18 febbraio 2020

La prima volta dei paesaggi di Edward Hopper

Quasi un De Chirico che narra con la voce di Robert Altman l’America della prima metà del ‘900: così, metaforicamente e poeticamente, si potrebbe riassumere l’opera di Edward Hopper, oggi protagonista di una grande mostra in scena fino al 17 maggio presso la Fondazione Beyeler (progettata da Renzo Piano) a Riehen, a pochi chilometri da Basilea. Autore schivo e riservato, il lavoro di Hopper è caratterizzato da scenari urbani, case isolate vicino a una ferrovia o affacciate sul mare, distributori di benzina vuoti, binari arrugginiti che attraversano i prati, scorci notturni di città, interni deserti di alberghi o di bar in cui ogni cliente è assorto nel proprio isolamento: sono atmosfere sospese nel tempo, solitarie, quasi misteriose. Come il grande pittore italiano, la struttura dei suoi dipinti è semplice, geometrica, con un'angolatura diagonale che accentua l'impressione di istantanea fotografica, alterna zone d'ombra a luce e colori sorprendenti e costruisce quasi tutti i suoi quadri attorno a una linea di confine tra interno ed esterno, tra spazio naturale e spazio urbano. Nelle numerose tele che raffigurano la domesticità, con inquadrature quasi cinematografiche, l’artista sembra spiare gli ignari abitanti di queste case svelando momenti di vita ordinaria.

Nonostante Hopper sia considerato il padre del Realismo americano, avendo ridefinito canoni stilistici ed estetici dell’arte di allora, nessuna mostra aveva finora affrontato, in modo completo, il suo approccio al paesaggio. La Fondazione Beyeler ha raccolto i suoi dipinti a olio più iconici e una selezione di acquerelli e disegni in cui proprio il paesaggio è protagonista. E, così, ammiriamo scenari americani geometricamente chiari in cui la casa simboleggia l'insediamento umano; binari ferroviari che strutturano immagini orizzontali e rappresentano l'uomo alla conquista del territorio; cieli azzurri, crepuscoli e mezzogiorni che rimandano all'immensità della natura e alla sua costante trasformazione; fari che diventano punti di riferimento davanti alla vastità del mare.

A rendere speciale questa mostra è anche la presenza di un cortometraggio 3D firmato da Wim Wenders. Con il titolo Two or three things I know about Edward Hopper, il regista tedesco traduce quell’American spirit tipico delle opere di Hopper in forma di film. Un personale omaggio a colui che, di fatto, è il pittore più citato sul grande schermo. Da Alfred Hitchcock che scelse la villa di Psyco pensando alle sue bianche case vittoriane a Kevin Costner che in Balla coi lupi prese spunto dai suoi paesaggi selvaggi, mentre lampioni, distributori di benzina e motel ritornano spesso nei film di David Lynch e dello stesso Wim Wenders.

Edward Hopper

Fino al 17 maggio

Fondation Beyeler
Baselstrasse 101
CH-4125 Riehen/Basel
https://www.fondationbeyeler.ch/en/

#mostra, #paesaggio, #Edward Hopper, #Fondation Beyeler, #Riehen-Basel, #Wim Weners