20 dicembre 2019

La cultura progettuale milanese: racconti di vita dalla Fondazione Franco Albini
Franco Albini: la città

“L’architettura è come la coscienza. Alla base dell’architettura c’è sempre un problema morale”.
Franco Albini, 1954

Franco Albini dedica particolare attenzione al tema dell’edilizia residenziale popolare, in particolare con la sperimentazione nel corpo della città di Milano dei principi e degli obiettivi maturati nelle ricerche del razionalismo europeo.
Questa ricerca costituisce una fase significativa nella produzione di Albini, anche perché svolta in gruppi che divenivano laboratori di studio di quello che si sarebbe voluto fare della città.
Era il gruppo di architetti che gravitavano intorno a Persico e Pagano e alla rivista “Casabella”.

“Per Albini si tratta di un tema d’obbligo (nota Cesare De Seta), in quanto queste architetture farebbero parte di un mondo che egli accetta per dovere d’ufficio come se la sua fosse un’adesione morale a una battaglia a cui partecipa perché non si possono tradire gli impegni più gravosi della professione e per la sua condivisione delle posizioni di Pagano” (Matilde Baffa, La casa e la città razionalista in “Zero Gravity. Franco Albini. Costruire le modernità”, La Triennale di Milano e Electa SpA, Milano 2006).

Sono anni di grandi esperienze ma anche di profondi disincanti.
La produzione architettonica di edilizia popolare del periodo anteguerra di Albini si muove tra riferimenti a una cultura europea ancora esterna rispetto al clima dominante e la rigorosa messa a punto di schemi tipologici che seguono precise regole distributive e aggregative.
La specificità, invece, del suo contributo in questo campo nel dopoguerra consente di individuare una nuova e precisa posizione nei confronti del problema progettuale, una vera e propria “sfida”.

Quartiere Ina Cesate – Milano, 1951-54

Il piano urbanistico dell’intervento, affidato ad Albini, Albricci, Belgiojoso, Gardella, Peressutti e Rogers, viene drasticamente ridotto a lavori già iniziati, compromettendo la configurazione finale del quartiere, il suo “equilibrio” urbanistico” fondato sull’attento “studio dei rapporti esterni tra il nuovo nucleo residenziale e l’esistente paese di Cesate e dei rapporti interni tra le abitazioni e il centro e i servizi generali”.

da Relazione sul quartiere di Cesate, in “Casabella continuità, 216, 1957

Il progetto fu steso dagli architetti di comune accordo: stessa generazione, la prima in Italia dei cosiddetti architetti razionalisti; la scuola di formazione, cioè il Politecnico di Milano; la militanza antifascista e l’impegno civile; la vicinanza a un universo di principi e valori figurativi rappresentati dall’architettura moderna, infine la collaborazione a vari incarichi di progettazione urbana e architettonica.

In questo intervento, come in altri del dopoguerra, l’architetto conduce una ricerca anche sull’autonomia volumetrica del corpo scala, tema divenuto una delle principali cifre del suo modus operandi.

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