02 luglio 2019

Luglio in agenda
Eventi, news, curiosità, oggetti, libri e tutte le novità in breve del mese

Serpentine Pavillon 2019: fino al 6 ottobre, passeggiando nei Kensington Gardens di Londra, ci si imbatte in un “tetto d‘ardesia” sorretto da esili pilastri e come sorto dal terreno (“Possessing the weighty presence of slate roofs seen around the world, and simultaneously appearing so light it could blow away in the breeze”): spazio cavo, riparo dalle intemperie che non perde tuttavia la sua leggerezza e il contatto con la natura circostante. Si tratta della XIX edizione del Serpentine Pavillion (architettura temporanea tra le più visitate al mondo), commissionata quest’anno al giovane architetto giapponese Junya Ishigami.

Alla Pinacoteca civica di Como prosegue il ciclo di mostre non allineate curate da Roberta Lietti e Paolo Brambilla. Dopo i “piccoli” arredi disegnati da Terragni per l’asilo Sant’Elia, presentati l’anno passato, ecco ora l’indagine sui rapporti tra il pittore Mario Radice, esponente di spicco della scuola astrattista comasca, e i suoi “amici architetti”, Cesare Cattaneo, Ico Parisi e ancora Giuseppe Terragni. A ricordarci di un tempo in cui arte e architettura lavoravano in simbiosi.

Una ragione in più per una gita nelle Langhe: è stato da poco inaugurato uno straordinario wall drawing dell’artista inglese David Tremlett: un affresco continuo lungo le pareti della navata della cappella sconsacrata di san Maurizio – sec. XVII – a Santo Stefano Belbo (Località San Maurizio, 39, Santo Stefano Belbo, Cuneo). Si tratta della terza occasione di Tremlett in terra di Langhe, dopo la cappella a La Morra, nel 1999, e quella tra le vigne a Coazzolo, nel 2017.

John Pawson a Milano: il maestro inglese del Minimalismo ha rinnovato la boutique Valextra di via Manzoni (seguendo la filosofia progettuale del brand che vuole un architetto differente ogni anno a confrontarsi con lo spazio in questione). Superfici a gesso, pietra grigia a terra e un’assoluta assenza di decoro trasformano il negozio in un “tempio” laico.

A Weimar il Bauhaus è di casa: nell’anno del centenario della fondazione della mitica scuola, è stato ultimato il restauro della celebre “Haus am Horn”. Progettata nel 1923 da Georg Muche (sotto la “tutela” dello stesso Gropius), era considerato il “prototipo abitabile” delle teorie del Bauhaus. Da verificare sul posto.

Alla Fondazione Beyerler: Rudolf Stingel. Fino al 6 ottobre è in corso, nell’incanto della Fondazione Beyerler di Basilea, una grande retrospettiva di Stingel. Una curiosità: essendo nato a Merano, per quanto di formazione austriaca e di residenza newyorkese, l’artista è italiano! Al di là dei mezzi e dei supporti utilizzati (che comprendono anche moquette o materiali da isolamento termico per edilizia), il messaggio fondamentale della mostra concerne l’importanza della pittura nell’epoca contemporanea.

Magistretti quotidiano: chi dovesse transitare, a Milano, lungo via Conservatorio verso la Chiesa della Passione e il Collegio delle Fanciulle (luogo sconosciuto ai turisti, ma di grande fascino), non perda l’occasione per visitare alla Fondazione Magistretti, in via Conservatorio 20, la piccola, ma accurata mostra “Cose Normali. Abitare con Vico Magistretti”, a cura dall’antropologo Claudio Rosati, con allestimento di Luca Poncellini.

Labirinto Luzzati: chi ricorda il delizioso libro di Lele Luzzati, da cui fu tratta anche un cartone animato, “Alì Babà e i quaranta ladroni”? "Chi lo sa, chi non lo sa / questa è la storia di Alì Babà / che per passare il tempo allegramente / faceva di tutto per non far mai niente". Non fosse altro che per questo bisognerebbe recarsi a Genova, città natale di Luzzatti, per visitare l’importante antologica di questo “indefinibile” scenografo, pittore, scrittore: a Palazzo Ducale, c’è tempo fino al 3 novembre!

Arata Isozaki - Pritzker Prize 2019: è il grande architetto giapponese a ricevere il Nobel dell’Architettura 2019. Un premio assolutamente meritato, arrivato a 88 anni compiuti. Da ragazzino, Isozaki visse l’esperienza devastante della bomba atomica e, proprio dalla volontà di ricostruzione e superamento, nacque la sua vocazione architettonica (si laureò a Tokyo con Kenzo Tange, a sua volta Pritzker 1987). Inizialmente legato al Brutalismo giapponese, dagli anni ’80 rappresenta un’intelligente e accurata declinazione dell’International Style. (Una curiosità: nel 1986 Isozaki curò, al Seibu Art Museum di Tokyo, la prima grande retrospettiva sul lavoro del nostro Gio Ponti, ai tempi ancora “da riscoprire”).

Jean Arp a Venezia è sicuramente un buon motivo per tornare in Laguna a casa di Peggy Guggenheim. Fino al 2 settembre, 70 opere del grande pittore-scultore francese (suo il primo pezzo in assoluto comprato da Peggy!) ci parlano di un’astrazione capace di grande sensualità

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