31 gennaio 2019

Il segno liquido e surreale di MVRDV a Seoul

Spazi felici fatti per sorridere e vivere fantastiche avventure. Questa la mission dello studio olandese fondato nel 1993 da Winy Maas, Jacob van Rijs e Nathalie de Vries, il cui ultimo lavoro rispecchia esattamente questo mantra. The Imprint è, infatti, un progetto liquido e camaleontico, vero e proprio divertissement architettonico, che fonde completamente gli edifici con il contesto circostante all’insegna del più esuberante eclettismo.

Completato come parte del complesso di Paradise City, distretto del divertimento e polo artistico a pochi passi dall’aeroporto internazionale di Seoul, The Imprint comprende un parco a tema al coperto chiamato Wonder Box e un Nightclub, che hanno impressi sulle loro facciate (in negativo grazie alle più recenti tecniche di stampa 3D) tutti i dettagli, gli aggetti e le rientranze degli edifici circostanti. I suoi prospetti così decorati e interamente ciechi, diventano quinte bidimensionali che si deformano e si sollevano in parte dal suolo. Così facendo, svelano interni coloratissimi, caleidoscopici, un occhio dorato, un magma scintillante di soffitti riflettenti e pavimenti retroilluminati. Il risultato è la crasi riuscita fra arte e architettura. L’effetto, la sicura meraviglia negli occhi del visitatore.

Secondo Winy Maas il lato più interessante di questo progetto è stato proprio il suo farsi “arte”. Arte astratta, e sia, degna di un De Chirico, che tuttavia non risulta fredda ma sorprende, intriga, seduce per poi trasformarsi e infondere anche pace e serenità.

L’occhio d'oro del Nightclub è certamente l'elemento espressivo più evidente e accattivante da questo punto di vista, che viene enfatizzato ulteriormente dal sistema di illuminazione notturna. Mentre, infatti, la maggior parte della facciata è illuminata dal basso, questo segno d'oro viene fatto risaltare dall'alto come raggiunto da un intenso raggio di sole. L’ingresso, a guisa di sipario semi-sollevato, svela soffitti a specchio e pavimenti in vetro, e sembra voler lasciar erompere all’esterno quel senso di eccitazione tipico di un club.

"Rifrazione e teatralità la fanno da protagonisti, qui" commenta Maas. "Grazie a questo particolarissimo design, al senso di trasgressione e avventura notturno segue, durante il giorno, un’allure silenziosa, quasi zen, di riflessione”. Come non essere, allora, d’accordo con lui e considerare The Imprint un vero e proprio esempio di “architecture”?

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