12 maggio 2021

Principe consorte all’interno di un sistema millenario (quello della corona inglese) o spina nel fianco dell’establishment? Grande militare o – anche e soprattutto – visionario, ambientalista, artista e mecenate? Vero collante dell’intera famiglia reale o celeberrimo gaffeur? Una cosa è certa: Filippo, duca di Edimburgo, già Philip Mountbatten, nato principe di Grecia e Danimarca, è stato un personaggio così poliedrico da prestarsi a queste e tante altre interpretazioni. Una sua qualità, messa ben in luce da Enrica Roddolo, autrice dell’ultimo volume Filippo and The Queen, è stata l’impareggiabile tenacia con cui ha cercato di aprire la firm dei Windsor al mondo e alla modernità.

Amante della televisione, della tecnologia, del design e dell’industria, Filippo è riuscito a rinnovare le strategie di comunicazione della monarchia e a costruire il consenso attorno alla famiglia, ha coniugato carisma e autenticità ed è stato, a tutti gli effetti, co-protagonista del regno di Elisabetta II. Un uomo che, per seguire il cuore, ha rinunciato a molto, ma ha sempre offerto una spalla, un consiglio, un punto di vista. Ascoltato e rispettato da sua Maestà che lo ha sempre definito la sua roccia.

Della sua passione per il design ci ha parlato l’autrice.

Leggendo il libro è chiarissimo come Filippo sia stato il motore, la dynamo, come venne definito, della monarchia. Un innovatore con lo sguardo attento al presente, ma soprattutto rivolto al futuro. Grande il suo interesse per architettura e design.
Il duca di Edimburgo ha sempre avuto un debole per la progettazione: tante sono le occasioni in cui si è impegnato in prima persona. Seguì, per esempio, i lavori di ristrutturazione di Clarence House e l’allestimento del Royal Yacht Britannia, per cui la sua esperienza e competenza in Marina tornò davvero utile. Durante la ricostruzione del Castello di Windsor, si occupò di riportare allo splendore originario le cinque sale di rappresentanza e schizzò perfino i disegni per il rifacimento delle vetrate gotiche andate distrutte. Si fece, poi, promotore della trasformazione della Royal Chapel a Buckingham Palace nella Queen’s Gallery, uno spazio museale che custodisce alcuni dei tesori più importanti delle collezioni reali, proprio nell’ottica di un possibile turismo futuro. E si incaricò anche di progettare diverse estensioni delle dimore reali, tra cui il Castello di Balmoral e la tenuta di Sandringham. Ma non si limitò a questo. Anticipatore dei tempi, Filippo lanciò nel 1959 il Duke of Edinburgh’s Prize for Elegant Design (oggi, Design of the Year), il Design Prize varato nel 1971 e il premio al miglior esempio di design industriale. Fu lui che riconobbe personalità poi divenute vere e proprie star, come l’architetto Lord Norman Foster, Sir James Dyson, inventore dell’omonimo aspirapolvere, e Andrew Ritchie, designer della Brompton folding bicycle. Di più, fino al Duemila, Filippo è stato anche a capo del Royal Mint Advisory Committee e ha indirizzato le scelte di design per le nuove monete del Regno Unito. Ciò che è importante sottolineare è che per Filippo arte e design non erano mai fini a se stessi; al contrario, essendo lui uomo concreto, capì subito il risvolto che dovevano avere nell’industria, e dunque una valenza di sostenibilità sociale ed efficacia economica. La migliore conferma di questa sua attitudine è arrivata dal Primo Ministro Boris Johnson, che ha appena dato il via alla costruzione di un nuovo Royal Yatch, proprio intitolato al Principe consorte (e che lo stesso duca avrebbe voluto progettare), che darà nuovo vigore all’industria navale britannica.

Filippo è stato anche un grande fan della tecnologia.
Assolutamente, è stato un pioniere dell’hi-tech e un vero amante del web e come tale avrebbe voluto essere ricordato. Ha iniziato a scrivere a computer negli anni Ottanta e durante tutta la sua vita si è sempre circondato degli ultimi ritrovati della tecnologia.

E un uomo attento alla sostenibilità.
Sì, fin dai primi anni Duemila, quando ancora il tema non era sulla bocca di tutti. Ti racconto un aneddoto. Durante una visita ufficiale in Norvegia nel 2001, prese parte a un evento, il Nor-Shipping, una grande fiera commerciale per imbarcazioni e prodotti navali con focus sulla sostenibilità. All’inizio diceva di non capire il perché di quel gran parlare di sustainability. Ma dopo aver visitato l’esposizione si corresse e ammise di aver visto cose interessanti che non conosceva. In particolare, un curioso orinatoio senz’acqua. L’idea era che il liquido, confluendo in un container di prodotti chimici, producesse energia. E quando Filippo si trovò davanti all’esperimento, rimase davvero meravigliato. Il difficile fu evitare che tutte le fotografie fossero solo per il duca e l’orinatoio di design sostenibile.

E Milano? Il principe la visitò mai?
Sì, diverse volte, e qui si dedicò a visitare importanti negozi milanesi, diverse industrie lombarde, la Fiera di Milano, gli stabilimenti dell’AgustaWestland e la Scala. Durante qualche visita personale arrivò addirittura all’aeroporto di Linate pilotando personalmente il suo aereo. La regina visitò anche lo Ied, l’Istituto Europeo di Design, e un momento fu dedicato alla grande arte italiana: davanti al Cenacolo vinciano.

TITOLO: Filippo and the Queen
AUTORE: Enrica Roddolo
CASA EDITRICE: Cairo-Corriere della Sera
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2021
PAGINE: 288

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