11 novembre 2020

Design Parade (I parte)

Quando eravamo bambini, segnali di fumo indicavano l’accampamento indiano o il falò acceso dall’eroe sopravvissuto. Ne eravamo assolutamente certi. D’altronde, i segnali non vanno mai sottovalutati, caso mai colti al volo e analizzati: ci forniscono indicazioni per strade da percorrere, testimoniano ipotesi evolutive e tendenze prossime a venire. Anche il mondo del design ha i suoi incursori, che lanciano segnali nell’aria e, come è logico che sia, possiede una retrovia, che sviluppa tali segnali nel tempo. A noi interessa individuare i fenomeni, se possibile, al loro nascere o, comunque, prima di una piena affermazione, per poterne dare conto in termini non diciamo critici, ma senz’altro analitici.

SEPARARE E SANIFICARE

Impossibile non cominciare questa disamina degli eventi che si sono succeduti, a partire da gennaio 2020, se non con la diffusione mondiale del Coronavirus. Emergenza sanitaria che, in primis, ha portato a un cambio radicale del nostro stile di vita e, conseguentemente, all’annullamento di tutte le grandi occasioni internazionali di incontro. Il Salone del Mobile 2020 è stato prima spostato al mese di giugno e quindi definitivamente rimandato all’edizione 2021. Nel periodo di fermo delle attività, non si sono, tuttavia, interrotte né le riflessioni progettuali né quelle più specifiche su come il nostro settore debba affrontare il problema. Lascerà profonde tracce la ricerca aziendale che in questi mesi ha affrontato questioni quali, da un lato, lo sviluppo dell’e-commerce, dall’altro lo studio di procedimenti di igienizzazione e di materiali facilmente sanificabili (in primis il vetro: interessante a questo proposito la proposta di Piero Lissoni per Glas Italia con l’articolata collezione di porte da interno Spin).
www.glasitalia.com/it

Sherazade Spin, design by Piero Lissoni, Glas Italia

Allo stesso tempo sono state riscoperte tipologie adatte a delimitare gli spazi (quindi paraventi e divisori), ma anche ad assicurare un confortevole smart work (piccoli scrittoi, facilmente inseribili nelle camere da letto, e poltroncine in-between casa e ufficio). Tra gli scrittoi possiamo citare l’essenziale modello Era di David Lopez Quincoces per Living Divani o Tucano, disegnato da Monica Förster per Zanotta, con struttura in acciaio piegato e piano in cuoio sagomato, o ancora il raffinato modello MO Bridge Small Desk, in legno massello con fasce intrecciate, ideato da Shinsaku Miyamoto per Ritzwell.
www.livingdivani.it - zanotta.it - ritzwell.com/en

Era, design by David Lopez Quincoces, Living Divani

Varie, invece, le soluzioni di paravento, da quelli più decorativi a quelli più tecnici, che svolgono anche un’attività di fono-assorbenza (resasi oltremodo necessaria, anche al di fuori degli ambienti di lavoro, durante la recente convivenza domestica forzata). Una tipologia che Caimi Brevetti affronta da sempre: oggi propone Sepa Rolls, su progetto di Sezgin Aksu, paraventi in acciaio e tessuto snowsound, accostabili e liberamente spostabili su rotelle. Philippe Nigro presenta, invece, con Manerba, il sistema plurifunzionale Stem: libreria-divisorio attrezzabile con elementi imbottiti a fungere da phone booth individuali. Gli schienali possono essere rivestiti in tessuto proprio al fine di raggiungere un buon livello di fono-assorbenza.
www.caimi.com - manerbaspa.com

Stem System, design by Philippe Nigro, Manerba

IL DESIGN È VERDE?

Un’improvvisa ossessione “verde” ha recentemente trasformato designer, filosofi e architetti in giardinieri. Tutto ha da essere verde ma non tutti ricordano che la natura si esprime con colori molto più variegati che non il solo verde: deserti di sale bianchissimo, scogliere di grigio basalto, nere distese di lava. Ossessioni a parte, possiamo verificare come si sia sviluppata e diffusa una rinnovata sensibilità ecologico-ambientale. Un movimento che, per alcuni versi, ricorda la grande onda “verde” degli anni ’70.

In termini economici, ma anche morali, sostenibilità, è la parola che caratterizza tale fenomeno. Lavorare per la sostenibilità è un impegno severo e costante, si noti bene, assai lontano dal green show (o, come si dice in gergo, dal green washing) cui abbiamo assistito negli ultimi tempi. Numerose aziende si sono realmente impegnate nella filiera dell’ecosostenibilità: dalla scelta di materiali biodegradabili o facilmente riciclabili alla semplicità di montaggio e smontaggio, alla qualità degli imballi e del packaging. I consumatori paiono apprezzare queste condizioni per il prodotto: non solo a parole, ma accettando l’inevitabile aumento di prezzo. Conseguenza indiretta di tale nuovo approccio è la sempre più forte consapevolezza della necessità di conservare gli oggetti nel tempo e quindi di poterli aggiustare, restaurare, rinfrescare (ciò comporta, tra l’altro, una grande attenzione industriale a tutte le fasi di servizio post-vendita).

Fondamentale anche il tema del riciclo. Una storia per tutte: durante la Seconda Guerra Mondiale, Emeco realizzava la sedia 1006 per la Marina Militare Americana, utilizzando alluminio riciclato. Settantacinque anni dopo, sono le bottiglie in plastica della Coca-Cola a dare luogo alla sedia 111 (numero delle bottiglie in plastica necessarie a realizzare una sedia) secondo il principio del up-cycling, ossia trasformare un rifiuto in qualcosa di maggior valore, ben più interessante di quello del recycling.
www.emeco.net

111 Navy Chair, Emeco

OUTDOOR

Direttamente collegato alla green explosion, in atto da alcuni anni, e alla più recente richiesta di appartamenti dotati di terrazzo e di situazioni abitative con giardino, l’outdoor si conferma una delle merceologie più praticate. Con una curiosa peculiarità: in un diffuso delirio di “copia dalla natura”, che ha colpito ogni settore, dalle tappezzerie all’art de la table, proprio l’outdoor evita sovente la mimesi con l’ambiente naturale cui è destinato e punta piuttosto a un’assonanza estetica con gli interni “alto di gamma”: quindi, asciuttezza delle linee e qualità dei materiali. Vengono, insomma, trasportati in esterno, ovviamente attraverso un’integrale rivisitazione dei materiali, i pezzi importanti che arredano i nostri living: così abbiamo visto operare, ad esempio, Minotti con la collezione “aiki che conferma la collaborazione con il designer brasiliano Marcio Kogan e il suo studio mk27 design.
www.minotti.com/it

Poltrona Daiki Outdoor, design by Marcio Kogan/studio MK27, Minotti

Anche Arper, con la poltroncina a scocca Adell, progettata da Lievore + Alther Désile Park, crea un link indoor-outdoor.
www.arper.com

Adell, design by Lievore + Alther Désile Park, Arper - Photo by Salva Lopez

La natura che “resta fuori” dal progetto dei mobili per esterno torna però, dirompente, nell’art design: la ricerca di molti giovani designer (per ora solo un movimento di nicchia) si riempie, infatti, di paglie, fanghi, funghi, canapa e sughero.

Intanto, bisogna segnalare, come conseguenza indiretta di quanto detto sopra, un’inedita declinazione rough del progetto di arredo che, pure essendo maggiormente presente in interni, non manca nemmeno all’esterno. Analizzando, ad esempio, le collezioni presentate da Ethimo, possiamo citare ben due casi: la poltrona Pluvia di Luca Nichetto e la collezione Rafael di Paola Navone.
www.ethimo.com

Rafael, design by Paola Navone, Ethimo - Photo by Bernard Touillon

L’INFLUENZA DI INSTAGRAM

Fortissima è, in questa stagione, l’influenza di Instagram che si pone non più come una piattaforma per comunicare esperienze visive, ma piuttosto come uno strumento di legittimazione: ciascuna immagine (quindi ciascun prodotto) deve funzionare nell’istantaneità dei social, catturare la rétina nel tempo di un battito di ciglia. Per fare ciò è necessario un generale “ammorbidimento” del messaggio: le immagini si fanno quindi ricche di cromie avvolgenti e di dettagli sofisticati. Gli oggetti presentati non sono mai isolati, caso mai giocano la carta dell’accumulo, della sovrapposizione (vedi, ad esempio, le dimensioni generose e l’abbondanza di nappine che caratterizza la poltrona “Shah” prodotta da Etro Home Interiors by Jumbo Group).
Le stanze progettate dagli/dalle stylist (protagonisti emergenti dell’anno) finiscono per somigliare a scenografie o a Wunderkammer. Il day bed Five to Nine, ideato dallo Studiopepe per Tacchini, è un esempio chiaro di tale atteggiamento di immediatezza visiva, così come la puntuta sedia Kimono, in policarbonato stampato trasparente, che Ramon Esteve ha disegnato per Vondom.
https://etrohomeinteriors.jumbogroup.it/ - www.tacchini.it - www.vondom.com

Kimono, design by Ramon Esteve, Vondom

IL RECUPERO DELL’OPULENZA ANNI ‘80

In qualche misura collegato alla “Instagram-mania”, possiamo citare un’evidente ripresa di stilemi anni ’80 con precisi riferimenti all’estetica post-moderna nelle cromie “da luna park” come nell’utilizzo di elementi architettonici archetipici, la colonna e l’arco a tutto sesto (emblematica la carta da parati Crystal Palace disegnata da Paolo Badesco e Costantino Affuso per Wall&decò). Ritorna anche alla riga “balneare” laccata o in laminato (materiale che conosce una nuova giovinezza estetica). E allora rosa, giallo, azzurro, verde acqua, alternati al recupero del seminato veneziano (vero o presunto), alle marmette cementizie (vere o presunte), a marmi rarissimi (veri o presunti). Ma tra vero e “presunto”, cioè imitato, non esiste più alcun giudizio di valore: l’unico giudizio sta nel gusto di chi propone il “mix”, considerandolo trasgressivo, e negli occhi di chi guarda.

Per quanto concerne invece gli imbotti il ritorno ai primi anni ’80 è evidente nella proposta di forme “gonfie”, ove la struttura gioca un ruolo assai ridotto e l’appoggio è praticamente a terra. Lo scopo è quello di suggerire visivamente, prima che esperienzialmente, il comfort (in particolare relativamente allo home-cinema, sogno condiviso da molti durante il lock-down). Possiamo interpretare così, ad esempio, la poltrona Ripamonti proposta, per DePadova, dal designer giapponese Keij Takeuchi. Patricia Urquiola, certamente una delle protagoniste del design 2020, accetta il riferimento eighties con la poltrona Ruff per Moroso, ma lo declina in termini più geometrici, proiettando indietro lo schienale. Utilizzano, invece, una trapuntatura sartoriale Roberto Tapinassi e Maurizio Manzoni per aggiungere volume alla poltrona Odea 2 di Roche Bobois.
www.wallanddeco.com - www.depadova.com - https://moroso.it - www.roche-bobois.com

Ripamonti, design by Keij Takeuchi, DePadova

Il mercato dell’imbottito, a questo punto, pare dividersi radicalmente in due: la linea morbida e sculturale di cui abbiamo detto e, viceversa, un disegno “più magro”, sospeso da terra e con dettagli strutturali evidenti come la collezione Octave ideata da Vincent van Duysen per Molteni & C.
www.molteni.it/it/

Octave, design by Vincent van Duysen - Molteni & C.

Alla stessa bipartizione sono assoggettati i letti: dal trionfo dell’imbottitura e del capitonné a una linea asciutta e pulita. A questo secondo gruppo appartiene Gaudì disegnato da Matteo Nunziati per Flou, con dettagli lignei in massello analoghi a quelli che lo stesso Nunziati propone nella poltroncina Tela per Rubelli.
www.flou.it/it/ - www.rubelli.com

Gaudì, design by Matteo Nunziati, Flou

INTERNI COME STORY TELLING

Appare sempre più evidente una ripresa di interesse per gli apparati decorativi tipici dell’architettura degli interni, in particolare per i rivestimenti: dalla carta da parati alle tappezzerie, dalle moquette ai tappeti, ai tessuti. Ogni superficie, orizzontale o verticale che sia, è una “tavolozza” su cui raccontare una storia (come lo avrebbero fatto Salgari o Lewis Carroll, con la sua Alice, o ancor prima i viaggiatori in Giappone). Oltre all’Oriente, ormai presente da tempo, appare fortemente ricercato un clima esotico, simile a certi dipinti naif di Henri Rousseau, con tigri, leoni e leopardi che appaiono in mezzo alla giungla. Ma non si tratta di pura decorazione, la carta da parati aggiunge a quest’aspetto un notevole contributo in termini di ricerca materica (ne sono esempio le carte in fiberglass waterproof, l’impegno in termini di sostenibilità, le potenziate funzioni fonoassorbenti) e di qualità della riproduzione digitale dell’immagine (che può essere completamente ormai personalizzata). Percorsi e tendenze analoghe caratterizzano l’art de la table. Così i piatti si sono riempiti di grandi foglie, insetti esotici e mostri mitologici. Per quanto concerne invece i tappeti, essi mostrano non solo attenzione ai pattern grafici (vedi Silhouette di Jaime Hayon per Nanimarquina), ma anche alla forma, nel tentativo di rompere la regola geometrica del rettangolo, del quadrato e del tondo, proponendo sagome composite, sfrangiate, ritagliate, sovrapposte. In questo settore alcuni hanno raccolto la sfida della sostenibilità e del riciclo: ad esempio, Patricia Urquiola con Gan ha lavorato sul feltro di scarto proponendo un effetto cromatico quasi da materiale edilizio (collezione “Nuances”). Generalizzando possiamo sostenere che il design del tappeto oscilla, sempre più, tra due estremi: una neutralità assoluta in cui esso assume il ruolo di sfondo per arredi classicamente minimalisti (vedi l’elegante Poetry disegnato da Maja Johansson Stabander per Kasthall o Volentieri di Inga Sempé per Magis) e una forte “aggressività”, certamente mediata dal mondo dell’arte contemporanea.
https://nanimarquina.com/ - www.gan-rugs.com/en/ - https://kasthall.com/en - www.magisdesign.com

Poetry, design by Maja Johansson Stabander, Kasthall

Esempio emblematico di questa seconda tendenza è la collezione Gesture per cui cc-tapis ha coinvolto cinque designer del peso di Mae Engelgeer, Yuri Himuro, Sabine Marcelis, Philippe Malouin e l’immancabile Patricia Urquiola.
www.cc-tapis.com

Stroke, design by Sabine Marcelis, cc-tapis - © Dario Salamone

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