30 ottobre 2019

La cultura progettuale milanese: racconti di vita dalla Fondazione Franco Albini
Franco Albini: la città

“L’architettura è come la coscienza. Alla base dell’architettura c’è sempre un problema morale”
Franco Albini, 1954

Franco Albini dedica particolare attenzione al tema dell’edilizia residenziale popolare, in particolare con la sperimentazione nel corpo della città di Milano dei principi e degli obiettivi maturati nelle ricerche del razionalismo europeo.
Questa ricerca costituisce una fase significativa nella produzione di Albini, anche perché svolta in gruppi che divenivano laboratori di studio di quello che si sarebbe voluto fare della città.
Era il gruppo di architetti che gravitavano intorno a Persico e Pagano e alla rivista “Casabella”.

“Per Albini si tratta di un tema d’obbligo (nota Cesare De Seta), in quanto queste architetture farebbero parte di un mondo che egli accetta per dovere d’ufficio come se la sua fosse un’adesione morale a una battaglia a cui partecipa perché non si possono tradire gli impegni più gravosi della professione e per la sua condivisione delle posizioni di Pagano” (Matilde Baffa, La casa e la città razionalista in “Zero Gravity. Franco Albini. Costruire le modernità”, La Triennale di Milano e Electa SpA, Milano 2006).

Sono anni di grandi esperienze ma anche di profondi disincanti.
La produzione architettonica di edilizia popolare del periodo anteguerra di Albini si muove tra riferimenti a una cultura europea ancora esterna rispetto al clima dominante e la rigorosa messa a punto di schemi tipologici che seguono precise regole distributive e aggregative.
La specificità, invece, del suo contributo in questo campo nel dopoguerra consente di individuare una nuova e precisa posizione nei confronti del problema progettuale, una vera e propria “sfida”.

Case nel Quartiere "Mangiagalli", 1950-52

“Chi sa leggere a fondo l’architettura riconosce in queste semplici case per lavoratori le pieghe e gli accenti della storia spirituale di Albini e Gardella. E sarebbe inutile esercizio il cercar di distinguere l’apporto di uno o dell’altro, individuando nell’idea della scala la ricerca di Albini, o nel modulo delle finestre e nello spartito del fianco il gusto di Gardella”.

Autore anonimo, Case nel quartiere Mangiagalli a Milano, architetti Franco Albini e Ignazio Gardella, in “L’Architettura. Cronache e Storia”, settembre 1956

I due edifici sono costituiti dall’accostamento in linea di tipi edilizi uguali, ad esclusione della differente articolazione di una delle due testate, soluzione declinata in numerose varianti.

Il tipo edilizio è composto da due alloggi per piano serviti da un unico corpo scala, separato dal volume residenziale e disimpegnato da passerelle a ponte.

Il progetto costituisce un’attenta e sapiente mediazione e sintesi di soluzioni tipologiche, di elementi relativi al linguaggio di caratteri stilistici precedentemente adottati da Albini e Gardella in progetti redatti autonomamente.

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