11 febbraio 2021

Memphis: 40 years of Kitsch and Elegance

È durato solo sei anni, ma lo si celebra ancora oggi. Per la sua originalità indiscussa e per la sua ortodossia rispetto al panorama contemporaneo. Stiamo parlando di Memphis, il collettivo dissacratore plasmato dalla scena postmodernista in un mix tra cultura popolare ed estetica pubblicitaria. Data di nascita 1981. Tratto distintivo: l’audacia dei colori e le bizzarre geometrie. Fantasie cromatiche e formali allo sbaraglio, in accostamenti imprevedibili. Gialli, aranci, rossi, azzurri, turchesi e verdi, con la sola eccezione di alcuni toni pastello, danno corpo a sagome improbabili, che sembrano uscite dalle pagine di un fumetto.

Ma come nasce Memphis? in una sera di dicembre 1980, a Milano, quando Ettore Sottsass invita a casa sua amici designer e architetti con l’intento di esplorare nuove vie per raggiungere forme espressive innovative e per contrastare il minimalismo omologante, oltre che la noiosa serietà dei colori, capitanati allora dal total black. Attratti da quei linguaggi di rottura, come l’Art déco, il Futurismo, il kitsch degli anni ‘50 e la Pop art, in quella serata storica i vari partecipanti sognano di creare una collezione rivoluzionaria di oggetti, che prenderà poi forma, in poco tempo, nei disegni di Ettore Sottsass, Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini, Martine Bedin, Nathalie Du Pasquier, George Sowden e Michele De Lucchi, con cui Sottsass aveva già indagato un approccio sperimentale del design industriale all’interno dello Studio Alchimia.

La prima collezione a marchio Memphis, sotto la guida di Sottsass e la direzione artistica di Barbara Radice, è formata da 55 pezzi e viene presentata nel settembre 1981 nello showroom milanese Arc ’74, in Corso Europa. Anche l’invito è stravagante, contrassegnato dal disegno di una testa di dinosauro. Ed è subito un successo, che incontra la consacrazione ufficiosa l’anno seguente con la scelta dello stilista Karl Lagerfeld di arredare il suo appartamento di Montecarlo con pezzi rigorosamente Memphis.

I desiderata del gruppo – andare oltre i dogmi del funzionalismo, celebrare la banalità del quotidiano, spezzare i tabù del buon gusto e contrastare con stile aggressivo il design minimale imperante – si avverano lasciando un segno incisivo. I “Memphisti” scelgono forme non forme, irrazionali, inventate, che mescolano abilmente kitsch ed eleganza, e dove il piacere del gioco invade la razionalità della produzione industriale. Ettore Sottsass, già negli anni ’60, aveva sperimentato arredi scultorei a cui applicava laminati plastici che simulavano materiali preziosi, battezzati “totem” a conferirgli una esplicita sacralità laica. Anni dopo, nel 1978, anche la Seggiolina da Pranzo, che disegnò per Studio Alchimia, era rivestita con gli stessi laminati che divennero velocemente l’emblema del gruppo, in quanto materiale considerato povero e scelto volutamente per la sua "mancanza di cultura". Oltre alla scultura e al colore, le preferenze del gruppo andavano anche alle grandi dimensioni, come quelle del contenitore Beverly di Sottsass.

Originale, come la sua produzione, è anche la genesi del nome. Galeotta fu la canzone di Bob Dylan Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again che il gruppo ascoltò più volte nel corso della storica serata in casa Sottsass e che si inceppò proprio sulla frase Memphis Blues Again. Il dado era tratto. Il nome Memphis accattivò l’audience non solo perché città natale di Aretha Franklin ed Elvis Presley, idoli incontrastati, ma anche perché capitale dell’antico Egitto, innestando così un gioco di ironici rimandi tra alta e bassa cultura. Gli oggetti Memphis venivano, infatti, pensati non come risultato di un percorso intellettuale, ma celebrativi della normalità e banalità della società di massa. Influenzati anche dal nascere di una società informatica dove tv e computer, come gli stessi pezzi Memphis, comunicavano direttamente con il suo fruitore, raccontandogli la propria storia.

Per molti designer il gruppo divenne una piattaforma di grande visibilità internazionale, come per Matteo Thun e Michele De Lucchi, rappresentato in mostra con il tavolo Kris, le sedute Riviera dagli inediti colori pastello, e la seduta First, la cui la sfera centrale, suggerendo un abbraccio planetario per chi vi si accomodava, ne ha fatto un’icona mondiale. Accanto ad arredi, lampade, vasi, disegni, schizzi e fotografie, Nathalie Du Pasquier applicò le linee del gruppo a tessuti e interni, questi ultimi anche in collaborazione con Michael Graves.

Nel 1987 il gruppo si scioglie, ma quello spirito libero e liberatorio che portava a riflettere sui limiti e le possibilità estetiche del design, sulla funzione sociale, sulla creatività e sulla produzione, e che fu una fonte inesauribile di ispirazione, è ancora oggi presente.

6 febbraio 2021 – 23 gennaio 2022

Vitra Design Museum Gallery
www.design-museum.de/en/

Immagine in apertura: il gruppo Memphis in posa sul letto »Masanori« di Umeda Tawaraya, 1981
© Masanori Umeda, © Studio Azzurro, with kind permission of Memphis, Milano, www.memphis-milano.com

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