06 novembre 2020

Il mondo del progetto visto con il cinema, ma a casa

di Porzia Bergamasco, Curatrice scientifica MDFF

Per il 2020 l’appuntamento con Milano Design Film Festival è in streaming.

L’ultimo avviso che ricorda di spegnere lo smartphone e poi, cala il buio. Il silenzio. Un attimo dopo, tutto sembra lontano e comunque fuori. Dentro, si innescano altre relazioni spazio-temporali. Questo accade in una sala cinematografica. Alla sua ottava edizione, Milano Design Film Festival, sperimenterà invece la visione in streaming. Dal 6 all’8 novembre. Non c’è un luogo fisico, ma è comunque un ambiente unico e dedicato, in cui ritrovarsi: una piattaforma alla quale accedere dal sito. Gli incontri di persona sono compensati da interviste e dibattiti registrati, e da due live in diretta zoom, da riguardare anche a festival concluso. Le “chiacchiere da intervallo” e i “passaparola”, sempre apprezzati, sono concentrati nei commenti sui social. Le proiezioni, invece, sono previste in un orario preciso, nel quale scegliere fra più film – alcuni anche in replica. Rispettano, cioè, il calendario di un programma dal vivo. È necessario partecipare, esserci, in quel determinato momento. È così salva, pur se in modo virtuale, quella speciale alchimia che si crea quando tutti insieme si assiste contemporaneamente a un evento in diretta. In particolare, a una proiezione cinematografica.

Sarà diverso. Ma l’home video è ormai una realtà più che collaudata e con la loro speciale malia, i documentari di MDFF, prendono lo spettatore per mano, da qualunque postazione, e lo portano a spasso per il mondo. Nelle trasformazioni e nella vita delle città: da Bergamo a Doha, da Tokyo a Tripoli, da Napoli a Parigi, da Firenze a Istanbul. Nei significati al centro dei progetti e di storie insolite. Negli studi di architetti e designer: Ryūe Nishizawa e Kazuyo Sejima, Snøhetta, Piers Taylor... Al fianco di progettisti che vanno a implementare professionalità e possibilità di crescita sociale ed economica, lì dove non ci sono, come il collettivo PR5 o il designer Giulio Vinaccia, o come gli architetti Michael Maltzan e Alexander Hagner che da Los Angeles e Vienna studiano strategie edilizie per i senzatetto. Nelle biografie dei maestri amati – nello specifico, Tadao Ando, Bruce Goff, Raymond Moriyama, Charlotte Perriand – che si compongono con sempre preziosi materiali di archivio. A volte con immagini mai viste. A volte da nuove angolazioni, come nel caso della storia della Olivetti. Si impara. Si accendono nuove curiosità. Si ricorda. La forma documentaristica – anche quando racconta il design e l’architettura – segue poetiche narrative differenti. E spesso trovano nella durata di un cortometraggio, la loro espressione più affascinante e imprevista. Quelli scelti per l’edizione 2020 non smentiscono le aspettative con i lavori dei registi Laura Chiossone, Nic Bello, Alexandre Humbert, Mathilde Lavenne, giusto per citarne alcuni.

Quest’anno il programma è stato costruito seguendo la parola “Ri-connettersi”. Scelta in mesi non sospetti, sembra trovare maggior senso nella situazione attuale. Di rottura e sospensione. Di ricerca. Offre poi una lente di ingrandimento con cui guardare e leggere il messaggio contenuto nelle pellicole. Che appartiene a tutti, dato che la progettazione a qualunque scala – non ci stancheremo mai di affermarlo – è nella vita di ognuno. E, oggi più che mai, può offrire soluzioni alle tematiche aperte: dalla sostenibilità ai trasporti, dalla salute al lavoro, dalla socialità all’insegnamento, dall’agricoltura all’alimentazione (argomento al quale da questa edizione MDFF dedica una sezione). Non mancano, per restare nell’attualità, indagini ed esperienze legate al lockdown, che ci ha imposto una riflessione sulla connessione ad ampio spettro. Ma soprattutto, “Ri-connettersi”, suggerisce modi per provare ad accettare la complessità, e viverla facendo meno danni possibili. Quest’anno sarà assegnato un premio, MDFF Award, al miglior film che riesce a raccontare tutto questo, scelto dalla giuria composta dagli architetti: Nina Bassoli, Marco Della Torre, Franco Raggi e Carles Muro. È un premio “una tantum” pensato per compensare simbolicamente le difficoltà che tutto il settore cinematografico ha dovuto affrontare nell’anno della crisi sanitaria mondiale e che ha rallentato, se non cancellato, numerose produzioni.

Il festival nasce a Milano e qui si produce. Un focus sulla città sarà mantenuto con gli architetti dello studio Barreca & La Varra (anche Guest curator di MDFF 2020) che in una lecture presentano quattro loro progetti conclusi o working progress. Esempi virtuosi di un’architettura pensata per le persone e per uno sviluppo urbano organico. Ma rendere questa edizione gratuita alla portata di tutti su scala nazionale, per un festival unico nel suo genere in Italia, e conservare in una fruizione digitale ciò che anima una manifestazione come un festival di cinema, è la scommessa del 2020. Sperimentare, in fondo, è la risposta allo smarrimento e all’imprevedibilità legata a questa fase epocale. Per imparare a ibridare la tecnologia a nostra disposizione e capire il modo migliore per introdurla strategicamente nel futuro. Non solo in emergenza.

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