31 ottobre 2019

Novembre in agenda
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Richard Artschwager al MART di Rovereto: a cura di Germano Celant, in collaborazione con il Guggenheim di Bilbao, fino al 2 Febbraio 2020, la prima grande retrospettiva dell’artista americano scomparso nel 2013. Personaggio assai complesso la cui conoscenza appare fondamentale, e stimolante, per architetti e designer. La percezione dello spazio è, infatti, centrale nella sua ricerca e dettagli architettonici e oggetti di arredo compaiono spesso nelle sue opere.

Thomas Stearns alla Venini: prosegue la straordinaria stagione espositiva de “Le Stanze del Vetro”, presso la Fondazione Cini (Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia). Merita, prima di introdurre la mostra in corso, ricordare la sequenza delle esposizioni (un elenco che di per sé testimonia la qualità delle scelte): Carlo Scarpa, Napoleone Martinuzzi, Tomaso Buzzi, i de Santillana, il vetro finlandese, Vienna 1900-1937, Paolo Venini, Fulvio Bianconi, Ettore Sottsass, Vittorio Zecchin, il CIRVA, Maurice Martinot. Nel 1960 l’americano Stearns arriva, ventiquattrenne, alla Venini, dove propone pezzi, sia unici sia in serie limitata, talmente provocatori che quasi tutti i Maestri si rifiutano di lavorare con lui. Per la prima volta, a sessant’anni di distanza, la sua produzione è stata riunita grazie all’impegno di Marino Barovier. Fino al 5 gennaio 2020.

Le monde nouveau de Charlotte Perriand: alla Fondation Louis Vuitton di Parigi, fino al 24 febbraio 2020, in collaborazione con Cassina, il ritratto di una delle eroine del moderno. Per lunghi anni oscurata dal più celebre Le Corbusier, con cui lavora dal 1927 al 1937, la Perriand non solo è una straordinaria designer ma anche una delle poche donne a essere riuscite a imporsi in un ambiente allora dominato dagli uomini. Nel 1940, parte per il Giappone, ove verrà tenuta prigioniera durante il conflitto, costruendo una biografia assolutamente avventurosa che lei stessa racconterà nel suo “Une vie de création”: da rileggere prima di visitare a mostra!

Milano-Genova-Milano, o, per comodità, Milano-Milano-Genova: contemporaneamente, in tre luoghi differenti, si celebra lo straordinario momento che la pittura italiana vive tra le due guerre mondiali. Nel percorso si può partire dal Palazzo Reale di Milano dove, fino al 22 gennaio 2020, sono esposti i capolavori metafisici di Giorgio de Chirico, attraversare quindi il cortile che conduce al Museo del Novecento per immergersi nella, totalmente differente, rappresentazione “portata all’osso” di Filippo de Pisis (fino al 1 marzo 2020) e infine partire per Genova e, nella magia di Palazzo Ducale, concludere il percorso ragionando per intero sugli anni ’20 (“L’età dell’incertezza”, fino al 11 marzo 2020).

Una mostra da non fare (e quindi da non visitare): enormi polemiche sta suscitando la mostra “Il design del Terzo Reich”, dedicata, come dice chiaramente il titolo, alla progettazione in epoca hitleriana. Sostengono i curatori dell’olandese Design Museum Den Bosch a Hertogenbosch:Il design riflette l’intero mondo, con tutti i suoi lati positivi e negativi. L’esposizione Design of the Third Reich mostra il design come uno strumento nelle mani delle massime forze dell’oscurità. I nazisti erano maestri nell’usare il design per raggiungere il loro obiettivo, sia per convincere sia per distruggere un numero enorme di persone”. Posizione teorica probabilmente corretta a condizione di non arrivare a presentare i criteri di ideazione delle camere a gas! Fino al 19 gennaio 2020 (fortunatamente proibiti i selfie!)

Vienna è stata rossa: con la locuzione “Vienna Rossa” si definisce un periodo che va dal 1919 al 1934 e che vede la capitale austriaca avviare un imponente programma di edilizia economico-popolare che, attraverso l’invenzione del cosiddetto “HOF”, darà alloggio a migliaia di operai. Che cosa erano gli Hof? Edifici enormi e sostanzialmente “autonomi” che riprendevano l’utopia dei falansteri ottocenteschi. Il più celebre tra essi rimane il Karl-Marx-Hof, progettato da Karl Ehn, con un fronte di 1.100 metri e 1.382 appartamenti. Al suo interno servizi e ambulatori comuni, biblioteca, asilo, negozi di tutti i tipi e persino un grande parco. Una mostra sicuramente difficile per i non addetti ai lavori, ma da non perdere per gli appassionati di storia dell’architettura: al Wien Museum fino al 19 gennaio 2020.

Rosanna Bianchi Piccoli vasaia: “Unique pieces”. Fino al 6 gennaio 2020, una mostra di Rosanna Bianchi Piccoli è ospitata dalla galleria 10 corso Como a Milano. La location potrebbe trarvi in inganno: nulla di fashion nel lavoro dell’indomita novantenne, anzi la volontà di recuperare saperi popolari dando luogo, per la ceramica, a forme primigenie, campite di colori piatti e decisi. Rosanna usa chiamarli non tanto “Pezzi Unici” (come il titolo della mostra suggerisce), ma piuttosto “Vasi Sacri” perché sacro è, per lei, l’antico mestiere del vasaio così come l’astrazione delle forme risponde appieno a una tecnica e a una funzione. Da non perdere!

C’è sempre un dimenticato: il Design Museum di Gand propone la mostra “Lina Bo Bardi e Giancarlo Palanti. Studio d’Arte Palma, 1948-1951” che alla figura ormai molto conosciuta di Lina Bo abbina quella di Giancarlo Palanti: il dimenticato! Eppure per tutti gli anni Trenta e fino alla fine della guerra, Palanti era entrato nel novero dei migliori architetti italiani, socio di Albini, collaboratore di Domus e Casabella, così come, partito per il Brasile nel 1946, aveva inciso sulla formazione dei progettisti locali e, nel brevissimo sodalizio, con Lina aveva contribuito alla creazione di uno stile di arredamento “autoctono”. Molti dei suoi pezzi dimenticati, grazie anche alla galleria milanese Nilufar, sono ora in mostra in Belgio, fino al 16 febbraio 2020.

La Pimpa, Armando e anche Cipputi: scusate se ci permettiamo di essere “poco seri”, ma tra le segnalazioni delle grandi mostre non può mancare l’antologica che il Maxxi di Roma dedica a Francesco Tullio Altan, fino al 12 gennaio 2020. Dalla metà degli anni ’70 a oggi i suoi muratori in canottiera, i suoi cani a pois rosa, il suo Dio che si chiama semplicemente Trino e le loro fulminanti affermazioni ci hanno aiutato, molto più di tanti scritti paludati, a interpretare la realtà.

Canova, l’impossibile. Senz’altro più classico dei classici, Canova ci ha indicato il percorso per una bellezza “impossibile”. Fino al 15 di marzo 2020 più di 100 opere di questo maestro del Neoclassicismo sono in mostra a Roma, a Palazzo Braschi (accompagnate dalle immagini di Mimmo Jodice, fotografo che di grandi classici può sicuramente parlare!). Un’ esposizione in apparenza algida, per il freddo biancore dei marmi e dei gessi, ma in realtà sommamente erotica.

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