16 luglio 2020

Opus, la progettazione fluida di Zaha Hadid

Dubai è la città dove i sogni architettonici si fanno realtà: oasi urbana e palestra ideale per architetti visionari e ambiziosi che qui vengono a sfidare le leggi dell’ingegneria, se non quelle della gravità. Non per nulla, sul suo territorio si trovano alcuni dei grattacieli più spettacolari del mondo, compreso il più alto in assoluto, il Burj Khalifa. Ma, qui, l’avanguardia edilizia sembra non fermarsi mai. Ultimo in ordine di costruzione ma tra i primi per teatralità è l’Opus, progettato da Zaha Hadid nel 2007 e portato a termine dal suo studio. L’edificio è sede del lussuoso Me Dubai, primo hotel del brand Meliá in Medio Oriente, ma anche di uffici, residenze private, ristoranti e caffè.

Inaugurato in primavera, l’Opus punta a divenire un nuovo landmark per la città. La mano (e i software) dell’archistar irachena è subito riconoscibile: l’edificio, infatti, è frutto di quella particolare progettazione che trova la sua raison d'être nella geometria parametrica i cui esiti sono tanto sperimentali e arditi quanto sofisticati. L’edificio alto 93 metri sembra assumere, così, aspetti differenti a seconda del punto dal quale lo si osserva, rivelando prospetti che raccontano storie progettuali diverse perché concepiti come entità autonome e distinte. Un fronte, infatti, ha l’aspetto di un volume squadrato, svuotato al centro da una porzione la cui forma, difficilmente identificabile nelle tradizionali figure geometriche, ne determina il monumentale vuoto centrale; l’altro, invece, è il risultato dell’affiancamento di due torri, unite tra loro da un ponte asimmetrico di 3 piani collocato a oltre 70 metri di altezza e da un atrio a quattro piani a livello del suolo. Così come nell’intenzione della sua progettista, dunque, l’edificio esplora e incarna concetti opposti: opacità e trasparenza; pieno e vuoto; staticità e dinamismo.

Caratteristica unica di Opus, che dispone di una superficie complessiva di 84.300 metri quadrati, sono le facciate del cubo costituite da vetrate a doppio vetro, isolanti, con un rivestimento protettivo dai raggi UV e un motivo che scherma gli spazi interni dall’irraggiamento solare eccessivo. Questo pattern riportato tutt’intorno all’edificio enfatizza la forma ortogonale del cubo e, nello stesso tempo, alleggerisce il suo volume grazie al rincorrersi fluido di luce, riflessi e trasparenza. Il prospetto di 6.000 metri quadri del vuoto, progettato utilizzando una modellazione 3D digitale, è formato da 4.300 componenti di vetro piani e curvi. E se di giorno l’esterno del cubo riflette il cielo, il sole e la città, di notte il vuoto è illuminato da una luce dinamica a LED che rende l’edificio decisamente suggestivo. Illuminazione che, così come la ventilazione, è regolata da sensori automatici di movimento ideati per ridurre inutili sprechi energetici.

A contribuire all’irripetibilità della struttura e, soprattutto, dell’hotel sono gli arredi. Nelle 74 camere e 19 suite, così come negli spazi comuni, sono stati inseriti esclusivamente mobili progettati dalla divisione Zaha Hadid Design: dai sofà “Petalinas” ai letti “Opus”, dal divano “Work & Play”, uno speciale arredo “combinato” con una scrivania e previsto per le stanze di categoria superiore, fino alla collezione bagno “Vitae”, progettata da Hadid nel 2015.

E se tutto ciò non bastasse, ecco cosa potrebbe rendere un soggiorno qui indimenticabile: la cucina spagnola del ristorante Central Cosmo Tapas & Bar o quella giapponese del ROKA, ristorante di cucina robatayaki, o ancora i cocktail del bar Refuel & Relax a bordo piscina, una palestra di 650 mq con attrezzi di ultima generazione o una spa con trattamenti d’avanguardia per un relax davvero assoluto.

#Zaha Hadid, #architettura, #Dubai, #Hotel design