10 aprile 2020

(di questi tempi) leggere, ma soprattutto rileggere!

di Marco Romanelli

Nel 1941 viene pubblicato un piccolo libro: etichettato come storia per bambini, conosce un successo incredibile, tradotto in ben 120 lingue. L’autore è un aviatore che, pochi anni dopo, nel 1944, cadrà con il suo aereo. Si chiamava Antoine de Saint-Exupéry. Il libro si intitola “Il Piccolo Principe”: lo lessi da bambino e lo rilessi a un bambino, e poi a un altro e a un altro ancora, ma, ormai più di venti anni fa, ho scoperto che non si trattava semplicemente di una storia, tristissima, emozionante, indimenticabile, ma di un vero e proprio manuale di progettazione.

Nella confusione teorica e metodologica della contemporaneità, le parole del Piccolo Principe e dei suoi compagni di viaggio (il fiore, la volpe, il mercante, il serpente) possono trasformarsi, infatti, in un prontuario di design in pillole. Vediamo insieme come e perché:

1) Gli architetti e il contesto:
“Il piccolo principe attraversò il deserto e non incontrò che un fiore… “Buon giorno” disse il piccolo principe. “Buon giorno” disse il fiore. “Dove sono gli uomini?” domandò gentilmente il piccolo principe… “Gli uomini?... Non si sa mai dove trovarli. Il vento li spinge qua e là. Non hanno radici e questo li imbarazza molto”.
Progettare significa scavare nella propria terra (e nel proprio cuore) per trovare quelle radici, quei segni che ci porteranno a un’umile originalità, a un’integrazione forte con l’ambiente. Dimentichiamoci, dunque, molte delle odierne star dell’architettura e del design: egocentrici indifferenti al territorio o all’identità aziendale.

2) Gli architetti (e soprattutto i clienti) e il valore:
“… i grandi amano le cifre” .... Se voi dite ai grandi: “Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con dei gerani alle finestre e dei colombi sul tetto”, loro non arrivano a immaginarsela. Bisogna dire: “Ho visto una casa da centomila lire”, e allora esclamano: “Com’è bella”.
La poesia vale oggi assai poco: è difficilmente monetizzabile. Questo porta a una grande omologazione dei materiali del progetto: la “bellezza” pare aver ormai una sola voce.

3) La voce segreta degli interni:
“Quando ero piccolo abitavo in una casa antica, e la leggenda raccontava che c’era un tesoro nascosto. Naturalmente nessuno ha mai potuto scoprirlo, né forse l’ha mai cercato. Eppure, incantava tutte le cose. La mia casa nascondeva un segreto nel fondo del suo cuore…”.
Non durano nel tempo gli interni senza segreti: ogni casa, piccola o grande che sia, deve portare una differenza, una specificità. Deve assomigliarci. Chiunque entrerà nella nostra casa cercherà allora di carpirne il segreto: la luce? il colore? il silenzio? un fiore?

4) Progettare velocemente?
“Buon giorno” disse il piccolo principe. “Buon giorno” disse il mercante. Era un mercante di pillole che calmavano la sete… “Perché vendi questa roba?” disse il piccolo principe. “E’ una grossa economia di tempo” disse il mercante. “Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti alla settimana”. “E uno cosa se ne fa di questi 53 minuti?”. “Ne fa quel che vuole…”. “Io”, disse il piccolo principe, “se avessi 53 minuti da spendere, camminerei dolcemente verso una fontana….”.
Questo deve essere il tempo del progetto: camminare dolcemente verso una fontana in modo da, una volta arrivati, essere pronti a bere acqua sorgiva. Facendolo si depureranno, a migliaia, imitazioni e idee pleonastiche. E se qualche produttore nel frattempo vi chiedesse: “mi farebbe un divano così e così, con le gambe di uno e il bracciolo dell’altro e i cuscini del terzo?” potreste semplicemente rispondere “sono spiacente, ma sto camminando dolcemente verso una fontana”.

Ecco, dunque, l’esercizio da fare, in questi giorni: rileggere un’opera che avete amato, senza moralismi, ma trasformandola in un’occasione di riflessione progettuale. A chi fosse senza idee potrei consigliare l’Odissea?

#architettura, #progetto