02 luglio 2020

Luglio in agenda

Studio Azzurro on line Sono ora disponibili on line, sul sito www.studioazzurro.com, i più importanti film di Studio Azzurro. Creato nel 1982 da Fabio Cirifino (fotografo), Paolo Rosa (esperto di arti visive e cinema, mancato nel 2013) e Leonardo Sangiorgi (grafico), cui, dal 1995 al 2011, si aggiunge Stefano Roveda, studio Azzurro “fonda” una disciplina che non esisteva, a cavallo tra narrazione filmica, video ambientazione e interattività: “un progressivo personalizzarsi della macchina da presa… sino ad arrivare in alcuni momenti in cui essa… si scosta dalla narrazione e sembra incuriosirsi ad altro”. Ne nascono film, ma anche progetti teatrali e museali, vere e proprie performance di suoni, luci e immagini. In esse la tecnologia, per altro sopraffina, non prevarica mai sulla poesia. Non resta quindi che riguardare capolavori come l’antesignano “Facce di festa” del 1980 o il più recente “Renzo Piano Progetti d’acqua” del 2018.

Pierre Charpin, con lode Formatosi metaforicamente sotto l’ala di Ettore Sottsass, il designer francese acquista negli anni maturità e indipendenza, rivelandosi oggi come uno dei veri talenti del progetto d’oltralpe. A lui la parigina Galerie Kreo, che lo segue fin dagli esordi, dedica la mostra di riapertura (fino al 31 luglio 2020): “Similitude(s)”. Il titolo, degno di un’approfondita auto-analisi, ci viene spiegato dallo stesso designer: «Tutto ciò che progetto oggi ha un legame più o meno forte, più o meno diretto con quanto avevo già progettato… Credo che questo fatto sia inerente la dinamica del lavoro a lungo termine: assumere la propria opera come ‘tradizione’». Tema estremamente coinvolgente, trasversale ad arte e design e che pone domande quali ‘la continuità è un limite o un vantaggio’? ‘Il progettista rischia di auto-plagiarsi’? È provato dalla mostra stessa che Charpin sa evitare questo rischio: se, infatti, la continuità è evidente, altrettanto evidente è un nuovo passo in avanti. In particolare, dovuto al rapporto tra forme e colori (vedi la bellissima sequenza di tavoli bassi). Dice ancora Charpin: « La geometria dà forma al colore e il colore ‘de-geometrizza’ la forma, nel senso che produce una ‘geometria calda’».
https://www.galeriekreo.com/

L’indiscutibile talento di Mr. Christo Yavachev Non ci sarebbe stato Christo senza Jean-Claude e quindi, oggi che anche lui se ne è andato, possiamo sperare che sia, in qualche luogo, felice assieme a lei. Inutile specificare che stiamo parlando di Christo Yavachev e Jeanne-Claude Denat de Guillebon: nati entrambi il 13 giugno 1935, si erano conosciuti a Parigi nel 1958 e da allora hanno costituito uno dei sodalizi personali e professionali più solidi (e celebri) del mondo. Si dice che Christo progettasse e Jeanne-Claude organizzasse, a noi non importa affatto: i due sono stati capaci, insieme, di dare alla cosiddetta Land Art un respiro, fantastico e dimensionale, cui nessuno era arrivato. Per ricordare, oggi, Christo non serve, dunque, fare ricorso alle parole della critica, è sufficiente elencare alcune, solo alcune, delle sue (delle loro) strabilianti opere: dal “Rideau de fer” (1962), barili di petrolio a bloccare la parigina rue Visconti, al “Running Fence” (1972-76), quaranta chilometri di nylon bianco a percorrere, come una Grande Muraglia, la campagna californiana; dal Vittorio Emanuele impacchettato (nel 1970, con grande scandalo dei Milanesi, improvvisamente monarchici!), al “Valley curtain”: sipario teatrale a chiudere, per 400 metri, i due versanti di una selvaggia valle in Colorado (1970-72); dall’inimmaginabile “Surrounded Island” (1980-83): le isole della baia di Miami circondate da una cintura di polipropilene fucsia, all’imballaggio del Pont-Neuf (1985), all’ancor più simbolico imballaggio, dieci anni dopo, del Reichstag di Berlino. Fino a “The flooting Piers”, sul nostro lago d’Iseo, una passerella lunga 4,5 chilometri: così, Christo camminò sull’acqua.
https://christojeanneclaude.net/

La mostra c’è, l’artista non c’è! 100 opere di Banksy al Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Fino al 27 settembre il pubblico, assai morboso, potrà cercare di scoprire, dall’analisi delle sue opere, la vera identità dell’artista inglese che, da più di 20 anni ormai, ricopre il ruolo dello Zorro dell’arte: colpisce, quasi sempre di notte, lascia un segno e sparisce. Curata da Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa, la mostra “Un artista chiamato Banksy”, raccoglie opere provenienti da collezioni private: impossibile, infatti, contattare direttamente l’artista. Probabilmente più prossimo alla comunicazione sociale che non all’arte vera e propria, del nostro uomo misterioso vengono presentate alcune delle celebri icone: dalla bambina con il palloncino al manifestante che lancia un mazzo di fiori. Un linguaggio assolutamente comprensibile a tutti, e quindi prettamente politico. Da segnalare, però, come certe opere, avulse dal contesto urbano in cui erano nate e dalla coincidenza polemica che le aveva generate, perdano una parte della loro forza semantica.
http://www.palazzodiamanti.it/1/home

L’ora di Richard Sapper Anche i grandi maestri, a volte, hanno bisogno di un po’ di tempo. È il caso di Richard Sapper che, scomparso nel 2015, trova oggi una significativa e diffusa ripresa di interesse. Numerose le mostre in programma, grande l’attenzione sull’archivio, molti i designer contemporanei che si dichiarano suoi allievi ideali. In un’epoca, quale quella in cui viviamo, di vero e proprio “sbrodolamento stilistico”, il linguaggio asciutto, ma non calvinista, del designer tedesco (era nato a Monaco di Baviera, nel 1932) come si esprime, ad esempio, nella lampada da tavolo “Tizio” per Artemide (1970), nella caffettiera “9090” (1978) e nel bollitore con fischietto (1983), entrambi prodotti da Alessi, pare essere un’alternativa possibile (attenzione però, si tratta di un linguaggio difficilmente imitabile!). Insomma, possiamo dire che è tornata “l’ora di Sapper”. A testimoniarlo la rimessa in produzione del suo primo progetto al di fuori dallo studio di Marco Zanuso, progettista con cui fu associato molti anni: l’orologio da Tavolo “Static”, prodotto da Lorenz. Il suo Compasso d’oro iniziale, nel 1960! Ne seguiranno altri 10: un record, crediamo, assolutamente imbattibile.

Che succede nel pagliaio? Per scoprirlo dovrete recarvi in Gran Bretagna, più precisamente nel Cambridgeshire, cercare un immenso “pagliaio”, girarvi intorno fino a trovare una porticina, alta ma stretta, ed entrare…. Nient’altro che uno spazio vuoto (ma pieno di profumi di erbe) ove ragionare sul rapporto tra uomo e natura. Opera non dei contadini locali, ma degli artisti Heather Peak e Ivan Morison (Studio Morison), non si tratta affatto di un pagliaio, per quanto la sua forma recuperi la sagoma dei pagliai un tempo diffusi in questa zona dell’Inghilterra, ma di una scultura abitabile. Per di più denominata “Mother” con un’evidente citazione allo spazio interno, umbratile, protetto, uterino e appunto odoroso: in fondo la Natura ci è madre.

Fornasetti al museo In uno dei musei più affascinanti che l’Italia possa vantare, la Pilotta di Parma, fino al febbraio 2021 andrà in scena “Fornasetti Theatrum Mundi”, a cura di Barbara Fornasetti, Valeria Manzi e Simone Verde. Centinaia di pezzi dialogano con le opere che fanno parte delle collezioni parmensi: ad esempio, un fornasettiano cane in ceramica “sorveglia” la Maria Luigia scolpita da Canova, ma, soprattutto, nel celebre Teatro Farnese, parte del complesso monumentale, risulta indimenticabile la presentazione di centinaia dei piatti disegnati da Piero Fornasetti (1913-1988) in particolare quelli dedicati al volto misterioso della cantante lirica Lina Cavalieri (come disse D’Annunzio: “La massima testimonianza di Venere in terra"). Il percorso dell’esposizione prosegue poi con le opere dedicate all’architettura (tra cui l’importante trumeau disegnato con Gio Ponti), alle rovine archeologiche e alla musica. Una mostra senz’altro destinata a infastidire i puristi, ma che, sicuramente, valorizza il lato istrionico, iper-decorativo del maestro milanese.
https://complessopilotta.it/

Destinazione Nuoro Chi passerà, comunque, le sue vacanze estive in Sardegna non può perdere l’occasione di visitare al MAN (piccolo museo da sempre incredibilmente attivo) l’esposizione “Il regno segreto. Sardegna-Piemonte: una visione postcoloniale”, curata dallo scrittore Luca Scarlini (fino al 15 novembre). Non si tratta né di una mostra d’arte, né di una mostra storica, ma di un ibrido assai ben congegnato teso a illustrare, per la prima volta in modo sistematico, i rapporti complessi tra l’isola e il Piemonte a partire dal 1720 (data di annessione della Sardegna da parte dei Savoia) al 1970 circa. Rapporti “per differenza”, non occorre precisarlo. E “per differenza” sceglie quindi di procedere il curatore, inanellando “profili artistici, microstorie, fatti di costume, vicende ufficiali, situazioni politiche, aneddoti biografici, storie d’amore e di guerra…”. Si avvicendano così in mostra le prime mappe settecentesche dell’isola “misteriosa”, le copertine che Edina Altara disegnava per “Bellezza” (la rivista fondata da Gio Ponti), ma anche le pubblicità che Costantino Nivola e Giovanni Pintori elaborarono per Olivetti o le fotografie in bianco e nero che Ettore Sottsass scattò, nel 1950, al cimitero di Iglesias: materiali soventi inediti e tutti da scoprire!
http://www.museoman.it/it

Per chi andrà a Nord Poco lontano da Helsinki si trova Espoo, la citta-non città (insieme piuttosto disarticolato di centri abitati altamente industrializzati), ove forse non vi fermereste se non per vistare EMMA (Espoo Museum of Modern Art). Istituzione assai dinamica (famosa tra l’altro per la conservazione dell’archivio di Tapio Wirkkala) che propone, per tutto il mese di Luglio, un’importante monografica di Tacita Dean (1965). Tra le più importanti artiste inglesi contemporanee, specialmente conosciuta per i suoi film in 16 e 35 mm, rigorosamente analogici, e per la fotografia, Tacita presenta in mostra anche i suoi lavori a gesso su lavagna (“Chalk Fall”, 2018) e una serie inedita di interventi su cartoline postali vintage (“Pantone Pairs”, 2019). Impressionante il candore e la nitidezza della visione della Dean. Notevole lo sforzo di concentrazione richiesto al visitatore: i film sono ben sette! In prima visione assoluta: “A Cloud makes itself” ovvero la lenta “storia” di una nuvola.
https://emmamuseum.fi/en/

Rodrigo Rodriquez, 8 giugno 2020 Rodrigo Rodriquez ci ha lasciato l’8 giugno del 2020. Nomen omen: con lui se ne è andato un vero gentiluomo-cavaliere. Appassionato, competente, ma anche molto generoso: all’interno del nostro mondo (quante le mostre di ricerca da lui segretamente sponsorizzate!), ma soprattutto al di fuori (attraverso la Onlus Ravuma gestiva uno degli ospedali più efficienti della Tanzania). Cominciamo però dall’inizio*: nato a Roma nel 1937, dopo un’esperienza in 3M, nel 1969 diventa vicedirettore della C&B (l’azienda co-fondata da Cesare e Umberto Cassina e Pierino Busnelli). In realtà, alcuni anni prima, aveva sposato Adele Cassina, figlia prediletta di Cesare. Rodrigo stesso ironizzava su questo fatto (racconta, nella sua autobiografia: “Sono un imprenditore entrato in maniera comoda, ho sposato la figlia del padrone”), ma pochissimo tempo sarà necessario perché il novello sposo dimostrasse la sua straordinaria capacità imprenditoriale: dal 1973 al 1980 è direttore generale di Cassina, dal 1980 al 1991 Vice Presidente e Amministratore Delegato. Uomo di larghe vedute rompe l’isolamento tipico delle aziende familiari brianzole, impegnandosi nelle istituzioni (dall’ADI a Federlegno Arredo, di cui sarà poi Presidente tra il 1998 e il 2002), portando avanti, con coraggio e ostinazione, battaglie di interesse comune quale quella contro la contraffazione dei mobili d’autore. I designer (e parliamo di Mario Bellini, Gianfranco Frattini, Vico Magistretti, Tobia Scarpa, Gaetano Pesce, Toshiyuri Kita, Paolo Deganello) sono stati per lui molto più che professionisti incaricati, piuttosto compagni di viaggio. Nel 1973 Rodriquez aveva inoltre fondato un suo marchio di mobili per ufficio, la Marcatré la cui avventura terminerà nel 1996, lasciando un’impronta indelebile per le aziende che, in quel campo, seguiranno. Molte altre ancora tuttavia le impronte da lui lasciate: speriamo che imprenditori-gentiluomini le vogliano seguire. *(per chi volesse approfondire l’argomento si consiglia la lettura del volume di Anna Spadoni, L’indiscreto fascino del design, edito da Skira nel 2012)

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