27 maggio 2019

La cultura progettuale milanese: racconti di vita dalla Fondazione Franco Albini
Franco Albini: la città

“L’architettura è come la coscienza. Alla base dell’architettura c’è sempre un problema morale”.
Franco Albini, 1954

Franco Albini dedica particolare attenzione al tema dell’edilizia residenziale popolare, in particolare con la sperimentazione nel corpo della città di Milano dei principi e degli obiettivi maturati nelle ricerche del razionalismo europeo.
Questa ricerca costituisce una fase significativa nella produzione di Albini, anche perché svolta in gruppi che divenivano laboratori di studio di quello che si sarebbe voluto fare della città.
Era il gruppo di architetti che gravitavano intorno a Persico e Pagano e alla rivista “Casabella”.

“Per Albini si tratta di un tema d’obbligo (nota Cesare De Seta), in quanto queste architetture farebbero parte di un mondo che egli accetta per dovere d’ufficio come se la sua fosse un’adesione morale a una battaglia a cui partecipa perché non si possono tradire gli impegni più gravosi della professione e per la sua condivisione delle posizioni di Pagano” (Matilde Baffa, La casa e la città razionalista in “Zero Gravity. Franco Albini. Costruire le modernità”, La Triennale di Milano e Electa SpA, Milano 2006).

Sono anni di grandi esperienze ma anche di profondi disincanti.
La produzione architettonica di edilizia popolare del periodo anteguerra di Albini si muove tra riferimenti a una cultura europea ancora esterna rispetto al clima dominante e la rigorosa messa a punto di schemi tipologici che seguono precise regole distributive e aggregative.
La specificità, invece, del suo contributo in questo campo nel dopoguerra consente di individuare una nuova e precisa posizione nei confronti del problema progettuale, una vera e propria “sfida”.

Quartiere “Fabio Filzi”, 1936-38

“Nel disordinato mosaico delle abitazioni milanesi questo quartiere Fabio Filzi rappresenta una rarissima eccezione … al posto dei soliti campionari della vistosità novecentesca … un quartiere di case economiche e senza tare monumentali si è trasformato in una lezione di urbanistica inequivocabilmente chiara ed esemplare”.
(G. Pagano, Un’oasi di ordine, in “Casabella Costruzioni”, dicembre 1939).

Il progetto era il risultato di un concorso bandito dall’Istituto per le Case Popolari di Milano che, a partire dal 1932 aveva aperto una stagione di grande sperimentazione, coinvolgendo gli architetti razionalisti in un settore – quello dell’abitazione economica – di vitale importanza per il futuro della città di Milano.

“Gli edifici sono stati disposti a schiere parallele in direzione N.S. che poco si discosta quindi dall’asse eliotermico N. N.E. – S. S.E. generando così cortili aperti su tutte le vie circostanti e di superficie maggiore di quella regolamentare. Tale disposizione concede in primo luogo una perfetta insolazione di tutti gli alloggi, perché anche d’inverno, il sole, per quanto sorga e tramonti con minore angolo di declinazione rispetto al meridiano, può ugualmente dalle prime ore del mattino fino alle ultime penetrare negli spazi liberi tra schiera e schiera; in secondo luogo, una completa, continua e pronta aerazione dei cortili, che impedisce il ristagno di odori e la formazione di umidità sui muri; in terzo luogo, un ottimo sfruttamento della costruzione non essendovi quelle zone perse che risultano sempre dall’intersezione di corpi di fabbrica orientati ortogonalmente tra di loro; e da ultimo conferisce un piacevolissimo aspetto a tutto il quartiere sia visto dall’esterno che dall’interno, e un senso di spazio, di aria libera, di salubrità che invoglia a dimorarvi”. (Dalla relazione tecnica dello Studio Albini)

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