21 luglio 2020

Rivoluzione a due ruote

La “nuova normalità”, da un lato, e la “nuova mobilità” dall’altro. Scatenata dal Coronavirus e dalla conseguente paura del contatto ravvicinato, nonché dall’obbligo tassativo del distanziamento fisico, la nuova mobilità va di pari passo con la nuova normalità. Per ovviare alla promiscuità, le persone – in primis quelle già tornate sul luogo di lavoro – hanno identificato la bicicletta con la soluzione delle loro paure e dei loro dubbi. Complice anche la bella stagione, ci si affida – e ci si fida – alle due ruote, la nuova regina incontestata della strada.

Uno spiccato interesse verso la bicicletta incomincia qualche anno fa con il bike sharing, sistema di condivisione green inventato da un gruppo anarchico negli anni Sessanta ad Amsterdam, lasciato poi senza seguito fino agli anni Novanta, quando Copenaghen lancia il primo servizio pubblico. Fra le città che, successivamente, si appassionano alle due ruote condivise Parigi, che nel 2007, affida a Patrick Jouin le stazioni di Vélib (abbreviazione di vélo e liberté, ossia bici e libertà), il sistema di noleggio di biciclette realizzato dal Comune che ha rivoluzionato la mobilità con i suoi quasi 20.000 mezzi. Spetta invece a Milano con BikeMi il primato della versione integrata, con l’inserimento, in tempi di EXPO 2015, di 1.000 biciclette con pedalata assistita accanto alle oltre 3.600 tradizionali.

Accanto a questa sempre più allargata mobilità sostenibile, ora si tende a promuovere questo mezzo di trasporto non solo per il suo valore etico-ambientale, ma soprattutto, perché assicura il pieno rispetto delle nuove norme sanitarie. Il pedalare, iniziato come mero esercizio fisico quotidiano durante il lockdown continua come vera e proprio modalità di connessione tra luoghi non troppo distanti tra loro. In paesi come la Francia, è lo stesso governo che spinge al suo utilizzo per recarsi al lavoro, offrendo cinquanta euro a chi la fa sistemare per poterne riprendere l’uso. Anche in Italia il Ministero dell’Ambiente ha appena erogato il bonus che incentiva l’acquisto di bici e monopattini.
Parallelamente, i sindaci di tante capitali si sono impegnati nel potenziare la rete ciclabile, soprattutto dalle periferie verso i centri: piste permanenti o pop up, per soddisfare le esigenze pandemiche del momento. 50 km a Parigi, 35 a Milano e 30 a Londra, tanto per citare alcuni esempi. Non da meno alcune città statunitensi dalla California, con Oakland e San Francisco, a New York, Boston, Minneapolis, Philadelphia, Seattle e Burlington, nel Vermont, che hanno pianificato di far chiudere strade trafficate (fino a 100 miglia a New York) per lasciarle di dominio esclusivo a biciclette e pedoni.

La richiesta di bici in questi mesi post-Covid è andata alle stelle: negozi e produttori di tutto il mondo registrano crescite vertiginose nelle vendite, negli ordini e nelle prenotazioni. I designer hanno dunque avuto un'altra pagina bianca su cui iniziare a progettare il nostro futuro, a pedalata umana o assistita: bici urbane, come le ultracompatte e pieghevoli o a scatto fisso; le cargo, sempre più usate dalle aziende per il delivery in città, ma anche dalle persone comuni per andare a fare la spesa o accompagnare i bimbi all’asilo; oppure quelle da cicloturismo, da corsa, da montagna. Chi ne ha più ne metta, in strada!

Iniziamo da una bicicletta che si ispira ai primi esempi di draisine, inventate a Parigi nel 1861 nei pressi di Avenue de Montaigne. Audrey Lefort and Thibault Halm, fondatori della giovane azienda francese Coleen, specializzata in e-bike, propongono il loro ultimo modello, senza precedenti per il rapporto peso-potenza, che piacerà agli amanti dello stile vintage elegante. Presentato al CES di Las Vegas 2020, la nuova bicicletta si caratterizza, oltre che per la quasi totale possibilità di personalizzazione – 5 colori + il pantone della stagione che cambia ogni sei mesi, velocità da 15,5 o 28 miglia orarie, forcelle ammortizzate in alluminio o fibra di carbonio – per il motore posto, insolitamente, sulla ruota posteriore. Che tradotto in pratica significa nessuna usura meccanica e cambi di marcia a scatti. Su misura anche molti degli accessori, dalle borse al portapacchi, alla sella. Vincitrice Eurobike e Huawei Digital InPulse 2018 e Red Dot Award 2019.

Nasce, invece, da un sogno-sfida – quello di creare una e-bike super leggera, super performante e super tecnologica, insomma la migliore al mondo – la nuovissima bicicletta firmata dal francese Ora Ito e Marc Simoncini, fondatore di Meetic. Con telaio in carbonio-alluminio, una batteria leggera (2 kg), indicatori di direzione e luci iperboliche, Angell si connota per il morbido design e un cockpit digitale che offre la possibilità di scegliere in modo intuitivo uno fra i 4 programmi di pedalata assistita e i 3 di modalità di guida e di controllare le previsioni del tempo, la velocità e il livello della batteria. Dotata anche di allarme antifurto e di un sistema di avviso dei soccorsi in caso di caduta. In sintesi: 13,9 kg di assoluta efficienza e stile.

Leggerissima – poco più di 11 kg – Eeyo, disponibile in due modelli, è la prima biciletta, rigorosamente elettrica, della Gogoro, il colosso taiwanese leader asiatico degli scooter. Tutta in carbonio, anche ruote e manubrio, è caratterizzata dall’assenza del tubo verticale sotto il reggisella che le conferisce grande leggerezza. Novità assoluta è la smartwheel, ovvero tutte le componenti del powertrain sono inserite nella ruota posteriore. Che tradotto significa niente cavi e niente batterie ingombranti. Ricaricabile in due ore e mezzo, volendo anche con un caricatore portatile che si aggancia all’hub, oppure su uno stand quando parcheggiata. Contro i furti, la smartwheel è integrata anche una connessione di prossimità, che blocca la ruota.

Di prossimo lancio (autunno 2020) su Kickstarter, la Tuck Bike dell’ingegnere londinese Alex Animashaun, è una vera e propria invenzione in risposta alle esigenze del commuter contemporaneo: una bicicletta con le prestazioni di una due ruote normale ma pieghevole, anzi doppiamente pieghevole (tuck in inglese ha, fra gli altri, anche il significato di piegare, raggomitolare) perché telaio e ruote sono compattabili in un unico blocco di 61x83x37cm – più o meno le stesse dimensioni di una borsa da week end. Anche quando piegata, può essere facilmente trasportata grazie a due piccole ruote o restare in piedi da sola attivando un fermo. Le ruote con raggi di carbonio e gomme airless sono a prova di foratura e non necessitano di essere gonfiate.

Pensata invece per chi non può andare in bicicletta da solo, la Hugbike® come anticipa il nome – è la due ruote dell’abbraccio, dell’inclusione sociale. Un tandem che grazie a un lungo manubrio permette a chi siede dietro di condurre, mentre chi è davanti può pedalare in piena sicurezza “avvolto” dalla guida altrui. L’idea nasce dalla difficoltà del padre di un ragazzo autistico a portarlo in bici, sia per il peso, sia perché un tandem tradizionale non permetteva di controllarlo (molti ragazzi scappano dalla bici appena fermi), di parlargli (il vento porta via le parole dette dal guidatore) e di coinvolgerlo (vedeva solo la schiena del conducente). Un progetto frutto dell’incontro tra la Fondazione Oltre il Labirinto onlus e Banca della Marca, commercializzato – dal 2014, dopo che il primo esemplare viene donato al Papa – attraverso la società Opera della Marca che fa riferimento alla Fondazione stessa. Una bici che fra i tanti premi e riconoscimenti ha ricevuto anche, nel 2019, quello della NATO per l’innovazione sociale: i ragazzi autistici della Fondazione sono infatti impegnati nell’assemblaggio di alcuni componenti della bici (selle, ricambi, istruzioni…) nonché nelle fasi di test dei prodotti.

Primato assoluto anche per l’Arc bike II realizzata da MX3D, giovane società olandese specializzata in sistemi robotici a più assi in 3D. Trattasi del primo veicolo in alluminio stampato in 3D. Un software di progettazione generativa permette di creare una bicicletta adatta alle proporzioni e al corpo di ogni ciclista che viene poi stampata e assemblata nel giro di 24 ore.
Anch’esso stampato in 3D, l’ultimo modello della collezione Stadtfuchs della tedesca UrwahnBikes, in collaborazione con Schmolke Carbon, azienda specializzata nella realizzazione di parti per biciclette in fibra di carbonio, materiale sempre più usato nella stampa tridimensionale quale rinforzante dei compositi. Si contraddistingue per la cromatura in rame del telaio e per sella, manubrio e cerchi clincher di 45 mm in carbonio, oltre che per le sospensioni elastiche sulla ruota posteriore che ne fanno una bici adatta ai percorsi sconnessi. Un passo verso il sogno di una bici da corsa, tutta in carbonio e tutta con stampa 3D.

E’ stata presentata lo scorso gennaio al CES di Las Vegas, riscontrando un gran successo, la Smart Cargobike che segue il suo conducente, al suo passo, quando non la guida, riconoscendolo attraverso una telecamera posizionata sulla parte anteriore. In un mondo dove la consegna a domicilio è sempre più diffusa, questo veicolo - sviluppato da IAV, società tedesca specializzata in automotive - è sicuramente vincente, permettendo a chi deve fare consegne ravvicinate di non dover continuare a salire e scendere dal veicolo e di mettere in sicurezza la merce lasciata a bordo, perché il contenitore-baule si apre solo registrando la presenza del driver. Il veicolo è connesso al DiSA, un sistema digitale di assistenza, capace addirittura di controllare l’intera catena logistica, dalla gestione della flotta dei veicoli dell’azienda, alla programmazione delle consegne e ai percorsi stradali.

Fatto ad arte per un collezionista di biciclette nonché appassionato di porcellane, un esemplare unico prodotto dalla cecoslovacca Festka, specializzata in pezzi esclusivi su misura, e decorato dall’illustratore Michal Bačák. Dopo tredici mesi di gestazione, una bicicletta che racconta la vita del ricco cliente di Bangkok, dai nomi dei suoi tre figli ai suoi hobby. Il tutto con motivi grafici tra l’azulejo portoghese e il Blue Willow, e tocchi di oro a 24 carati.

Anche l’arte riconosce il valore delle due ruote con la mostra “Traguardo volante. Columbus e Cinelli tra arte e bicicletta”, dal 24 settembre da Antonio Colombo Arte Contemporanea di Milano, a cura di Luca Beatrice. Il connubio arte e bicicletta ha antiche origini, sicuramente ottocentesche. Piace poi ai Futuristi, incuriositi da questo veicolo che non necessita energia ed è sinonimo di leggerezza e libertà, e continua fino agli anni Ottanta, con oggetti di stile e linee e colori ultra pop. In mostra, oltre a pezzi contemporanei ispirati a telai, materiali tubolari e tecnologici, alla velocità e alla competizione anche opere di Gabriel Orozco, Salvo, Mario Schifano, Maurizio Cattelan inerenti al connubio arte-ciclismo, e bici d’artista, fra gli altri di Alchimia, Alessandro Mendini e John Pawson.
E bicimania, sia!

#nuova normalità, #Bicicletta, #mobilità sostenibile