove, dal 1964, Perry lavorava accanto a Ettore Sottsass (co-firmerà un’icona assoluta, la macchina da scrivere portatile Valentine). Nel 1976 fondano il loro studio associato e da allora hanno disegnato decine e decine di arredi, lampade, prodotti, rappresentando, per lungo tempo, un’alternativa seria e silenziosa al design gridato degli anni ’80 e ’90. Tra i capolavori senz’altro la lampada da terra e da parete “Jill”, progettata per Arteluce nel 1977, e rapidamente trasformatasi in un “must have!”. A King e Miranda spetta un non assegnato “Compasso d’Oro alla carriera” per la capacità (rara!) di amicizia e collaborazione tra creativi e a Perry un ultimo saluto.
http://kingmiranda.com/it/

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