23 luglio 2019

National Museum of Qatar: la rosa del deserto di Jean Nouvel

Il Qatar è un paese giovane, in movimento, proteso verso il futuro. Ma con una grande consapevolezza della propria geografia sospesa tra mare e deserto, della propria storia di popolo pescatore e commerciante e della propria cultura legata alla narrazione orale e alla musica. Un paese che, negli ultimi cinquant’anni, ha vissuto un’evoluzione vertiginosa in seguito alla scoperta dei giacimenti di petrolio e gas naturale, ma che ancora conserva il mistero e la poesia di un luogo di confine.

È, dunque, comprensibile il desiderio di questo popolo di fissare le proprie origini e la propria identità. Da qui, l’urgenza di un museo etnografico nazionale. E chi meglio di Jean Nouvel, archistar noto per essere sostenitore dell'importanza sociale e culturale dell'architettura, avrebbe potuto trasformare in realtà l’esigenza di un’intera nazione?

“Il Qatar ha un rapporto profondo con il deserto, con la sua flora e fauna, i suoi popoli nomadi, le sue lunghe tradizioni. Per fondere queste storie contrastanti, avevo bisogno di un elemento simbolico. Mi sono ricordato del fenomeno della rosa del deserto: forme cristalline, come eventi architettonici in miniatura, che emergono dal terreno attraverso il lavoro del vento, dell’acqua salata e della sabbia. Il museo si è sviluppato da questa idea, con i suoi grandi dischi curvi, le intersezioni e gli angoli a sbalzo”.

Con queste parole, l’architetto, fondatore e direttore dell’omonimo Atelier, ha presentato il National Museum of Qatar che, come racconta, riproduce l’affascinante e scultorea volumetria di una rosa del deserto attraverso l’ardita combinazione di 539 “dischi”. Variamente orientati e diversi per diametro – da 14 a 84 metri –, questi elementi sono rivestiti da 76mila pannelli in calcestruzzo armato, rinforzato con fibra di vetro color sabbia. Tale architettura irregolare spezza la luce accecante del Qatar in raggi sottili e crea dei passaggi segreti alternati ad ampie sale, in una successione suggestiva di volumi e forme. L’interno, come l’esterno caratterizzato da finiture neutre e monocromatiche, è un susseguirsi di stanze quasi nascoste una dall’altra, muri obliqui, spazi piccoli seguiti da stanze con soffitti monumentali. Più ci si inoltra nei suoi meandri, più si comprende perché abbia richiesto 8 anni per essere completato. Non è solo una questione di complessità strutturale, ma anche esperienziale e soprattutto di discorso narrativo.

Nei suoi 52.000 metri quadrati, il museo dispone di 11 gallerie espositive permanenti, destinate a raccontare la storia del Paese; una galleria per mostre temporanee, un auditorium con 220 posti a sedere e un forum di dimensioni più contenute. Completano il progetto due caffetterie, un ristorante, una boutique, un centro di ricerca e ambienti destinati all’attività museale vera e propria, come laboratori di conservazione, magazzini e uffici. Inoltre, il museo ingloba e raccoglie, lo storico palazzo dello sceicco Abdullah bin Jassim Al Thani, residenza della famiglia reale e sede del governo prima, museo dopo.

Concepita come coinvolgente ed esperienziale, l’esposizione permanente ripercorre la storia del Qatar e del suo popolo, attraverso una narrazione cronologica, che prende avvio oltre 700 milioni di anni fa. Tre i “capitoli” tematici proposti: immagini d’archivio, reperti archeologici e di interesse naturalistico; testimonianze legate alla narrazione orale, alla musica, alla manifattura; e, per finire, una celebrazione dei condotti petroliferi, che hanno segnato la rinascita e la grande prosperità di questo paese. Il fil rouge di questo story telling sono i filmati, le voci degli anziani, le suggestioni audiovisive progettate esclusivamente per essere proiettate sulle originali pareti del museo. Per Nouvel, infatti, l'architettura è arte visiva e produzione di immagini, dove protagonisti sono la luce e le superfici più che la qualità scultorea del progetto.

In occasione dell’apertura, sono state commissionate opere site-specific ad artisti internazionali come l’israeliano Ali Hassan, l’iracheno Ahmed Al Bahrani e lo scultore francese Jean-Michel Othoniel. A lui si deve la monumentale installazione posizionata nel parco del museo − 112.000 mq di percorsi pedonali, una laguna, vegetazione autoctona resistente alla siccità del clima arabo − costituita da 114 fontane i cui flussi evocano le forme fluide della calligrafia araba.

Curata da Rem Koolhaas, Samir Bantal e Fatma Al Sehlawi, la prima mostra temporanea del museo, in programma fino a fine Agosto, è Making Doha: 1950–2030, che si concentra sul passato recente e sul futuro dell’urbanistica nella capitale del Qatar, città in cui proprio lo studio OMA fondato da Koolhaas ha ultimato i lavori per la costruzione della spettacolare QNL ‒ Qatar National Library.

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