05 novembre 2020

Milano: la Città che sale (I parte)

Milano continua a crescere e guarda, ancora una volta, verso l’alto. Dopo i grattacieli di Porta Nuova – sviluppatasi intorno al Bosco Verticale e alla UniCredit Tower, diventati immediatamente il simbolo della Milano contemporanea e internazionale – e le Tre Torri Citylife al Portello, firmate Zaha Hadid, Arata Isozaki e Daniel Libeskind – ora altre zone di Milano sono all’ombra delle gru, pronte a ospitare nuovi edifici, alti e altissimi. Non solo destinati a uffici, ma, nella maggior parte dei casi, a uso abitativo. Una nuova residenzialità verticale sta per ridefinire il capoluogo lombardo. La città che sale, plasmata sulle esigenze del nuovo uomo del futuro e tanto cara a Umberto Boccioni che l’aveva immortalata in un suo celebre olio su tela nel 1910, è a poco meno di 10 chilometri da piazza Duomo.

Nella periferia Nord-Ovest, nel quartiere Cascina Merlata − che gravita intorno alla seicentesca omonima struttura ristrutturata in occasione di Expo 2015 e che offre location per eventi pubblici e privati, oltre a ospitare cooperative di servizio e attività dedicate alla mobilità sostenibile − sta nascendo un quartiere nel quartiere, una città nella città, autosufficiente e connessa al centro e alle zone nevralgiche di Milano, con tanto di parco urbano da 250.000 m2 che evoca l’antico Bosco Merlata, da cui deriva il nome, e la vocazione agricola della zona.

Dotato di tutte le funzioni primarie, ricreative, sportive, culturali, produttive e terziarie, pensate secondo elevati standard internazionali ispirati alle città nord-europee, il progetto si estende su 900mila m2 e prevede la realizzazione di un sistema residenziale aperto e in continuità con la struttura urbana e paesaggistica esistente. Particolare attenzione è data alla qualità del paesaggio urbano attraverso i materiali utilizzati, il design degli spazi pubblici, degli elementi d’arredo urbano e delle facciate ventilate degli edifici, serviti esclusivamente da fonti rinnovabili. Una smart city, la prima a Milano, dove tutto è a portata di mano, al centro di una rete intelligente di servizi e infrastrutture realizzate con i principi più avanzati di sostenibilità ambientale − dagli autobus robot, i primi in Italia, al car sharing condominiale. Previste anche due nuove fermate ferroviarie dell’Alta velocità Rho-Fiera, Milano Stephenson e Mind-Cascina Merlata.

Qui hanno preso, o stanno prendendo forma tre importanti complessi firmati rispettivamente dagli studi Antonio Citterio Patricia Viel, CZA - Cino Zucchi Architetti e Alessandro Scandurra, SSA - Scandurra Studio Architettura, che arrivano fino ai 90 metri di altezza.

Lo studio Antonio Citterio Patricia Viel, oltre ad aver firmato il master plan dell’intero quartiere Cascina Merlata, ha progettato anche tre edifici, affacciati su via Pier Paolo Pasolini e con accesso pedonale secondario (protetto da una pensilina) su via Daimler. Obiettivo principale: creare una cortina stradale fortemente riconoscibile. Risultato: una soluzione abitativa in forte connessione con l’ambiente, capace di caratterizzare il contesto in cui si inserisce, e progettata con tecnologie innovative per migliorare il comfort e diminuire gli sprechi. I tre edifici – di cui i primi due di 10 piani, con gli ultimi 4 arretrati dalla facciata di 3 metri, e il terzo di 24, per un totale di 195 appartamenti, oltre a 3 unità commerciali e 202 posti auto con box predisposti per l’allacciamento delle necessarie wallbox per la ricarica di auto elettriche – sono risolti con una soluzione architettonica d’angolo, con l’innesto della scalinata d’accesso al piano sopraelevato del giardino pensile. I volumi al piano terra degli edifici più bassi sono prevalentemente pieni, con destinazione commerciale o attività compatibili, oppure vuoti con funzione di connettivo. Il piano terra della torre è invece sostanzialmente cieco e ospita funzioni condominiali. Sul lato breve, affacciati su strada, trovano collocazione l’atrio di ingresso e la guardiola. Elementi caratterizzanti dell’edificio sono i fronti, frutto di un attento studio di geometrie, forme, colori e materiali. Si tratta di facciate ventilate interamente rivestite in gres porcellanato di diversi formati e finiture.

Le due torri residenziali con spazi aperti adiacenti di CZA - Cino Zucchi Architetti interpretano il master plan del nuovo quartiere di housing sociale − un insediamento denso di volumi alti alternati a giardini comuni − rafforzandone il carattere urbano. Il progetto, con alta efficienza energetica intende creare un forte senso di domesticità e urbanità e diventare un landmark riconoscibile dalla non lontana autostrada. Gli edifici diminuiscono la loro dimensione in corrispondenza dei piani alti, delineando un profilo a gradoni che definisce una sorta di “canyon” e creando una marcata relazione tra i due corpi e lo spazio vicino. Le facciate si caratterizzano per il motivo a paraste di colore chiaro in contrasto con i fondali scuri e per le logge raggruppate in grandi quadrilateri con parapetti in vetro che asseriscono anche una forte orizzontalità all’insieme. Un portico accomuna i due edifici sul fronte sud, generando un profilo frastagliato che si rapporta con lo spazio aperto comune.

Ha puntato invece sullo spirito di comunità il complesso residenziale Up Town di Alessandro Scandurra, formato da cinque edifici e tre torri fronte parco, interconnessi da percorsi, piccole piazze, per un totale di 15.900 m2, dove lo spazio pubblico incontra quello privato, creando opportunità di vita comune, oltre a una forte relazione con il parco stesso. Un sistema residenziale aperto e in continuità con la struttura urbana e paesaggistica esistente che incorpora e amplifica il sistema degli spazi comuni e pubblici. Una serie di servizi smart condivisi e autogestiti, dalla posta veloce per le consegne degli e-commerce al servizio di controllo e sicurezza, dal bike o car-sharing al nido condiviso fanno di questo complesso un pioniere dell’architettura residenziale milanese.

Il progetto si presenta come un piccolo arcipelago urbano dove gli edifici sono pensati come “oggetti paesaggistici” che si rincorrono l’un l’altro, creando un insieme dinamico e una linea visiva che, pur lievemente spezzata, definisce una netta serialità orizzontale accentuata dagli elementi marcapiano che sottolineano l’insieme delle otto unità residenziali. Un sistema di elementi lamellari dorati e bronzati formano un diaframma tra interno ed esterno articolando i volumi in un insieme leggero e luminoso. Ampie balconate, vere e proprie stanze open air, enfatizzano invece la forte connessione con il verde in cui il complesso è immerso. Un progetto profondamente legato alla speciale identità di Milano, in cui è esplicito il richiamo a edifici che hanno caratterizzato la città dal dopoguerra e rappresentano la sua anima tra arte e industria. È proprio quest’anima, fra l’altro, una delle motivazioni del primo premio "La ceramica e il progetto" − importante riconoscimento destinato alle migliori realizzazioni con piastrelle di ceramica italiane − promosso da Confindustria Ceramica assegnato a una delle torri, nel 2019, per la categoria residenziale. Un progetto sicuramente dotato di “un’eleganza democratica”, come ama definirlo il suo progettista.

Cascina Merlata: un habitat metropolitano smart e sostenibile, una nuova frontiera per il design urbanistico di una Milano che continua a salire. E a stupirci.

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