11 dicembre 2019

Cina loves (Italian) design

Si è da poco concluso il Salone del Mobile.Milano Shanghai e il successo che ne è scaturito conferma quanto (e in che modo) la Cina – in particolar modo le sue generazioni più giovani – stia ridefinendo il modo di interpretare e vivere gli spazi abitativi, siano essi privati che pubblici. Un cambiamento culturale su cui, sicuramente, ha influito anche l’incontro e il confronto con l’Occidente, il suo design e la sua creatività. Consci del ruolo da protagonista che il Paese del Dragone assumerà sempre più in futuro, i brand che hanno dato vita alla Manifestazione milanese a Shanghai hanno voluto farsi sostenitori di queste trasformazioni, portando proposte che integravano originalità, qualità, manifattura artigianale e innovazione nel rispetto della sensibilità e della tradizione cinese dell’arredo.

Oggi, per il consumatore cinese – giovane, tecnologico, cosmopolita – che cerca l’oggetto di design più in linea con la propria personalità e il proprio spazio, Made in Italy sembra essere la parola d’ordine e il driver caratteristico della domanda del mercato. Nell’immaginario collettivo del Paese, infatti, lo stile e il “saper fare” italiani sono garanzia d’eccellenza e distinzione. A partire dalla scelta e dall’uso dei materiali. E a Shanghai proprio la materia, nella sua accezione più ampia, sembra essere la protagonista assoluta. Laddove il colore si fa quasi del tutto neutro per incontrare il gusto di un’altra cultura, laddove la linea tende ad arrotondarsi e a semplificarsi e la forma si fa accogliente, i materiali si riappropriano della scena e catturano non solo gli occhi, ma tutti i sensi dello spettatore.

Marmi nobili e algidi, ceramiche colorate e hi-tech, legni antichi e contemporanei, metalli che colpiscono per la loro duttilità, plastica pop e colorata, vetro che esalta la purezza di luci e forme, tessuti preziosi, unici e profondi, pelli di ultima generazione per un decór senza tempo. Il design, a Shanghai, si racconta attraverso la materia che diventa vera e propria trama narrativa.

Così, in cucina sono andati in scena agglomerati di ultima generazione che sposano l’estetica di marmi e pietre naturali ma promettono una maggiore resistenza nel tempo e una più facile manutenzione (Veneta Cucine, Scavolini, Aran)

Nel living, il marmo, materiale tanto ancestrale per natura quanto contemporaneo per linguaggio, va alla ricerca di nuovi codici e stili che ne valorizzino l’impatto scenico (Citco).

Tra valori eco-friendly e recupero dell'artigianalità, il legno torna in molti ambienti alla ricerca di un’armonia tra creatività e natura e con un valore aggiunto: le intriganti variazioni di colore, dai toni sabbiosi al marrone scuro, passando per insolite sfumature grigie e verdi (Binova, Cesar, Ernestomeda, Flou, Lema, Molteni e Dada, Porro, Poliform, Riva1920). E si fa anche carta da parati (Tabu).

La ceramica si presenta in una veste nuova − in termini di scala, texture e colori − per il mercato cinese. Praticamente in ogni stanza dell’abitare, con creatività e sperimentazione passa dai rivestimenti all’arredo del bagno, dai complementi all’oggettistica, puntando sempre sul senso di meraviglia che riesce a suscitare (Antonio Lupi, Richard Ginori, SigmaL2, Villari).

Mettendo in evidenza le tecniche di lavorazione tra artigianale e industriale, molti brand hanno lasciato parlare il metallo: bronzo, alluminio, acciaio e ottone raggiungono, attraverso il design e grazie ai processi di forgiatura, ossidazione e anodizzatura, il massimo della loro espressività. In questo caso, le forme elementari e geometriche paiono studiate proprio per mettere in evidenza l’intervento sul materiale (Paolo Castelli, Vittoria Frigerio, Longhi, Officine Gullo, Turri, Visionnaire).

Il buono e il bello della plastica − che ha espresso il proprio spirito libero e giocoso anche su questo palcoscenico − si riflette in arredi, oggetti e complementi resistenti, leggeri, colorati o trasparenti, espressione del potere energizzante di questo materiale. E, tra le linee e le forme, è facile leggere quella promessa di libertà e innovazione di cui il design moderno e contemporaneo si è innamorato (Kartell).

Il vetro e la sua versatilità. A Shanghai le trame di questo materiale vengono trattate, di volta in volta, in modo più formale, grafico e tecnico o maggiormente poetico e scenografico. E così, il vetro dà vita a luci essenziali, geometriche, ad alto tasso di contemporaneità o, al contrario, a modelli che valorizzano la tradizione, spesso reinterpretata in modo quasi sovversivo rispetto ai canoni della classicità (Artemide, Barovier&Toso, Foscarini, Gallotti&Radice, Patrizia Garganti, Nemo, Oluce, Penta).

Tessuti e parati puntano su materiali naturali, un mood fresco e colori maschili. Ma anche su circolarità, trasparenza del processo produttivo, innovazione responsabile e approccio transculturale. Si è fatto notare il velluto, quasi onnipresente su sedute e imbottiti, che ha, dalla sua, il valore aggiunto di una tattilità sensuale e consente di donare profondità anche alle nuance più minimal. Ma anche lana, jacquard, broccati, cotone, viscosa e seta (Amini, Edra, Living, MissoniHome, Moroso, Rubelli, Sahrai, Somma1867).

La pelle, però, non resta indietro. La sua resa tattile e visiva è, anche in Cina, sinonimo di lusso ed esclusività. Sartoriali e hand made, gli imbottiti (e non solo) di cuoio sono un evergreen che si rinnova in chiave design e si confermano protagonisti della scena grazie a qualità, comfort su misura e una cura sartoriale per i dettagli (Giorgetti, Flexform, Minotti, Ceccotti, Natuzzi).

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