08 gennaio 2020

Gennaio in agenda
Eventi, news, curiosità, oggetti, libri e tutte le novità in breve del mese

Pantone: Color of the Year 2020 - Classic Blue. Come potremmo fare a cominciare l’anno senza immergerci in un nuovo colore? Mai come questa volta però l’immagine dell’immergersi si rivela centrata. Il colore dell’anno in cui siamo appena entrati è il Blu, il blu del mare ovviamente, ma anche il blu di quel cielo, dipinto di blu, in cui Domenico Modugno ci faceva volare. Un colore che, facile nell’abbigliamento (diceva Giorgio Armani “il blu è il nuovo nero”), non è affatto facile nell’architettura degli interni e nel furniture design: meglio così! In modo da mettere fine a tutta una serie di insulse nuance dalla fallace delicatezza che ci hanno recentemente perseguitato.

Ciao Antonia! Ci ha recentemente lasciato Antonia Campi, una delle maggiori designer e ceramiste italiane. Noi ora le dobbiamo una promessa solenne: la sua figura e le sue opere, che tanto hanno pagato il prezzo di appartenere a una generazione di designer “al maschile”, non saranno dimenticate! Antonia Campi era nata a Sondrio nel 1921, dopo aver studiato a Brera, era entrata alla SCI (Società Ceramica Italiana) di Laveno, guarda caso però, come operaia. Indomabile, e apprezzata dall’art director Guido Andlovitz, nel 1962 divenne a sua volta art director, carica che conservò dopo l’acquisizione da parte di Richard Ginori e, infine, di Pozzi Ginori. La sua via alla ceramica fu incredibilmente autonoma dalle altre grandi figure dell’epoca (Ponti in primis e poi appunto Andlovitz e Gariboldi): una ferma ironia le permetteva di immaginare vasi e tazzine e teiere in cui sottilmente ritraeva la borghesia dell’epoca. Fondamentale, infine, il suo contributo in un ambito ancor più misconosciuto: la ceramica sanitaria. A lei si devono “lavandini, bidet e WC” rivoluzionari: insomma, una storia umana e tipologica ancora tutta da raccontare!

Partiamo subito, destinazione Porto! La cittadina, ubicata sulla costa nord-occidentale del Portogallo, ha rappresentato, per almeno una generazione di architetti italiani, da un lato il sogno di un’architettura moderna che riusciva a diventare realtà e, dall’altro, il miraggio di una scuola di architettura che insegnasse un metodo e non una maniera, arrivando così a produrre una sequenza di straordinari professionisti. In contemporanea, si potranno visitare, fino al 2 febbraio 2020, “Alvaro Siza, In/disciplina”, al Museo Serralves, e, fino al 6 settembre 2020, alla Casa da Arquitectura di Matosinhos, “Souto de Moura: memoria, projectos, obras”. Souto (1952) fu allievo di Siza (1933), ma i due hanno sempre dimostrato (come deve essere!) intense e poetiche differenze. Oggi entrambi Pritzker Prize! Oggi entrambi maestri!
www.serralves.pt/en/
http://casadaarquitectura.pt/exposicao-souto-moura-memoria-projectos-obras-inaugura-18-outubro/

La rabbia di Vedova: da non dimenticare. Fino al 9 febbraio 2020, curata da Germano Celant, si potrà visitare a Palazzo Reale di Milano (ingresso gratuito) un’importante antologica di Emilio Vedova. Quella di Emilio Vedova era una rabbia politica che diventava segno violento nelle sue opere per restituirci, infine, un uomo gentile (così almeno lo raccontava Lisa Ponti). E questa rabbia, oggi assolutamente necessaria, si esprime al massimo nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, memoriale insuperabile dell’assurdità della guerra. Importante in questo senso l’allestimento di Alvisi Kirimoto con un muro diagonale (lungo 30 metri, alto 5 metri, spesso 1 metro) a creare il percorso e i grandi “Dischi” (“il disco è un corpo vivo, minaccioso…”, diceva Vedova), della metà degli anni ’80, installati direttamente a pavimento. Una mostra che diventa, per il visitatore, una vera e propria esperienza fisica.
www.palazzorealemilano.it/

Riccardo Dalisi: “Vincendo il tempo”. Curiosa, ma stimolante location, il Museo Archeologico di Napoli, per un’antologica (fino al 27 Febbraio 2020) sul grande designer partenopeo. Lì, le “figure di latta” di Riccardo perdono la loro dimensione ludica, su cui la critica ha insistito all’eccesso, per entrare direttamente nei terreni della sacralità e del mito. Troppo facile, infatti, dimenticare l’impegno politico e sociale, con i ragazzini disagiati del Rione Traiano e del Rione Sanità o con gli anziani nelle case di riposo, nascondendosi dietro a quella risata che, comunque, a Riccardo è sempre sgorgata facile. Oggi, che ha 88 anni, è il momento che il maestro napoletano assuma un suo preciso (e sostanzialmente unico) ruolo nella storia del design italiano.
www.museoarcheologiconapoli.it/

William Blake: il pittore inglese che ci ha fatto vedere Dio (e il diavolo)! Fino al 2 Febbraio 2020 alla Tate Britain di Londra ci si può immergere (300 sono le opere proposte) nel mondo altamente visionario di William Blake (1757-1827). Tacciato, già ai tempi e in seguito, contemporaneamente di romanticismo, simbolismo e misticismo, la grande esposizione ci permette finalmente di intendere la carica rivoluzionaria della sua opera rispetto al periodo storico in cui visse. Celebre anche come poeta, fu sommo pittore e incisore (indimenticabile la sua Divina Commedia). Curioso notare che alcune delle sue iconiche immagini vivono ancora oggi nella metropoli inglese stampate su tee-shirt indossate da ignari teenager: a dimostrare la forza perenne della sua visione.
www.tate.org.uk/visit/tate-britain

L’eterno scandalo della Croce. Sarà forse per quei ricordi di infanzia, quando si entrava in certe cattedrali severe e vuote e lo sguardo correva, atterrito, ma calamitato, al grande Cristo di legno sospeso tra abside e navata? Giustificate così, questa segnalazione meno “canonica” delle solite, ma i tre crocifissi lignei, monumentali, che, per la prima volta, si trovano affiancati al Museo Civico Medievale di Bologna, in occasione della mostra “Imago splendida. Capolavori di scultura lignea dal Romanico al Duecento” (fino all’8 Marzo 2020) meritano veramente la vostra attenzione. Realizzati da un maestro locale, rimasto anonimo, e datati tra il 1270 e il 1280, sono stati oggetto di una recente, accurata campagna di restauro che li ha riportati alla loro originaria, sconvolgente bellezza. Pochissimi sono gli esemplari del genere giunti sino a noi dall’Alto Medioevo, per la deperibilità stessa del materiale, per le modifiche nel culto e nel gusto dell’arte sacra. Al di là delle diverse fedi personali, la visita costituisce una vera iniezione di umanità.
http://www.museibologna.it/arteantica/luoghi/53004/offset/0/id/36155

Domenikos Theotocopuli detto El Greco sbarca a Parigi. Originario di Creta, ove era nato nel 1541, attivo prima a Venezia, poi a Roma e, infine, a Toledo (dal 1577), El Greco sconvolge, oggi, il Grand Palais con la modernità assoluta delle sue immagini (sfido il visitatore non proprio esperto a datare alcuni delle sue tele alla fine del XVIII secolo e non agli inizi del XX!). Ultimo grande rinascimentale, primo pittore della controriforma, le sue figure allungate a dismisura (oggi si direbbe “strecciate”) sono segnate da sguardi brucianti, febbrili, psicoanalitici. Il suo mischiare santi e popolani, storia e fede, luce e ombra ne fa il precursore non solo della scuola spagnola di Goya e Velázquez, ma, attraverso Cézanne, di tutta la pittura successiva. Fino al 10 febbraio 2020 al Grand Palais di Parigi e, quindi, dal 5 marzo al 21 giugno 2020 all’Art Institute di Chicago.
www.grandpalais.fr/en
www.artic.edu/

Canova e Thorvaldsen: una proficua rivalità. Ne sa qualcosa il povero Antonio Salieri, ottimo compositore, oggi ricordato unicamente per la presunta rivalità con il divino Mozart. Per non dire dell’odio fulminante tra i due massimi pittori inglesi del XX secolo, Francis Bacon e Lucian Freud. Allo stesso modo, la leggenda riporta di una continua tensione tra Antonio Canova (1757) e Bertel Thorvaldsen (1770) e questa tensione diventa l’occasione per un confronto reale: fino al 15 Marzo 2020 alle Gallerie d’Italia, in piazza Scala a Milano è in scena la mostra “Canova/Thorvaldsen: la nascita della scultura moderna”. Chi vince la tenzone? Forse, semplicemente, la bellezza. Più classici dei classici greci e latini cui si ispirarono, i due maestri ci trasportano in un empireo di purezza e di rigore, di sensualità e di glacialità. Il rumore della vita rimane fuori dagli alti portoni delle Gallerie d’Italia.
www.gallerieditalia.com/it/milano/

Gli autoritratti del nipote della psicoanalisi. Fino al 26 gennaio 2020, imperdibile, alla Royal Academy of Arts di Londra, la mostra “Lucian Freud. The Self-portraits”. Interrogato sul fatto se fosse un buon modello per se stesso, Lucian rispose: “No, I don’t accept the information that I get when I look at myself, that’s where the trouble starts”. Un turbamento assai produttivo, per dire il vero. Dal primo auto-ritratto risalente al 1939 all’ultimo nel 2003, il gigante della pittura inglese non cessa di scavare nelle profondità del suo io. Rimane nudo davanti a noi (a 71 anni si ritrae con indosso soltanto un paio di stivali slacciati): corpo e anima. Mai la storia del progressivo invecchiamento dell’uomo fu raccontata con altrettanta intensità. La visita rischia di divenire, per ciascuno di noi, un percorso di auto-coscienza (merita davvero, ma si entra a proprio rischio e pericolo!).
www.royalacademy.org.uk/

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