21 gennaio 2021

Racconti di identità

Memoria e futuro. Sembra questo il segreto racchiuso nelle stanze di un museo d’impresa, realtà ormai sempre più diffusa nei vari settori produttivi. Salvaguardare il brand e valorizzarne il patrimonio, rendendolo vivo: è questa la nobile motivazione che smuove il desiderio principe alla base di ogni museo, là dove si materializza l’identità di un’azienda e dove si può toccarne con mano la storia.

Attraverso archivi, prototipi, pezzi unici, strumenti, fino ai macchinari e tanto altro ancora, i musei diventano anche strumento di dialogo diretto ed efficace, nonché di condivisione immediata con il proprio territorio. Un museo di questo genere non solo intrattiene ed educa, ma contribuisce a dare valore aggiunto a un’azienda, conservandone e diffondendone il know how. E diventa sempre più una vera e propria funzione d’impresa, proficua alla competitività e in diretta connessione con le strategie di marketing. Le istituzioni museali che presentiamo qui di seguito, legate al mondo dell’arredo, ci offrono un assaggio del loro vero e profondo valore. Incommensurabile.

Molto spesso un museo d’impresa nasce per celebrare un anniversario speciale. È il caso di quello di Calligaris, che lo scorso settembre ha inaugurato 300 m2 di spazi espositivi all’interno dell’headquarter di Manzano, vicino a Udine, dando l’avvio alle celebrazioni per i non lontani 100 anni dell’azienda, fondata nel 1923 come laboratorio artigianale per la produzione della sedia Marocca, tipico manufatto locale dalla struttura lineare in legno e seduta impagliata. Un museo dedicato non solo alla storia dell’impresa, che ha visto succedersi tre generazioni, ma anche a quella del distretto friulano della sedia, che copre l’80% della domanda nazionale e con una forte presenza in Europa, USA e Oriente. Sette i percorsi degli spazi espositivi, a partire dalle origini, affondate nel Settecento, per arrivare all’oggi, esplorando la vocazione innovativa dell’impresa che al legno ha affiancato la lavorazione di altri materiali, come metallo, cuoio, vetro e plastica, con una particolare attenzione alla sostenibilità.

Museo Calligaris, Manzano (Udine)

Un museo per un altro centenario è quello di Poltrona Frau aperto nel 2012 su progetto di Michele De Lucchi. Un’architettura industriale austera, bianca, identificabile da una lunga parete arancio che abbraccia l’angolo dello stabilimento di Tolentino. E con interni pensati come un grande contenitore di colore grigio, dal design essenziale. “L’intelligenza delle mani”, ossia le competenze riconoscibili nei prodotti del brand, accolgono il visitatore attraverso filmati suggestivi che evidenziano le fasi di lavorazione. In un patio centrale l’iconica Vanity Fair, mentre nella grande sala con torri scenografiche 11 icone, in una ricostruzione fedele del loro periodo storico, raccontano l’azienda unitamente a documenti originali, cartoline, manifesti pubblicitari, cataloghi, schizzi, disegni raccolti in una teca. Non manca una sala lettura, dove oltre a visite guidate vengono organizzate attività e laboratori di educazione museale per un museo che vuole essere vivo.

Poltrona Frau Museum, Tolentino (Macerata)
Photo Alessandro Digaetano

Concepito durante il processo di ricognizione storica iniziato in occasione della mostra Molteni80 che ha dato vita al Molteni Archive, con oltre 4.500 documenti, il Molteni Museum, inaugurato nel 2015, si trova a Giussano all’interno di un edificio industriale di fine anni ’50, ristrutturato nel 1986 da Aldo Rossi e Luca Meda e, successivamente, dallo Studio Cerri & Associati, che ha curato anche l’immagine coordinata del museo stesso progettato da Jasper Morrison. 48 prodotti icone ripercorrono la storia dei quattro brand dell’omonimo Gruppo – Molteni&C., Dada, Unifor e Citterio facendo del museo non solo un collettore di memoria ma anche un luogo vivo e un’occasione d’incontro per le comunità locali e internazionali con cui il Gruppo ha intrecciato relazioni nel tempo. Dal 2018 il museo ha allargato la sua mission culturale aprendosi all’arte contemporanea attraverso una collezione in progress con opere di giovani talenti, in vendita anche nei Flagship store dislocati nel mondo. Un museo che entro il 2021 avrà un completo new look a firma di Ron Gilad, per raccontare la storia dell’impresa con uno sguardo al presente e al futuro. Il nucleo storico rimarrà il cuore inviolato del nuovo progetto, a cui si affiancheranno iniziative speciali, globali e aperte al mondo grazie alla nuova flessibilità degli spazi e alle nuove tecnologie digitali.

Molteni Museum, Giussano (Monza e Brianza)

Anche il Kartell Museo, classe 1999, è nato per celebrare un compleanno, il 50°, distinguendosi subito come miglior museo d’impresa ricevendo, nel 2000, il Premio Guggenheim Impresa & Cultura. 8.000 oggetti, 5.000 disegni e 15.000 fotografie, in continua crescita, raccontano la felice storia dell’azienda di Noviglio, fondata nel 1949. Un excursus permanente, con l’allestimento di Ferruccio Laviani e la curatela di Elisa Storace, tra autoaccessori (esemplare il portasci K101, l’unico del suo genere leggero e facile da installare, è il primo prodotto Kartell), casalinghi (in nuovi materiali plastici con stampaggio industriale che si sostituiscono al legno e al metallo), lampade (con la 4006 di Achille e Piergiacomo Castiglioni, la prima a sospensione dell’azienda), articoli per laboratorio (nel 1958 nasce la Divisione Labware), mobili (con la divisione Habitat del 1963) e complementi d’arredo, fra cui molte icone del design italiano. Anche il contenitore stesso è un pezzo da museo, interessante esempio di architettura industriale condiviso con lo stabilimento firmato da Anna Castelli Ferrieri e Ignazio Gardella nel 1967, quando l’azienda si trasferì alle porte di Milano. Un luogo esclusivo per diffondere la cultura del design tramite pubblicazioni e ricerche, visite guidate e mostre.

Kartell Museo, Noviglio (Milano)

La storia imprenditoriale di cinque generazioni vede, invece, un ritorno alle origini nella dimora appartenuta ininterrottamente alla famiglia Rubelli, da fine Ottocento. A quasi 150 anni dalla fondazione, il Gruppo Rubelli, nel 2018, decide di trasferire la sede del proprio Archivio Storico, unitamente allo showroom capofila di tutti gli altri punti vendita nel mondo, nel trecentesco palazzo veneziano di famiglia, Ca’ Pisani Rubelli, in Piscina San Samuele. L’archivio racconta la produzione della ditta fin dai tempi più lontani e raccoglie migliaia di esemplari di stoffe antiche e preziose. L’affiancare l’archivio e le adiacenti sale di rappresentanza al negozio e all’esposizione tessile ai piani inferiori è un’operazione fortemente voluta dalla famiglia e dall’azienda per riallacciare il rapporto "su strada" con i veneziani e i passanti, tornando a rendere visibili i propri prodotti, eredi di una delle più nobili tradizioni veneziane quella dell'arte tessile e serica.

Archivio Storico Rubelli, Venezia

Altra storica realtà manifatturiera veneziana è quella di Venini. Nel 2008, dall’esigenza di rendere omaggio alla maestria e al percorso artistico dell’azienda, oltre che al sorprendente archivio storico, inizia a prendere forma il progetto del museo che aprirà, poi, nel 2009, all’interno della sede a Murano. Un inestimabile patrimonio composto da oltre 45.000 disegni d’artista, più di 10.000 foto d’epoca tra installazioni architettoniche, esposizioni del passato, eventi e personaggi e, infine, 5.000 opere, tra cui numerosi prototipi mai messi in produzione e prove d’autore molto rare, spesso prestati con i disegni ai più importanti musei internazionali per mostre dedicate alla storia dell’azienda e al vetro di Murano. Un museo che non racconta solo una continuità storica, ma un ciclo di vita completo, segnato da momenti, situazioni e creazioni uniche. Un percorso coinvolgente, fatto di sensazioni ed emozioni, come solo il vetro è in grado di dare.

Museo Venini, Murano (Venezia)

Altro museo dedicato al vetro è quello realizzato nel 1992 da Fiam Italia, azienda pioniera agli inizi degli anni ’70 nella creazione di una collezione di elementi di arredo in cristallo curvato. Spazio Miralfiore, questo il suo nome, è allestito all’interno dell’omonima villa, una dimora quattrocentesca restituita agli antichi fasti, immersa in un parco nel centro di Pesaro. La raccolta, una sessantina di pezzi unici, offre una panoramica della storia dell’arredo – rigorosamente in vetro – degli ultimi cinquant’anni, frutto delle proficue collaborazioni tra azienda e designer come Cini Boeri, Massimo Morozzi, Vico Magistretti, Enzo Mari, Philippe Starck, Daniel Libeskind, Massimiliano e Doriana Fuksas, Marcel Wanders.

Spazio Miralfiore - Villa Miralfiore, Pesaro

Un ampio spaccato della storia del progetto: questo, in sintesi, il museo Alessi, progettato da Alessandro Mendini con la curatela di Francesca Appiani e inaugurato nella primavera del 1998, in un edificio all’interno della fabbrica di Crusinallo di Omegna. L’azienda negli anni ha prodotto un’infinita varietà di prototipi, frutto della sua incessante attività di sperimentazione, che insieme alla produzione storica, ai tanti oggetti raccolti nel mondo e a una continua attività di acquisizione offrono un’amplissima panoramica dell’oggetto d’uso domestico. Prototipi, dunque, e prodotti non più in catalogo, stampati, documenti grafici e progettuali, stampi, allestimenti, immagini storiche, libri, riviste e cataloghi: una collezione specializzata di arte applicata e di design del XX secolo, con pezzi rarissimi che assolve alla funzione di archivio dell’identità culturale di Alessi. La collezione è, infatti, anche una preziosa fonte a cui attingono curatori di mostre temporanee. Diverse anche le mostre firmate dal museo stesso, come “Oggetti e Progetti. Alessi: storia e futuro di una fabbrica del design italiano” alla Die Neue Sammlung di Monaco di Baviera e “Alessi: Ethical and Radical” al Philadelphia Art Museum.

Museo Alessi, Crusinallo di Omegna (Verbania)
Photo Jacopo Farina

Bisognerà invece attendere il 2021 per scoprire il nuovo allestimento del museo Bitossi – parte della “Rete dei Giacimenti del Design Italiano”, promosso da Triennale Milano, e segnalato di notevole “interesse storico” dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana – che ospiterà un fondo ceramico di 7.000 pezzi dal 1853 a oggi.

Non è un museo vero e proprio, ma una sorprendente fabbrica-museo con le sue 2.500 sagome di altrettanti modelli di sedie, poltrone e divani, e i 2.500 disegni a grandezza naturale che riproducono i campioni realizzati nella lunga storia dell’azienda, la P&G Cugini Lanzani di Meda. Dal 1798 e da sette generazioni, da questo stabilimento nel cuore della Brianza, escono arredi pregiati in stile Impero, Luigi Filippo, Liberty e Art Decò, per il mercato nazionale (destinazione le case di importanti imprenditori e finanzieri e alberghi a cinque stelle) e, soprattutto, per l’estero (le dimore di miliardari americani, russi, austriaci e inglesi).

Concludiamo, citando Museimpresa, l’Associazione Italiana Archivi e Musei d’Impresa, di cui fanno parte anche alcune collezioni sopraccitate, fondata a Milano nel 2001 per iniziativa di Assolombarda e Confindustria. Una rete unica a livello europeo impegnata nella salvaguardia della memoria dell’industria italiana e nella valorizzazione delle testimonianze dell’immensa capacità manifatturiera italiana.

Il connubio tra impresa e patrimonio culturale è un brand heritage di valore inestimabile. Il futuro di un’azienda si costruisce dalla propria storia e intuendo quali valori trasmettere, quali linguaggi utilizzare per poter dialogare con l’oggi e con un pubblico sempre più internazionale. Quale strumento migliore di un Museo?

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