10 marzo 2020

Neri Oxman. Material Ecology

44 anni, israeliana di nascita, architetto, computational designer e artista: questo, in estrema sintesi, il profilo di Neri Oxman, professoressa al MIT Media Lab di Boston e fondatrice del Mediated Matter Group tramite cui ha istituito una nuova disciplina chiamata material ecology − o ecologia dei materiali − che coniuga i progressi tecnologici della progettazione computazionale, della biologia sintetica e della fabbricazione digitale (alias stampa 3D) per produrre strutture compostabili, oggetti in vetro in grado di variare aspetto e proprietà strutturali e capi realizzati con un unico pezzo di stoffa di seta. È a lei, e ai suoi progetti naturali, sostenibili, futuristici e visionari, che il MoMA dedica una grande mostra, in calendario fino al 25 maggio, curata da Paola Antonelli, Senior Curator per l’Architettura e il Design del Museo.

Neri Oxman. Material Ecology mette in scena quel particolare intreccio tra biologia, ingegneria, scienza dei materiali e informatica che sta iniziando a influenzare la pratica del design e dell’architettura. A differenza di altri, tuttavia, Oxman si è già spinta lontano: non solo pensa in modo nuovo a materiali, oggetti, edifici e processi di costruzione, ma mette in relazione specie e discipline completamente differenti per portare avanti il suo particolare concetto di ecologia dei materiali. Così mentre ogni progetto di ricerca in mostra è individualmente innovativo, considerati tutti insieme costituiscono una nuova filosofia di progettazione e creazione – e persino di non fabbricazione – del mondo che ci circonda che, un giorno, potrebbe essere disponibile a tutti gli architetti e designer. Oxman guarda alla possibilità di far letteralmente crescere i suoi materiali in laboratorio, indirizzandone l’evoluzione naturale secondo modalità progettate. In questa visione olistica e multi-specie, gli organismi vengono plasmati per assumere forma, funzioni, e caratteristiche specifiche: un livello più avanzato di design organico, che supera l’imitazione della natura per arrivare invece alla sua ingegnerizzazione secondo parametri desiderati.

Di Paola Antonelli la decisione di non mostrare opere che siano prodotti finali (come una sedia, un accessorio indossabile o delle costruzioni) ma piuttosto oggetti che incarnano il processo con cui sono stati realizzati, “non prodotti” o “prodotti come processo”. Il pubblico è invitato a guardare al Design non come a una disciplina che “abbellisce” il mondo, ma come una pratica che mette in discussione il nostro rapporto con il mondo fisico e che impatta sul nostro ambiente.

On stage, sette esperimenti clou tra cui Agualoja, un biomateriale derivato da gusci di gamberetti e foglie che ci salverà dalla plastica, stampabile in 3D per creare oggetti e il Silk Pavilion II, versione site-specific di una cupola geodetica creata da migliaia di bachi da seta che filano seguendo le tracce di una struttura creata roboticamente.

Una mostra da vedere perché sperimentale, organica, visionaria, generosa, piena di speranza proprio come lo è la sua artefice, Neri Oxman.

Neri Oxman. Material Ecology

22 Febbraio – 25 Maggio 2020
MoMA, The Museum of Modern Art
New York

www.moma.org

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