25 novembre 2020

Design Parade (II parte)

Eccoci al secondo appuntamento con la nostra Design Parade, uno sguardo allargato e diversificato sulla produzione d’arredo che abbiamo visto nascere in questo 2020 così intricato. E dopo sostenibilità, outdoor e green, dopo ispirazioni social, colore e anni ’80, è tempo di parlare di riedizioni e dell’influenza che moda e arte da sempre esercitano sul design. Per tracciare, così, una nuova grammatica del bello che non esclude il funzionale e che non vuole definirsi, assolutamente, tendenza. Ecco allora un arredo in grado di creare sinergie e stimolare contaminazioni tra mondi diversi, geograficamente o nel tempo.

INFLUENZE DAL FASHION DESIGN

Un altro segnale, dunque, che pare impossibile sottovalutare ci viene dal mondo della moda. Si tratta di un ossequio, ma a volte anche di una reazione, al nuovo diktat per cui “il disordine è il nuovo ordine”. Da un lato, si assiste quindi a un mix di tessuti, riferimenti, stili, ore del giorno, gender sessuali, luoghi della casa, come proposti dalle sfilate, dall’altro alcuni produttori rispondono polemicamente attraverso una nuova austerità, una tendenza monocromatica (per quanto polimaterica), una sofisticata ricerca di materiali. In sostanza, il rifiuto assoluto dello street style. Lungo questo percorso si muovono, in particolare, alcuni importanti art director quali Antonio Citterio, Piero Lissoni e Rodolfo Dordoni.

Un altro punto di contatto tra moda e design sta senz’altro nell’ispirazione botanica. Quei giardini lussureggianti che, nella moda, fanno “fiorire” abiti, cappelli e persino scarpe, nell’interior design decorano le pareti dei set nei servizi fotografici. A livello di prodotto questo coté fitomorfo porta con sé la ripresa di tutti quei materiali naturali che vanno dal giunco al midollino alla raffia, intrecciati con sapienza e inseriti, nella loro versione “sintetica”, nell’outdoor, e, nella versione naturale, in verande e salotti.

Disegnati da Massimo Castagna per Exteta possiamo citare, a questo proposito, le collezioni di imbottiti con struttura in midollino Jungle collection e il pouff Rossiccio. Interessante anche l’utilizzo di cordoncino di carta o paglia di fiume, in contrasto con una rigorosa struttura in acciaio inox, proposto da Christophe Pillet nelle sedute Echoes per Flexform.
www.exteta.it - www.flexform.it

Echoes, design by Christophe Pillet, Flexform

Al concetto di costruzione sartoriale dell’abito, in particolare a certi capi tecnici come le giacche a vento, fa riferimento Patricia Urquiola nel disegno della nuova poltrona girevole per Cappellini: chiamata Lud’o, in onore di Ludovico (per tutti Vico) Magistretti, essa calza infatti un piumino, fermato alla struttura con il velcro e facilmente intercambiabile. Pensando, invece, ai semilavorati non si può non citare il nuovo tessuto Helia, immaginato da Raf Simons per Kvadrat, rileggendo dettami dell’haute couture e facendo riferimento al bouclé delle pellicce di Astrakhan.
www.cappellini.com - www.kvadrat.dk

Lud’o, design by Patricia Urquiola, Cappellini

RIEDIZIONI

Come abbiamo già detto, generale è la tendenza alla produzione di oggetti di alta qualità, destinati, quindi, per default, a durare nel tempo. In tale settore una nicchia ben specifica, e sempre più affollata, riguarda i pezzi disegnati nel passato. Con essi si coniuga la capacità fisica di “sopravvivere” con l’evidenza che l’oggetto-icona è, per definizione, impermeabile al passare del tempo e delle mode. Il progetto di arredo si presenta quindi, sempre più spesso, come nostalgia. Ma, mentre all’inizio del fenomeno delle riedizioni, la nostalgia si collocava in un ben preciso arco temporale e geografico, ora possiamo dire che essa sia equamente distribuita. Tornano quindi i pezzi dei maestri del design italiano: da Poltrona Frau quel capolavoro di ebanisteria, ai tempi realizzato da Pierluigi Ghianda, che è il coffee table Kyoto disegnato da Gianfranco Frattini nel 1974; da Zanotta, sempre parlando di alta ebanisteria, viene riproposto, con ricchezza di pezzi, il talento straordinario e anomalo di Carlo Mollino. Tato prosegue la ripresa dei mobili che Ignazio Gardella aveva disegnato per l’indimenticata Azucena (vedi quest’anno il tavolino Stand del 1952). Da Acerbis (gruppo MDF) troviamo invece la sedia Jot, progettata da Giotto Stoppino, nel 1976 e, sempre del 1976, il carrellino portavivande Plico, disegnato da Richard Sapper originariamente per Bilumen, torna, oggi, da Alessi.
www.poltronafrau.com - www.zanotta.it - www.tatoitalia.com - www.acerbisdesign.com - https://alessi.com

Plico, design by Richard Sapper, Alessi

Carl Hansen & Søn prosegue intanto la valorizzazione del maestro danese Børge Mogensen: quest’anno va segnalata la raffinatissima panca BM0488 in rovere massello con un doppio intreccio in canna d’India.
www.carlhansen.com/en

BM0488, design by Børge Mogensen, Carl Hansen & Søn

Ma tornano anche, attraverso un prezioso lavoro di studio e di sponsorizzazione degli archivi, personaggi molto più dimenticati: l’azienda tedesca e15 riedita, ad esempio, la sedia a pozzetto Stuttgart e il kilim Zet ideati dall’esponente del Bauhaus Richard Herre, intorno al 1927, per la sua casa.
www.e15.com/en

Sedia Stuttgart, kilim Zet, design by Richard Herre, e15

Il passato è, infine, occasione di inspirazioni indirette. Non si tratta quindi della riedizione di pezzi specifici, ma della riproposta di un certo “sapore” vintage: appartiene a questa categoria, guardando agli anni ’70, il mobile bar su ruote (la tipologia stessa è in qualche modo “citazionista”), con abbinato carrellino, Host di Adam D. Tihany per Giorgetti. Citano, invece, il periodo d’oro del design scandinavo il tavolo Ago disegnato da Alfredo Häberli per Alias e l’America degli anni ’50 il divano Gould di Piero Lissoni per Knoll International.
www.giorgettimeda.com/it - https://alias.design - www.knoll-int.com

Gould, design by Piero Lissoni, Knoll International

Alcuni marchi ragionano sul loro passato più recente alla ricerca di pezzi definibili “senza tempo”: così Kartell ripropone, rivisitati dalle nuove finiture opache, i carrelli di servizio Battista e Gastone, disegnati da Antonio Citterio con Glen Oliver Löw e originariamente prodotti nel 1991 (sembra ieri, ma sono passati 29 anni!).
Ancora più lontano, nel tempo e nello spazio, si va con la collezione outdoor Jeko che Paola Navone ha progettato per Gervasoni, utilizzando legni di recupero etnico-indonesiani. Mentre Vito Nesta riproduce, alla Fornasetti, nella tappezzeria Roma per Jannelli&Volpi, le atmosfere degli scavi archeologici.
Un altro approccio significativo è quello che analizza proprio “heritage” (una delle parole più sentite, a proposito e a sproposito, in quest’ultimo periodo): ad esempio, l’azienda finlandese Nikari presenta il tavolo Basic, progettato da Jenni Roininen, secondo principi di un alto controllo artigianale.
www.kartell.com - www.gervasoni1882.it - www.jannellievolpi.it - https://nikari.fi

Basic, design by Jenni Roininen, Nikari

LA FABRIQUE DES SAVOIR-FAIRE

L’ossessione per il “fatto a mano” o, almeno, per il “finito a mano” caratterizza le ricerche, e, soprattutto, la comunicazione dell’ultimo periodo. Si tratta, sovente, di uno “pseudo-artigianato”. Per due motivi: il primo, evidente, consiste nell’impossibilità di approvvigionare un mercato globale con prodotti realmente e interamente “fatti a mano”. Il secondo, ben più sottile, concerne la richiesta, da parte del pubblico dei compratori, di pezzi caratterizzati da quella precisione, perfezione e uniformità che è tipica dell’industria. Insomma, bisogna ammettere che il mercato “reale” accetta difficilmente “le differenze” che i processi artigianali portano con sé. Per quanto riguarda la fabrique des savoir-faire (per usare il suo stesso pay-off), l’esempio sempre citato è Hermès: la maison francese della moda, nata nel 1838, attiva anche nei settori dell’art de la table e dell’arredamento, rappresenta un’ideale condiviso per accuratezza di realizzazione e recupero di antichi saperi artigianali. Il segnale, forte e chiaro, che ne deriva per l’intero nostro comparto è la necessità di progettare un art de vivre e non solo dei beni di consumo. Possiamo citare, a questo proposito, diversi esempi tra cui la collezione Stac disegnata dal giovane Giacomo Moor per Desalto, ove la lamiera di ferro verniciata nero si combina con nobili essenze lignee lavorate con incastri a 45° per creare un sistema componibile in altezza che non lascia alcun margine alla casualità. Impeccabile anche il divano Gregory di Antonio Citterio per Flexform con base di metallo e cinghie elastiche di cuoio su cui appoggiare i cuscini di seduta.
www.desalto.it - www.flexform.it

Gregory, design by Antonio Citterio, Flexform

ART DESIGN, IN PROUZIONE DI SERIE

Era facilmente prevedibile che l’industria del mobile, inizialmente sorpresa dal fenomeno dell’art design (ossia, il design d’autore in galleria), non si facesse sfuggire le nuove potenzialità del settore. E, così, a creare un evidente ossimoro, riscontriamo la “messa in produzione”, magari in serie limitata, di oggetti assimilabili a quelli che tanta fortuna hanno recentemente avuto nelle gallerie. Puntuale l’esempio dei preziosi vasi CAP 53, in bronzo fuso a cera persa, riprodotti in un’edizione di 100 pezzi da Agapecasa a partire dai modelli originali disegnati da Angelo Mangiarotti nel 1962.
Come dicevamo discettando di artigianato e industria, queste produzioni garantiscono, assai più di quelle artistiche, un’impeccabile realizzazione dei pezzi e una significativa durata nel tempo. Possiamo citare la vetrina Echo di Marcel Wanders studio per Fiam, con le pareti in vetro che paiono un pizzo fiammingo.
www.agapecasa.it - www.fiamitalia.it

Echo, design by Marcel Wanders studio, Fiam

O ancora il contenitore NYNY, segnato dall’irregolarità dei volumi, pensato da Storagemilano per Gebrüder Thonet Vienna.
www.gebruederthonetvienna.com

NYNY, design by storagemilano, Gebrüder Thonet Vienna

Analogamente, si possono interpretare i basamenti componibili in diverse forme scultoree (anche in bronzo patinato) per i tavoli Gullwing, disegnati da Gabriele e Oscar Buratti e prodotti da Lema.
www.lemamobili.com

Gullwing, design by Gabriele e Oscar Buratti, Lema

Nel suo ostentato minimalismo anche la sedia Rope di Ronan e Erwan Bouroullec per Artek (gruppo Vitra), con la corda nautica che compare a sorpresa dalla struttura in tubolare d’acciaio, appartiene a questa tendenza.
www.artek.fi

Rope Chair, Ronan & Erwan Bouroullec, Artek

BESPOKE/TAILOR-MADE

In qualche misura connessa con il trend di cui sopra, si verifica una sempre maggiore richiesta di prodotti personalizzabili. Il catalogo delle collezioni aziendali si trasforma quindi in una semplice suggestione, mentre misure, materiali, colori vengono adattati, volta per volta, alle esigenze dei clienti, restituendo, per ciascuno di essi, un’immagine finale tanto diversa da apparire quasi irriconoscibile. Sicuramente orientato in tal senso è il sistema Boutique Mast, che comprende ante come porte segrete, immaginato da Piero Lissoni per Porro e destinato a fare da filtro tra il living e la zona notte. Il bespoke, in sintesi, costituisce una notevole prova di flessibilità cui le aziende italiane si erano da tempo allenate operando, in modo inimitabile, sui mercati contract, in particolare quello dell’hotellerie.
www.porro.com

Boutique Mast, design by Piero Lissoni, Porro
Photo Kasia Gatkowska

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