22 ottobre 2020

Verso nuovi mondi

Se il sogno di molti è cambiare vita, il desiderio di molti altri è quello di poter riuscire a vivere nello spazio. Fino a qualche anno fa la Luna sembrava la meta più ambita, ma una volta raggiunta ed esplorata si è capito che non poteva essere l’habitat ideale. Oggi, si pensa invece a colonizzare Marte, più simile al nostro pianeta. Altra utopia o vera possibilità? Il pianeta rosso appare essere sempre meno lontano dal nostro immaginario e sempre più presente nel nostro futuro. Il primo progetto non fantascientifico che lo ha coinvolto risale addirittura al 1952, ma negli ultimi decenni sono diverse le agenzie spaziali che si sono date da fare per progettare piani di trasporto interplanetario per equipaggi umani ed eventuali successivi soggiorni. Persino Elon Musk, imprenditore visionario alla guida di diverse compagnie tra cui Tesla e SpaceX, è da tempo impegnato nella corsa verso Marte, sognando di realizzare in dieci anni mille astronavi che, con una media di tre voli al giorno, riuscirebbero a trasportare sul pianeta fino a 100mila persone all’anno.

Alcuni scienziati stanno sperimentando come sarebbe effettivamente la vita su questo pianeta, il quarto dal Sole. L’Interstellar Lab, questo il nome del centro di ricerca nato nel 2018, con sedi a Parigi e Los Angeles, sta progettando un sistema di biomi – ampie porzioni di biosfera individuata e classificata in base al tipo di vegetazione dominante, quando terrestre, o alla fauna, se acquatico – nel deserto californiano del Mojave, per immaginare i futuri insediamenti umani nello spazio. Inaugurazione prevista entro il 2021.

“La vita senziente è piuttosto rara nel nostro universo” spiega Barbara Belvisi, fondatrice e CEO di Interstellar Lab, imprenditrice e la più giovane investitrice europea di venture capital, annoverata tra le Top 10 Women in Tech in Francia e Global Top 100 di Forbes nel 2018. “Stiamo costruendo tecnologie che aiutino a preservare e rigenerare la vita sulla terra in questo momento e su altri pianeti in futuro. I due pianeti hanno molto in comune. Quello che occorre portare su Marte per la vita è quello che dobbiamo proteggere sulla terra adesso”.

L’idea è, dunque, quella di sviluppare delle tecnologie per rendere possibile la vita su Marte e, se funziona, portarle anche su altri pianeti. Di che cosa si tratta esattamente? In sintesi, del primo villaggio terrestre autosostenibile e bio-rigenerativo. Partiamo dal suo nome: EBIOS, acronimo di stazione sperimentale bio-rigenerativa. Sperimentale perché è un villaggio creato con l’utilizzo della tecnologia spaziale ed essendo aperto a ospitare ogni genere di persona, non solo gli addetti ai lavori, tutti possono provare questo nuovo modo di vita sulla terra. Bio-rigenerativa, invece, perché la biologia è al centro di tutto il sistema e perché, secondo la filosofia di Interstellar Lab, l’unico modo per poter vivere su questo pianeta e, in un futuro, su altri è essere in armonia con la natura stessa, amalgamandola alla tecnologia, da intendersi non come nemico della natura ma come sua perfetta integrazione.

La stazione si presenta come un vero e proprio agglomerato urbano, un villaggio composto da tante unità, di cui alcune caratterizzate da cupole totalmente trasparenti o meno permeabili alla luce, disposte a cerchio a creare un’enclave ripiegata su se stessa, che ne riflette simbolicamente la totale autosufficienza garantita, appunto, dai sistemi di supporto vitale rigenerativi. La stazione, progettata da un team di architetti e ingegneri secondo i dettami dell’architettura parametrica - che assegna alle funzioni precisi valori matematici ponendoli in relazione in quanto parametri - ha una struttura resistente, ma facilmente smontabile, ed è pensata come un insieme di moduli, al momento con capienza massima di 5 persone. Ogni stazione prevede un centro per le arti e per la musica, oltre a un’area destinata a laboratori di scienze per sperimentare e testare le varie tecnologie di supporto vitale.

Obiettivo ultimo di EBIOS è quello di produrre e riciclare acqua, cibo ed energia per un totale complessivo di 100 persone. Interstellar Lab sta lavorando, infatti, a stretto contatto con la NASA studiando il trattamento delle acque, i sistemi di coltivazione delle piante, le tecnologie di stampa 3D e l’analisi del comportamento umano in ambienti chiusi. Pensata come un sistema a circuito chiuso, garantisce un impatto neutro in termini di emissioni di carbonio, zero sprechi e conservazione della natura.

Concepita come centro di addestramento per astronauti e centro scientifico di ricerca e per l’agricoltura, per metà dell’anno è aperta anche al pubblico generico, dalle famiglie agli studenti ai curiosi. In altre parole, a tutti coloro che desiderano contribuire alla costruzione del mondo di domani, sulla terra e altrove. Ogni esperienza corrisponde a una settimana di soggiorno. EBIOS è dunque un vero e proprio spazio vivente, dove ciascuno può sbizzarrire la propria immaginazione, contribuendo a costruire un futuro di speranza e di vita. Una seconda EBIOS è già stata pensata per sorgere nei pressi del Centro Spaziale Kennedy di Cape Canaveral e ne sono previste altre otto nel giro di dieci anni.

Se gli umani si stabilissero sulla Terra per la prima volta, come sarebbe la loro prima base? Questo è ciò di cui parla EBIOS. Un nuovo inizio sulla nostra terra. Non ci resta che aspettare, invece, per rispondere alla mitica domanda di David Bowie: Is Life on Mars?

www.interstellarlab.earth

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