31 gennaio 2020

La cultura progettuale milanese: racconti di vita dalla Fondazione Franco Albini
Franco Albini: la città

“L’architettura è come la coscienza. Alla base dell’architettura c’è sempre un problema morale”.
Franco Albini, 1954

Franco Albini dedica particolare attenzione al tema dell’edilizia residenziale popolare, in particolare con la sperimentazione nel corpo della città di Milano dei principi e degli obiettivi maturati nelle ricerche del razionalismo europeo.
Questa ricerca costituisce una fase significativa nella produzione di Albini, anche perché svolta in gruppi che divenivano laboratori di studio di quello che si sarebbe voluto fare della città.
Era il gruppo di architetti che gravitavano intorno a Persico e Pagano e alla rivista “Casabella”.

“Per Albini si tratta di un tema d’obbligo (nota Cesare De Seta), in quanto queste architetture farebbero parte di un mondo che egli accetta per dovere d’ufficio come se la sua fosse un’adesione morale a una battaglia a cui partecipa perché non si possono tradire gli impegni più gravosi della professione e per la sua condivisione delle posizioni di Pagano” (Matilde Baffa, La casa e la città razionalista in “Zero Gravity. Franco Albini. Costruire le modernità”, La Triennale di Milano e Electa SpA, Milano 2006).

Sono anni di grandi esperienze ma anche di profondi disincanti.
La produzione architettonica di edilizia popolare del periodo anteguerra di Albini si muove tra riferimenti a una cultura europea ancora esterna rispetto al clima dominante e la rigorosa messa a punto di schemi tipologici che seguono precise regole distributive e aggregative.
La specificità, invece, del suo contributo in questo campo nel dopoguerra consente di individuare una nuova e precisa posizione nei confronti del problema progettuale, una vera e propria “sfida”.

Case per lavoratori Incis a Vialba – Milano, 1951-53

Il corpo scala – elemento autonomo rispetto al volume dell’edificio – disimpegnato da ballatoi/passerelle che distribuiscono a più alloggi per piano, costituisce uno dei temi fondamentali negli edifici progettati da Franco Albini a Vialba.

La scomposizione e ricomposizione del volume residenziale in prismi sfalsati e ruotati determina, in pianta, una poligonale il cui sviluppo racchiude il corpo scala: tale soluzione, adottata in una prima ipotesi di progetto che prevede anche la chiusura del vano scala con pareti vetrate, è modificata nella stesura definitiva, aprendo una estremità della poligonale e allineando gli ultimi due alloggi.

Un’intera parte di ogni alloggio viene ruotata in pianta rispetto all’ortogonale dell’alloggio stesso, soluzione che permette di costituire lo sviluppo poligonale.

Albini redige inizialmente con Piero Bottoni numerose ipotesi planimetriche alternative: è interessante confrontare la purezza del razionalismo “classico” adottato da Bottoni negli adiacenti edifici in linea, con la scomposizione di volumi che caratterizza gli interventi albiniani.

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