27 maggio 2019

La cultura progettuale milanese: racconti di vita dalla Fondazione Vico Magistretti
Vico Magistretti: la città

“(Milano) È una città stimolante per lavorare, brutta, ma non provinciale. Non ci si incontra mai. È questa la sua grande dote: è solitaria. È la stessa solitudine che si respira a New York”.

Vico Magistretti, 1980

Casa in piazzale Aquileia, 1961-1964

"Ricordo con piacere una casa che ho fatto in piazzale Aquileia, una torre, una torretta… che secondo me forse è la più bella casa che ho fatto a Milano, forse”. V.M.

"L’urbanistica è un programma, è un modo di fare una città monocentrica o policentrica, è un modo di organizzare i trasporti… ormai si capisce che le città dovrebbero essere fatte su più livelli, Tokyo è su sette livelli per esempio! Anche qui (n.d.r. a Milano), perché non si gira? Ma perché bisognerebbe abolire il piano terreno, in buona parte non dappertutto, e fare due strade: sotto ci passano le macchine, sopra ci passano i pedoni". V.M.

In modo particolare, ferma restando la capacità di Magistretti di esprimersi nelle sue architetture, è qui evidente anche la sua profonda conoscenza delle caratteristiche della vita e degli spazi provati, che ne ha fatto uno dei maggiori interpreti dell’architettura degli interni e del design domestico contemporanei.
da Giuliana Gramigna, Sergio Mazza, Milano. Un secolo di architettura milanese dal Cordusio alla Bicocca; Hoepli, 2001

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