04 settembre 2019

Settembre in agenda
Eventi, news, curiosità, oggetti, libri e tutte le novità in breve del mese

Tony Cragg a Boboli: la scultura contemporanea ha avuto da sempre a Firenze un trattamento privilegiato in luoghi privilegiati, in particolare Piazzale Michelangelo (indimenticabile Henry Moore nel 1972) e appunto i giardini di Boboli ove, fino al 27 ottobre, si può ammirare una scelta delle opere dell’artista inglese, ma residente in Germania, Tony Cragg. Ben conosciuto a Milano (numerose le personali a lui dedicate), ma ancora da scoprire per molti. Imprevedibile (e godibilissimo) il rapporto tra il patrimonio secolare di vegetazione dei Giardini e le strane stalagmiti o i mostri fitomorfici di Cragg. Per finire, in lontananza spuntano, in un cercato dialogo, le torri e le cupole al di là dell’Arno.www.uffizi.it

Lake Como Design Fair: giunge alla seconda edizione, dal 20 al 22 di settembre, questa iniziativa che assomiglia assai più a una mostra che non a una fiera. Divisa in due splendide sedi, il design ospitato nel ridotto del Teatro Sociale e l’architettura a Palazzo del Broletto, la Lake Como Design Fair affronta quest’anno il tema del colore. Prototipi, modelli, disegni, pezzi unici selezionati dai due curatori, la gallerista Margherita Ratti e l’architetto scrittore Andrea Kofler, faranno il punto delle tendenze, ma potranno anche essere direttamente acquistati!
https://lakecomodesignfair.com/

Un omaggio ai bambini appena nati: è a Roma, nella straordinaria Piazza del Popolo, che viene replicata dal 2 luglio la poetica opera di Alberto Garutti dedicata ai “neonati”. Fino al 1° dicembre 2019 ogni volta che al Policlinico Gemelli nascerà un bambino una delle luci della piazza pulserà. Un inno alla vita e all’eguaglianza quanto mai necessario oggi. Ci piacerebbe che, ogni qual volta verrà avvistato il segnale luminoso, scoppiasse un applauso liberatorio.

On Flower Power. The role of the Vase in Arts, Crafts and Design: imprevedibilmente alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma il designer catalano Martí Guixé, con Inga Knölke, mette in scena, fino al 3 Novembre, una epopea del vaso da fiori. Elemento spesso sottovalutato nelle grandi storie (ma ricordiamo la bellissima mostra “Di vaso in fiore”, a cura di Beppe Finessi, al museo Poldi Pezzoli di Milano nel 2011), il vaso è in realtà perfettamente in grado di “radiografare” gli stili comportamentali di un’intera epoca. Un’ennesima felice intrusione di argomenti “bassi” nel luogo deputato all’arte “alta”, come ci ha abituato Cristiana Collu, direttore GAM dal 2015.
http://lagallerianazionale.com/

Un’autostrada nella Galleria delle Turbine: anche il visitatore più smaliziato, anche chi avesse visto già visto, nel 2000, il ragno gigante di Louise Bourgeois o la tromba a scala ambientale di Anish Kapoor (2003) o sorgere e tramontare il sole di Olafur Eliasson nel 2004 o ancora, nel 2007, lo scivolo iperbolico di Carsten Höller e la temibile crepa di Doris Salcedo (2008), anche chi, nel 2011, avesse camminato sui semi di girasole di Ai Weiwei, non potrà non restare perplesso scoprendo un vero ponte autostradale installato all’interno della Tate Modern. Emblema di tutte le periferie, e quindi di tutte le emarginazioni del mondo, nonché, per l’artista Mark Leckey, nato in una zona popolare nei pressi di Liverpool, pregnante ricordo d’infanzia, il moncone di ponte verrà ricostruito in scala 1:1. Dal 24 settembre a gennaio 2020.www.tate.org.uk/visit/tate-modern

Lo scultore amato dagli architetti: a Pietro Consagra (1920-2005) è dedicata, fino al 20 di ottobre, la retrospettiva “Consagra Architettura” a Marsala, nell’antico convento del Carmine (in realtà per il grande scultore, nato a Mazzara del Vallo, sempre in provincia di Trapani, una sorta di “ritorno a casa”). Consagra che, assieme a Accardi, Turcato, Dorazio, Perilli e Attardi, ha animato la corrente astratta romana, in chiara opposizione a Picasso prima e al Pop poi, aveva inventato una tipologia di “scultura frontale”, composta per sovrapposizione di strati, che gli architetti della sua generazione hanno molto amato (i Milanesi ben la conoscono per le due importanti opere poste tra via Broletto e piazza Duomo) e che è giusto oggi cominciare a ricordare.

Sugli specchi: “Spiegel. Der Mensch im Widerschein” (Specchio. Il riflesso dell’io). In special modo dedicata ai narcisisti o comunque a tutti coloro che non si accontentano dei moderni selfie, al Rietberg Museum di Zurigo, c’è tempo fino al 22 settembre per visitare questa incredibile mostra che raccoglie più di 220 opere “riflettenti”. Dagli specchi egizi in bronzo alle opere di Michelangelo Pistoletto: specchi ovunque. Una lezione necessaria per i designer prima di affrontare la progettazione dell’oggetto più psicanalitico presente nelle nostre case e, contemporaneamente, il più “assente”.
https://rietberg.ch/#/

Far vedere l’Aria: riprendendo il titolo della celebre performance di Bruno Munari (1969) introduciamo la mostra “Design on Air” al Centre d’Innovation et de Design del Grand Hornu a Hornu in Belgio (fino al 23 ottobre). Anche se usualmente non si considera l’aria tra i “materiali da costruzione” del design o dell’arte, qui, invece, scopriamo aria ovunque: aria come “riempimento” in oggetti gonfiabili (indimenticabile la “Blow” di De Pas D’Urbino Lomazzi per Zanotta nel 1967), aria come tecnica produttiva (capace di dare vita a capolavori quali la “Air Chair” di Jasper Morrison, per Magis, nel 2000), aria nelle sculture gonfiabili di Franco Mazzucchelli e persino nelle forme d’acciaio di Jeff Koons.
http://www.cid-grand-hornu.be/

“How we will live together?”: è questa delicata domanda a costituire il tema della prossima Biennale Architettura di Venezia (23 maggio - 29 novembre 2019), come recentemente annunciato da Hashim Sarkis, curatore appena nominato: «Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli architetti di immaginare degli spazi nei quali possiamo vivere generosamente insieme”. Sarkis, non molto conosciuto dal grande pubblico, è di origine libanese e, oltre a gestire un proprio studio di progettazione tra Beirut e Cambridge, insegna alla Architecture and Planning School del MIT.
https://www.labiennale.org/it/news/biennale-architettura-2020-how-will-we-live-together

Un omaggio dovuto: fino al 29 settembre a Palazzo Reale, curata da Marco Meneguzzo, si potrà visitare “Nanda Vigo. Light Project”. Protagonista indiscussa del design italiano, compagna di strada di artisti quali Gio Ponti, Lucio Fontana e Piero Manzoni, la Vigo ha segnato un percorso ardito e inedito che, oltre al valore oggettivo della sua produzione, rimane come modello da un lato di un possibile rapporto tra arte e design e dall’altro di un ruolo chiave per le donne designer. In mostra capolavori assoluti quali i “Cronotopi” (presenti anche a scala ambientale), le lampade per Arredoluce e gli specchi per Glas.https://www.palazzorealemilano.it/

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