22 ottobre 2019

Oggetti del desiderio

Immagini oniriche, oggetti alienati, ibridi curiosi, prodotti dalla forte carica sensuale e ironica. In una parola, Surrealismo. Fondata nel 1924 da André Breton, questa corrente artistica ha esercitato, da allora, un’influenza decisiva su tutto il panorama del design, trasformando gli oggetti del quotidiano in opere d’arte moderna e rivoluzionando i canoni di grafica, cinema, fotografia e moda, fino a comparire sulle copertine di riviste come Harper’s Bazaar e Vogue. Di questo tratta l’antologica Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today al Vitra Design Museum: una mostra che esplora il rapporto tra surrealismo e design, analizzandone i retroscena, tra parallelismi e rimandi continui tra i due mondi. I capolavori artistici simbolo del Movimento furono, infatti, straordinariamente influenti per il mondo del design, avido di incorporare elementi onirici, tabù sessuali, fobie e desideri di potenza nella propria estetica.

Objects of Desire si apre con uno sguardo dagli anni ‘20 agli anni ’50, arco temporale in cui inizia a trasparire l’importanza del design per lo sviluppo del Surrealismo. Ispirandosi alla pittura metafisica di Giorgio de Chirico, artisti come René Magritte e Salvador Dalí cercarono di cogliere l’aura e il mistero degli oggetti di uso quotidiano. La ricerca del loro potenziale narrativo ha influenzato designer e architetti dello stampo di Le Corbusier. Ne è prova l’appartamento parigino da lui progettato per Carlos de Beistegui, uno dei più importanti collezionisti d’arte surrealista. Quando, dopo l’ascesa del nazionalsocialismo e l’occupazione della Francia, diversi esponenti del surrealismo emigrarono negli Stati Uniti, il movimento ispirò anche i designer dall’altro lato dell’Atlantico, tra cui Ray Eames e Isamu Noguchi.

La seconda parte della mostra esamina, invece, il modo in cui i surrealisti analizzarono gli archetipi degli oggetti quotidiani e minarono i codici di significato alla base del nostro mondo, apparentemente familiare. Dopo il 1945, molti designer utilizzarono strategie simili. Si pensi, ad esempio, ad Achille Castiglioni, i cui progetti spesso si basano sull’idea del ready-made. Molte opere del Radical Design italiano, fra cui «Sassi» (1967/68) di Piero Gilardi o la poltrona «Capitello» (1971) dello Studio65, ricordano i frammenti di oggetti decontestualizzati di Salvador Dalí o Giorgio de Chirico. Negli anni ‘60 e ‘70 anche artisti surrealisti come Man Ray o Roberto Matta sfruttarono la possibilità di utilizzare nuovi materiali plastici per trasformare le loro idee in sedie, poltrone e arredo. Anche i progetti più recenti presenti nella mostra si basano sulla decontestualizzazione e sullo straniamento di ciò che ci è apparentemente noto, ad esempio «Horse Lamp» (2006) di Front o «Coathangerbrush» (1992) di Konstantin Grcic, per il quale Marchel Duchamp è un’importante fonte di ispirazione.

La terza parte di Objects of Desire è dedicata ad amore, erotismo e sessualità: temi centrali del Surrealismo. Nel secondo Dopoguerra, queste tematiche si fecero strada nell’architettura di interni come dimostrano gli allestimenti e gli arredi creati da Carlo Mollino o «Mae West Lips Sofa» (1938) di Salvator Dalì, più tardi trasformato dallo Studio65 in «Bocca» (1970), l’iconico divano a forma di labbra. E anche nel design, basti pensare alla produzione di Gaetano Pesce, Maarten Baas o dello Studio Wieki Somers.

L’ultima parte dell’esposizione è incentrata su ciò che l’etnologo francese Claude Lévi-Strauss chiamava il «pensiero selvaggio», l’interesse cioè per l’arcaico, il casuale e l’irrazionale, che rispecchia tanto l’entusiasmo dei surrealisti per la cosiddetta «arte primitiva» quanto i loro esperimenti con materiali e tecniche. Nel design si possono ritrovare motivi simili, soprattutto a partire dagli anni ‘80, quando si fecero strada approcci sperimentali e i designer iniziarono a decostruire sia le forme sia le tipologie degli oggetti. Un esempio paradigmatico è rappresentato dal divano «Pools & Pouf» (2004) di Robert Stadler in cui un classico divano Chesterfield sembra sciogliersi come fanno gli oggetti nei dipinti di Salvador Dalí. Approcci simili sono riconoscibili nel lampadario che sembra esplodere, «Porca Miseria!» (1994), di Ingo Mauer, o in «Cocoon 8» (2015) di Nacho Carbonell, un ibrido fra tavolo e lampadario.

Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today è da vedere perché racconta quanto attuale sia il dialogo fra surrealismo e design e quanto abbia incoraggiato i designer ad andare oltre il visibile e il funzionale per concentrarsi sul messaggio che l’oggetto cela e porta in sé.

Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today

28 Settembre – 19 gennaio 2020

Vitra Schaudepot
Weil am Rhein – Germany

https://www.design-museum.de/en/information.html

#Surrealismo, #Objects of Desire: Surrealism and Design 1924 – Today, #Vitra Schaudepot, #Vitra Design Museum, #Le Corbusier, #Ray Eames, #Isamu Noguchi, #Radical Design, #Piero Gilardi, #Studio65, #Front, #Konstantin Grcic, #Carlo Mollino, #Maarten Baas, #Studio Wieki Somers, #Robert Stadler, #Ingo Maurer, #Nacho Carbonell, #mostra