18 dicembre 2020

La Milanese

I milanesi − anche quelli acquisiti, adottati e persino in affido temporaneo − spesso ripetono “Milano al centro”. “Al centro di cosa?” ci si può domandare. Degli studi, del lavoro e degli affari, del divertimento, dell’innovazione, del design, della moda … e chi più ne ha, più ne metta. Ma, ribaltando la prospettiva, al centro di Milano cosa c’è? O, meglio ancora, chi c’è? Risponde brillantemente Michela Proietti con il suo volume d’esordio La Milanese, ossia “la donna che tutto il mondo ci invidia”. E ne tratteggia non vizi e virtù come verrebbe da pensare, bensì capricci, stili, genio e nevrosi che si addicono meglio a una donna contemporanea ma che, di fatto, oscilla tra Jacqueline Kennedy e Jane Birkin, è sempre di corsa, ama l’impegno sociale e riesce, con nonchalance, a trasformare marchi local sconosciuti in vere e proprie icone. E ancora. Visita e presenzia a tutto − quanti i Save the Date che accumula! − a patto che siano tutti place & events (ndr la milanese è ovviamente anglofila) giusti. Tra questi, non manca all’appello il Salone del Mobile che lei considera assolutamente inclusivo e che accumula punti in più rispetto al fashion nella sua personalissima classifica di eventi top. E, così, “si vanta con le amiche di aver ricevuto l’invito alla cena di gala di FederlegnoArredo, che ogni anno strabilia gli ospiti in location come Gallerie d’Italia o direttamente sul palco della Scala. Grande motivo di vanità è anche l’invito di Claudio Luti, patron di Kartell (ndr e presidente del Salone del Mobile.Milano) che organizza buffet trasversali che mettono insieme Philippe Starck e Mika, mondi che solitamente si incrocerebbero solo nella lounge di un aeroporto”. Per saperne di più, soprattutto del rapporto tra la regina della città e il design, abbiamo fatto una piacevole e divertente chiacchierata proprio con l’autrice.

La milanese e il Salone del Mobile: attrazione vera e funzionale (rispetto a quanto spenderà), sociale (rispetto a chi incontrerà) o culturale (si impara sempre dalla “bellezza”)?
Tutte queste tre cose insieme: si tratta di un’attrazione funzionale perché la milanese vuole sempre reinventare la propria casa, essere aggiornata in fatto di design e non arrivare mai ultima a conoscere nuovi prodotti, che sia una lampada o una seduta. Desidera sempre portare nuovi oggetti nella sua abitazione in cui si trova quel tocco in più di creatività e qualche must have del design. È, però, anche un’attrazione sociale perché è un’occasione per incontrare persone, visitare nuovi posti e, soprattutto, un argomento di cui parlare con le amiche. Il Salone del Mobile è una sfida che si vince a suon di ma tu l’hai visto?, ma tu sei andata a quella festa?, No?! Ti sei persa un evento incredibile! E poi è sicuramente un interesse culturale perché la milanese ha sempre sete di imparare cose nuove, è in continua evoluzione, inarrestabile, un progetto mai concluso. E il Salone glielo permette perché, come si dice ora a Milano, è un evento inclusivo, super democratico, rispetto, per esempio, alla settimana della moda che è molto più esclusiva.

Tra un designer affermato con il suo arredo icona e un giovane emergente con il suo pezzo originale, hand-made o limited edition, cosa sceglie la milanese?
Entrambi gli oggetti. È il mix&match che la entusiasma. La milanese ha una grande indole da talent scout e da mecenate, quindi quando scopre un nuovo designer o un nuovo artista, si entusiasma subito e fa passa parola con le amiche: questo, a conti fatti, vale davvero più di una pianificazione pubblicitaria. Sceglie, dunque, con cura il pezzo di un esordiente di talento perché è motivo di vanto possedere un oggetto che nessun altro ha. Però ci sono, poi, pezzi storici e iconici che non possono assolutamente mancare in casa: la Pipistrello di Gae Aulenti, l’Arco di Castiglioni, la Barcelona di Ludwig Mies van der Rohe o Lounge Chair di Charles e Ray Eames.

Quest’anno il toto date per l’inizio del Salone ha angustiato (almeno in parte) la milanese?
Assolutamente! Dato che sono giornalista, la domanda che più mi sono sentita rivolgere quest’anno è stata: ma tu sai qualcosa in più sul Salone? Si farà? Ci puoi anticipare qualcosa? Tanti amici che lavorano nel settore erano veramente preoccupati e dispiaciuti per questa assenza. Non è passata davvero inosservata. È stata una perdita per Milano sia a livello di business, sia a livello sociale e anche affettivo. Un vero vuoto.

I tre designer che la milanese non vuole (deve) perdersi durante la design week
Direi tutti i grandi e le loro installazioni: da Fabio Novembre a Ross Lovegrove a Philippe Starck, che è praticamente una pop star. In particolare, poi, ho notato un grande amore per i designer della città: da Bellini a Lissoni a Fornasetti. Ma anche gli eventi negli showroom più in vista come quello di Kartell o Boffi o Casa Lago. E poi non dimentichiamo gli esordienti sia al SaloneSatellite sia al Fuorisalone, perché la milanese ha questa vocazione: andare a scovare sempre qualcosa di nuovo.

Il tuo rapporto con il design
Devo dire che è un rapporto maturato proprio qui a Milano. In effetti, questa città è riuscita a tirare fuori una passione che non avevo ancora messo bene a fuoco. La mia casa, oggi, non si può definire “classica”, è sicuramente più contemporanea e di design. Pensa che, con i primi risparmi da giornalista, mi sono comprata la libreria disegnata da Giulio Cappellini e non la borsa dei sogni o il viaggio tanto desiderato. Con il tempo, ho imparato a investire nel design con pezzi di Kartell, Driade, Gervasoni, Flou, Flos firmati da Laviani, Novembre, Paola Navone, Magistretti, Castiglioni. Tutti pezzi che amo molto. E ora mi piace aggiungere, mischiare, andare alla ricerca di oggetti più di nicchia.

Il pezzo tanto amato che hai acquistato e quello che vorresti acquistare?
Il letto Nathalie di Flou. È il pezzo che amo di più in assoluto, guai a chi me lo tocca. Me lo sono fatto fare su misura perché io adoro i letti enormi, con tutta la biancheria su misura per essere sicura di stare comodissima. È il letto in cui ho allattato mio figlio, è legato ai momenti speciali della maternità. E lo amo anche per la sua grande praticità e intelligenza. Anche in questo c’è molto di milanese: cioè il fatto di organizzare ogni minimo spazio. Pur avendo una casa abbastanza grande, lo spazio non basta mai e ho sempre apprezzato le soluzioni efficienti trovate dal design. Il mio oggetto del desiderio, invece, è la chaise longue Barcelona di Knoll. Stupenda. Mi piace perché è un divano alternativo, un modo per sedersi ma anche per arredare uno spazio.

Il tuo luogo preferito durante il Salone?
A dire la verità, proprio la cena inaugurale del Salone del Mobile perché ci fa scoprire spazi meravigliosi della città, si respira tanto entusiasmo e altrettanta passione. Mi ricordo, per esempio, quella alla Scala, quando si è cenato sul palcoscenico. Poi, mi piace moltissimo la festa all’Università Statale che è un evento molto da milanese, a cui tutti partecipano. Ma mi conquistano anche i quartieri del Fuorisalone − Brera, Lambrate, Tortona − che si trasformano completamente e sfornano migliaia di nuove proposte dai loro laboratori. E poi chiaramente la Fiera stessa che visito anche per lavoro.

Il designer o architetto o interior decorator a cui affideresti casa tua?
In questo momento sto ristrutturando un casale in Umbria e vorrei portare un po’ di gusto personale e milanese in uno spazio che è molto autentico. Quindi sto cominciando a farmi delle belle chiacchierate con Aldo Cibic, che mi rappresenta molto come architetto perché trova sempre queste soluzioni un po’ sorprendenti, giocose, colorate, e con un caro amico come Andrea Castrignano che è interior design. Lui, per esempio, ha “creato” il colore per le pareti di casa mia, un grigio cemento che trovo davvero eccezionale e che fa la differenza.

Cos’è per te il Salone?
L’ho accennato nel libro: ovviamente, un momento di lavoro e socialità molto interessante in cui possiamo occuparci a pieno titolo di design, abbiamo l’opportunità di incontrare e intervistare personaggi, architetti e anche tanti amici che vengono da ogni parte del mondo, convergendo in un unico punto che è Milano. Ma è anche un momento di arricchimento a livello personale, durante il quale imparo e scopro cose sempre nuove. Una settimana davvero stimolante e per me imperdibile.

#libro, #Milano, #Salone del Mobile, #Michela Proietti