19 marzo 2020

Judd, il fabbricante di oggetti specifici

L’ultima grande monografica a lui dedicata è del 1988. Ora, dopo oltre 30 anni, la figura di Donald Judd (1928-1994), uno dei padri del Minimalismo, viene riportata alla ribalta e fatta scoprire anche alle ultime generazioni attraverso 70 delle sue opere. Organizzata volutamente in ordine cronologico per dare ancora più rilievo all’evolversi di una carriera così importante e a una visione artistica sviluppatasi sia in maniera metodica, sia in modi imprevedibili, “la mostra - spiega la curatrice Ann Temkin - copre tutto l’arco della sua carriera volendo così evidenziare la sua inaspettata varietà e complessità”.

Punto di partenza sono gli anni ‘60 che vedono l’artista – laureato in filosofia alla Columbia University e con studi successivi in arte – realizzare dipinti, disegni, stampe e oggetti. Judd entra poi velocemente nella fase dell’abbandono definitivo della pittura, in rotta contro l’Espressionismo astratto di quegli anni, e in quella sempre più concreta dell’attrazione verso lo spazio. Il fare arte di Donald Judd si esplica attraverso la realtà: dallo spazio alla luce al colore. Un’esperienza fenomenologica piuttosto che metafisica o metaforica. Nella sua prima personale, nel 1963, espone alcuni oggetti realizzati manualmente ponendoli direttamente sul pavimento. Andando a occupare quindi uno spazio reale, allontanandosi definitivamente dalla pittura bidimensionale a favore delle tre dimensioni, una tridimensionalità coniugata a una semplificazione delle forme. Anziché suggerire uno spazio illusorio, Judd voleva servirsi di un'arte astratta per usare e definire lo spazio reale. Viene, così, attratto dall’idea di spazi vuoti, veri e propri contenitori e da piani, forme geometriche semplici, organizzati tutti secondo schemi ripetitivi. Celebri le sue Stacks, scatole di metallo fissate alla parete a intervalli identici a formare una colonna verticale, oppure le sue Progressions, sculture a parete in cui a un lungo tubo a sezione rettangolare sono attaccate scatole di varie dimensioni che si sviluppano secondo serie matematiche. Oggetto e spazio devono avere lo stesso valore, al punto che il titolo della serie “Oggetti specifici” è anche quello di un suo famoso saggio che, unitamente agli scritti di Robert Morris e alla mostra “Strutture Primarie” tenutasi al Jewish Museum nel 1966, sono alla base del movimento minimalista.

Gli anni ‘70 portano un’altra svolta nel lavoro di Judd che in quegli anni si stabilisce nel Texas, a Marfa. Qui gli spazi immensi del deserto che lo circondano lo conducono per mano verso installazioni extra large e site-specific, introducendo così il concetto di installazione permanente, sperimentando nuove scale insieme a nuove tipologie. Sceglie l’acciaio, il cemento, il plexiglas, come materiali preferiti e procedimenti industriali per le sculture minimaliste di grandi dimensioni.

Le ultime sale della mostra presentano i suoi ultimi lavori, la maggior parte dei quali realizzati in Europa e caratterizzati da un forte cromatismo ed esuberanza di materiali, un segno agli antipodi rispetto al suo originario minimalismo.

Pittore, scultore, artista ma anche critico e saggista, impegnato nella causa democratica e ambientalista nonché critico di architettura e design, Judd ci ha chiesto di ricordarlo invece come “un fabbricante di oggetti specifici”. E oggetto sia.

Judd

The Museum of Modern Art
11 West 53rd Street, Manhattan, New York

1 marzo -11 luglio 2020

www.moma.org

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