09 luglio 2020

Il saper fare bene le cose di Poliform

Interprete indiscussa degli stili di vita e dei trend dell’abitare più contemporanei, nonché dei cambiamenti di un mercato in continua trasformazione, sempre più improntato verso la globalizzazione. Poliform viene fondata nel 1970, evoluzione di una delle tante piccole imprese artigiane a conduzione familiare della produttiva e laboriosa Brianza, che da secoli si tramandano un patrimonio prezioso, quello della conoscenza del legno e della sua lavorazione.
L’azienda di Inverigo, oggi con 6 unità produttive distribuite nel raggio di cinque chilometri, si affaccia al mondo del design connotandosi fin da subito per la forte vocazione industriale, valorizzando appieno le potenzialità di una produzione seriale e ingegnerizzata. Nascono così i sistemi modulari componibili e i complementi d’arredo per ogni ambiente della casa che saranno uno dei punti inimitabili e di forza della produzione: dalle librerie ai contenitori, agli armadi, ai letti e, successivamente, alle cucine e agli imbottiti.
In breve tempo, grazie alle competenze tecniche e alla cultura del “saper fare” dei tre soci, e cugini, fondatori - Alberto e Aldo Spinelli e Giovanni Anzani - tuttora alla guida insieme alla terza generazione, l’azienda diventa una vera e propria realtà industriale pur mantenendo la propria impronta familiare. La governance interna prevede, infatti, che l’impresa continui a essere guidata da tre persone, una in rappresentanza di ciascuna famiglia fondatrice, con l’obiettivo di continuare a mantenere viva questa dimensione family e lo strettissimo legame tra lavoro e vita, passioni e aspirazioni di ciascuno dei suoi componenti.
Le motivazioni espresse dalla giuria nel conferimento del Compasso d’Oro, nel 2018, sottolineano proprio questa coralità di affetti e di intenti: “Spesso si dice che per correre veloce devi correre da solo, ma per andare lontano devi correre con altri. Massima smentita nei fatti da questi amici, prima che soci, che hanno saputo correre velocemente andando lontano e in questa corsa sempre orientandosi attraverso la cultura del design. Un impegno imprenditoriale che nel tempo si è saputo unire a un non meno importante impegno istituzionale per la diffusione e la difesa del "made in Italy”.
Il costante impegno e approccio progettuale innovativo, improntato alla massima creatività, vede concretizzare l’avvio dell’espansione produttiva verso la cucina con l’acquisizione del marchio Varenna - fondato nel 1950 e da sempre riconosciuto come uno dei brand italiani più propositivi dell’arredo cucina - che entra, così, a far parte del brand Poliform nel 1996 e che qualche decennio dopo, nel 2018, si identificherà in toto con la capostipite, asserendo un’unica e coerente identità corporate ed esaltando al tempo stesso i valori e le caratteristiche di un’azienda da sempre rivolta al futuro.
All’inizio del nuovo millennio un ulteriore investimento lungimirante: vede la luce il marchio Poliform contract, contribuendo al potenziamento del know-how aziendale in materia di grandi forniture e proponendo estetiche e funzionalità differenti da quelle proposte dal mercato del prodotto seriale. E in grado anche di realizzare tipologie non presenti nelle collezioni, dai bagni alle porte, fino ai corpi illuminanti. Tra le forniture più importanti quelle per il complesso West End Quay di Londra, l’AOL Time Warner Center a New York, le camere presidenziali della Clinton Library di Little Rock e il Palmolive Building a Chicago o, tra gli alberghi di lusso, il Caffé Royal a Londra, il Conservatorium di Amsterdam, il Mar Adentro in Messico e il Mandarin Oriental a Milano.

Una delle chiavi del successo internazionale è sicuramente anche la firma di prestigiosi designer che, ognuno con il proprio segno, hanno interpretato lo stile Poliform - armonico, sobrio ma innovativo: dagli italiani Giuseppe Bavuso, Riccardo Blumer, Carlo Colombo, Rodolfo Dordoni, Paola Navone, Paolo Piva, Studio Kairos a quelli internazionali come Soo Chan, Emmanuel Gallina, Daniel Libeskind, Jean-Marie Massaud, Marcel Wanders.

Dietro le quinte di questo suo successo globale, sostenuto da un network di 80 showroom monobrand e 750 rivenditori in 85 paesi, troviamo come fattore primo la qualità, insita nel dna aziendale e declinata in innovazione, ricerca stilistica e tecnologica. Nei materiali questa attenzione si concentra sulla loro affidabilità e durata nel tempo, così vengono utilizzati esclusivamente pannelli di particelle di legno di classe epf-s e0.5, ossia con minimo contenuto ed emissione di formaldeide; vernici certificate prive di metalli pesanti e senza contenuto di solventi classificati in classe i e ii; vetri temperati di sicurezza (fino a 5 volte più resistenti di un vetro normale), top per le cucine in laminato ad alta pressione, di altissima resistenza all’usura, ai graffi, al calore e all’acqua. E i componenti meccanici, come ad esempio, le guide dei cassetti sono testate per 100.000 cicli di apertura e chiusura. mentre le cerniere delle ante sono collaudate per 200.000 aperture, ossia l’apertura di un’anta otto volte al giorno, tutti i giorni, per... 68 anni!

Il valore della qualità si ritrova anche nell’importanza del rispetto della persona, intesa come singolo e come comunità. Consapevole della sua funzione sociale, l’azienda ha adottato una politica rivolta alla salvaguardia dell’ambiente per un autentico sviluppo sostenibile stilando un documento sulla politica ambientale pubblicato sul suo sito – in cui dichiara di voler contribuire “a una crescita della consapevolezza in materia ambientale di clienti, fornitori e delle altre parti interessate attraverso un’attività che, nel fornire prodotti di elevata qualità, coinvolga tutti i soggetti in un percorso di informazione sulle tematiche ambientali coinvolte”. Alta attenzione, quindi, all’utilizzo di materiali provenienti da fornitori certificati fsc (forest stewardship council) a basso impatto ambientale; agli imballi realizzati senza colle facilitandone la separazione, il recupero e il riciclaggio; al divieto di utilizzo di legni provenienti da foreste esotiche protette; al recupero energetico degli scarti di lavorazione, che permette di immettere in circolo un minor numero di rifiuti e di ridurre il consumo di olio combustibile; alle carte per gli stampati provenienti esclusivamente da foreste certificate, fino all’impianto fotovoltaico di 765 pannelli installato presso il Poliform Lab, fabbrica delle idee e osservatorio di tendenze.

Esiste, poi, una Poliform parallela a quella produttiva: quella delle iniziative interne a favore dei dipendenti e di una serie di attività nel campo del sociale, nella tutela dell’ambiente, con la piena convinzione che, oggi più che mai, un’impresa debba essere socialmente responsabile, al servizio del territorio, della comunità e del sistema in cui opera. Poliform, con le sue varie unità produttive, si inserisce proprio in punti della Brianza dove la natura è intesa come ricchezza e patrimonio da tutelare, testimoniando il legame e la partecipazione alla vita dei propri luoghi. Una consapevolezza etica secondo la quale riconosce l’influenza che la propria presenza e attività industriale esercitano sulla collettività, a livello di sviluppo sociale e di benessere economico comune.
Le nuove generazioni, il capitale umano di domani, sono particolarmente care a questa lungimirante impresa che, per supportare il ruolo formativo della scuola e l’importanza dei legami con il proprio territorio, e la sua valorizzazione, mette a disposizione di alcuni studenti della zona la possibilità di sostenere uno stage presso le proprie strutture. Negli anni l’azienda ha sostenuto anche vari programmi di sviluppo culturale e di ricerca attraverso pubblicazioni e concorsi, e ha dato anche un costante appoggio a iniziative e società sportive.

Con i suoi 700 i dipendenti, di cui 600 in Italia; 2 società commerciali estere partners e 3 controllate; e la sua presenza globale, è un punto di riferimento nel mondo del design ed espressione di quell’Italia del “fare bene le cose” per cui è celebrata nel mondo intero.

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