17 settembre 2019

Olafur Eliasson: In real life

La prima, impressionante, esperienza creata da Olafur Eliasson per un’allora giovanissima Tate Modern fu il monumentale, quanto effimero, tramonto di The Weather Project. Era il 2003 e la Turbine Hall visse ininterrottamente, per qualche mese, immersa in quel struggente crepuscolo che garantì al suo autore fama mondiale. In mostra fino al 6 gennaio 2020, Olafur Eliasson torna a Londra con In Real Life, la più ampia monografica mai organizzata sulla sua attività.

Trenta opere realizzate negli ultimi trent’anni e sette inediti si alternano nelle sale della Galleria, e non solo. Ovunque, il visitatore – attratto dai molteplici stimoli luminosi, cromatici e olfattivi – è invitato a riflettere sulle modalità con cui si relaziona all’ambiente che lo circonda. “Seeing yourself sensing” è la formula con cui Eliasson descrive questa esperienza. L’arte di Olafur è, infatti, una continua ricerca sul nostro “sentire” in relazione allo spazio che abitiamo e percorriamo. Le sue installazioni usano riflessi, inversioni, immagini successive e colori cangianti, ma anche geometria e matematica per sfidare i nostri sensi. La luce, l’acqua, i fenomeni atmosferici e naturali sono il soggetto della sua arte che diventa, così, metafora visibile per sensibilizzarci verso una condotta più etica ed ecosostenibile per il pianeta.

Il messaggio è lampante già all’esterno della Tate Modern dove si viene accolti da Waterfall 2019, una spettacolare cascata di oltre 11 metri di altezza. Nelle sale, poi, il contato con la natura, reale o simbolico che sia, è assoluto. Siamo, di volta in volta, invitati a sfiorare un’immensa parete ricoperta di muschio islandese profumato (Moss wall, 1994); a inoltrarci in un suggestivo, quanto spaesante, corridoio di fitta nebbia (Your Blind Passenger, 2010) che cambia colore mentre lo si attraversa grazie alle luci a monofrequenza che vanno dal rosso inferno al bianco candido oppure a perderci nel giallo totale di Room for one color (1997); ad ammirare uno straordinario quanto singolare – perché si riesce a vedere solo da alcuni punti – arcobaleno che campeggia nel buio di una stanza (Beauty, 1993) oppure una continua e fittizia pioggia che bagna una vetrata reale (Rain Window, 1999); a riflettere davanti alle scioccanti fotografie dei ghiacciai islandesi che l’artista ha fotografato nel 1999 e a 20 anni di distanza (The presence of absence pavilion), testimoniandone la quasi totale scomparsa: una drammatica dimostrazione che ci apre bruscamente gli occhi sull’effetto distruttivo del cambiamento climatico.

Questa mostra evidenzia anche la passione di Eliasson per la geometria: numerose sono le opere realizzate con complesse forme a incastro e strutture cristalline, come Stardust particle, 2014 o Model Room, 2003 dove un’immensa vetrina di “modelli”, sculture e oggettini geometrici ricordano pianeti lontani e rimandano alla stretta collaborazione di Elafur con l'artista, matematico e architetto islandese Einar Thorsteinn.

L’ultima sala, The Extended Studio, è dedicata ai progetti dello Studio Olafur Eliasson di Berlino, in cui attivisti, artisti e ricercatori si incontrano ogni giorno per lavorare a un’arte in grado di essere utile. La partecipazione, l’accresciuta sensibilità “ambientale” che le opere di Eliasson reclamano da parte dei loro fruitori si duplica nella sua ferma volontà di contribuire attivamente al dibattito pubblico, prendendo posizione sui grandi temi della contemporaneità, a partire dal surriscaldamento climatico, ma non solo. Una lavagna di post-it, libri, articoli di giornale, report sul clima e citazioni ricopre l’intero spazio e invita gli spettatori a fare domande e a cercare risposte, informandosi e leggendo, ricercando.

Olafur Eliasson: In real life

Luglio 2019 – 5 gennaio 2020

Tate Modern
Londra

https://www.tate.org.uk/whats-on/tate-modern/exhibition/olafur-eliasson

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