16 giugno 2020

Nomadic Homes. Architecture on the move

Da sempre l’uomo sembra vivere in eterna tensione tra il richiamo dell’ignoto, e dunque del viaggio, e il bisogno ancestrale di un riparo. Oggi, più che mai, si assiste all’emergenza di una classe cross-generazionale che ha assorbito il moderno concetto di liquidità all’interno dei propri stili di vita. È la “tribù” dei nomadi urbani per la quale le condizioni di transitorietà e costante cambiamento rappresentano la norma in molti aspetti della vita: il lavoro, le relazioni, il luogo di residenza e non da ultimo la casa. Gli spazi abitativi stanno, così, gradualmente perdendo le loro caratteristiche di bene “permanente” e “di proprietà” a favore di configurazioni più flessibili e temporanee che mutano repentinamente al variare delle esigenze, dei bisogni e dei life stage di individui che si sentono a proprio agio a Milano come a New York, a Shanghai, Tokyo, Brasilia o Cape Town e che vivono all’insegna di una mobilità sempre più spinta, sia all’interno sia all’esterno delle mura domestiche. In fondo, l’idea di migrare verso luoghi nuovi è vecchia come il mondo, e se un tempo la partenza era legata al mutare delle stagioni, oggi spostarsi è una forma di lavoro o di svago.

Questo il cardine umano che sta portando gli architetti contemporanei a progettare case itineranti, talvolta con risultati tanto arditi quanto assurdi (è il caso della N55 Walking House che, letteralmente, cammina). Oggi, esistono case on the move − unità abitative accomunate dalla possibilità di spostarsi sul territorio, via terra, cielo o acqua di ogni forma e misura, per ricchi e per poveri, per giovani e per meno giovani. Con il volume Nomadic Homes. Architecture on the move, Philip Jodidio, direttore per oltre vent’anni della rivista Connaissance des Artes, ci accompagna in un’ampia rassegna di variazioni sul tema. Con attenzione accademica, una vasta documentazione iconografica e ricchezza di dettagli, Jodidio tira le fila e sistematizza il lavoro, raccogliendo alcuni degli esempi più straordinari di abitazioni itineranti e dividendoli in cinque sezioni: case su ruote, sull'acqua, in tenda, che camminano e case per i più bisognosi.

Una carrellata di progetti davvero ipnotici: dal grande ritorno dei caravan Airstream, passando per yacht incredibili (come il Motor Yacht A di Philippe Starck), camper e tende ecosostenibili, fino ad arrivare ai jet privati A319 o Boeing 737, vere e proprie regge volanti per pochi privilegiati. Ma non si tralasciano, le dimore di fortuna per chi è costretto a una vita sulla strada come i rifugi progettati dall’architetto Shigeru Ban, vincitore del Pritzker Prize. E non mancano nemmeno accenni futuristici come le ipotetiche case su Marte.

Pagina dopo pagina, il libro ci mostra come lo spirito nomade dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori sia ancora vivo in noi, donne e uomini della modernità. Se da un lato l’architettura si è sviluppata ricercando un senso di stabilità, legato a una vita sedentaria, l’era moderna ha portato con sé una nuova consapevolezza dello spazio e del tempo limitati che alimenta il più ancestrale desiderio di spostarsi. Come disse il filosofo cinese Lao Tzu: “Un buon viaggiatore non ha un piano prestabilito e non è teso verso una meta”. Ciò che conta è il viaggio in sé, e questo libro ne è la prova

#libro, #architettura