10 marzo 2021

Flower Designer cercasi

A metà strada tra artisti, designer, scenografi, giardinieri e, oggi, anche social & digital marketer, la schiera dei nuovi floral guru utilizzano la natura come materia prima, spesso in modo sperimentale, per trasformare spazi o eventi nella propria (o in quella dei committenti) personalissima versione di eden. E se il punto di partenza sono sempre loro − i fiori −, le singole progettualità nascono da infiniti accostamenti di colore, consistenze, geometrie e movimenti. Gli stili più cool del momento? Una preferenza per lo stile naturale, poco artificioso, dove germogli, erbe e fioriture spontanee si confondono con il contesto e le composizioni appaiono leggere e armoniose, ma vale assolutamente anche il contrario. Giochi audaci, incursioni di elementi artificiali, design geometrico e grafico, mood teatrale conferiscono alle creazioni un sapore più concettuale e d’effetto. In entrambi i casi, sarà l’immaginazione e l’emotività di chi le ammira a completare il racconto e coglierne il messaggio.

E, allora, ecco 10 tra i più influenti flower designer sulla scena internazionale contemporanea i cui profili social val la pena ogni tanto sbirciare per un fare un carico di bellezza e idee in materia di natural decór.

Iniziamo da Ruby Barber e dal suo Mary Lennox (che prende il nome dalla protagonista de Il Giardino segreto di Frances Hodgson Burnett). Di origine australiana ma berlinese d’adozione, Ruby predilige lavorare con piante e fiori a km 0 e restare il più fedele possibile alla natura e al ciclo delle stagioni. Le sue composizioni sono raffinatissime nella loro imperfezione e vaporose nel loro minimalismo; dalle forme forti e istintive, valorizzano l’unica − spesso − essenza e la sola cromia − dalle mille sfumature − scelta di volta in volta. L’intento? Re-immaginare il ruolo di fiori, erbe, piante nel design e forgiare un nuovo linguaggio visivo, potente e positivo.
@ruby_marylennox

Versace for Highsnobiety - Photo Julien Tell

Azuma Makoto è un artista. Un grande artista. Che lavori con i fiori è solo accidentale. O forse no. In ogni caso, è il precursore di una nuova scultura botanica fuori e dentro i musei più importanti del mondo, in equilibrio tra design e sperimentazione. Tra i suoi gesti più eclatanti: il lancio di un bouquet nello spazio e il congelamento di un enorme composizione floreale tra i ghiacciai di Hokkaido, l’isola più a nord dell’arcipelago giapponese. La sua è una riflessione sulla bellezza e sul tempo. Il fiore, la metafora di questa effimerità. Co-fondatore di Jardins des Fleurs, boutique floreale haute couture a Minamiaoyama, le sue creazioni sono caleidoscopici mazzi iper-ricchi di essenze, spesso giocati su un’unica nuance.
@azumamakoto

Botanical sculpture, 2020, Tokyo ©Azuma Makoto
Photo ©︎Shiinoki / AMKK

Pittrice e scultrice, Sophie Parker è la direttrice creativa dello Studio Wife a Brooklyn, nato in risposta al pregiudizio americano che le donne debbano sposarsi giovani e occuparsi solo di faccende domestiche. Il suo lavoro vuole essere una dimostrazione della capacità di resilienza delle piccole imprese femminili. Sophie si descrive come una botanical designer perché questo termine le sembra ricco quanto un’intera giungla. Le sue opere sono tutt’altro che tradizionali, hanno un carattere eccentrico e stravagante. Il suo passato la porta, spesso, ad alterare il colore o la struttura delle piante e a collocarle in ambienti insoliti che richiamano immagini architettoniche o cinematografiche. Il suo obiettivo non è creare qualcosa di bello − i fiori sono già belli di per sé − ma andare alla ricerca di qualcosa di raro, feroce, divertente, o sensuale, qualcosa che lei stessa definisce “più naturale”.
@wifenyc

Studio Wife

Di lui si dice che sia il “Banksy del floral design”: certamente Lewis Miller è l’inventore dei Flower Flash, spettacolari installazioni − spesso realizzate con fiori riciclati o avanzati dagli eventi che allestisce − che spuntano all’improvviso nei luoghi più strani di New York: cestini della spazzatura, cabine telefoniche, fermate della metro, facciate imbrattate. Di giorno floral designer di grido, di notte anonimo benefattore: gesti gioiosi, transitori e gentili ma potenti promemoria del fatto che, a guardar bene, è ancora possibile trovare la bellezza nel mondo. E regalare felicità. Le sue composizioni da regolare professionista? Glamour, sontuose, brillanti. L’approccio? Sartoriale e decorativo. L’effetto? Sempre effortless (leggasi naturale).
@lewismillerdesign

Left: Trash can, 20th Street and Broadway
Right: Trash can, White street and West Broadway

Claire Boreau non si considera un’artista. Un’artigiana, una fioraia, questo sì. Una ragazza con un lavoro “semplice”. Bellissimo, coloratissimo, poetico, emozionante ma “fatto con le mani”, così come lavoravano i suoi genitori e i suoi nonni (che erano macellai!), da cui ha ereditato l’amore per la letteratura e la poesia. Sarà per questo che ogni sua composizione sa di arte, lirica, teatro. Nue Paris è il suo laboratorio e atelier: qui realizza creazioni sempre spontanee perché non le disegna a priori ma si lascia guidare dai profumi e dall’intuito. Sensibilità sofisticata, contemporanea, a volte destrutturata, ama usare piante poco conosciute e immaginare mix improbabili.
@nue.paris

Nue Paris

Se il giardino di Mary Lennox fosse realtà, sarebbe proprio questo, quello di Wardington Manor, incantevole residenza e base operativa di Bridget Elworthy e Henrietta Courtauld, The Land Gardeners, nel territorio dell'Oxfordshire. Le due garden designer, ex avvocati, si sono conosciute a Londra quando i loro bimbi frequentavano lo stesso asilo e hanno deciso di coltivare il loro sogno. Tanto che oggi sono le nuove guru dei giardini recintati più famosi d’Europa che restaurano su richiesta. E scrivono libri, conducono workshop sulla biodiversità e sulla salute del terreno, coltivano fiori recisi biologici che spediscono regolarmente nella capitale inglese.
@thelandgardeners

The Land Gardeners

Amy Merrick è scrittrice e stilista floreale: le sue, sono veri racconti naturali. Arriva alla professione anche lei “per caso” e l’accompagna alla narrazione e alla fotografia. La sua sensibilità delicata e perspicace è un prodotto del vivere e lavorare con i fiori a New York, in Giappone e in Inghilterra. Il suo mantra? Aiutarci a vedere ciò che è familiare in un modo completamente nuovo grazie a fiori, foglie, rami e baccelli. Le sue composizioni sono inaspettate, wild, solo apparentemente semplici. Indulge nell’ikebana, spesso con erbe spontanee − ma anche con foglie di cannabis − assemblate in forme mai scontate per raccontare la storia di un luogo e di un momento.
@amy_merrick

Amy Merrick

E in Italia? Difficile la scelta, ma visitare Artemisia Fioristi a Firenze è come entrare nel “nostro” giardino segreto. Ilaria, la proprietaria e flower designer, è una storica d’arte contemporanea che da vent’anni ha deciso di dedicarsi totalmente ai fiori. Nella sua boutique, si sorseggia caffè o buon vino e ci si lascia catturare da questo mondo “altro”, fatto di colori e profumi, fra fiori freschi selezionati seguendo il ritmo delle stagioni, piante rare e insolite, vasi e cesti in materiali raw e inusuali. Le sue composizioni esprimono la seduzione e l’essenza più primitiva della natura, sorprendendo per la semplicità e geometria della forma e per la ricercatezza degli accostamenti.
@artemisiafioristiatlamenagere

Artemisia Fioristi