26 giugno 2019

I nuovi indirizzi del lighting design: Euroluce

I tempi che caratterizzano Euroluce, con il suo passo biennale, sono stati, anche per quest’edizione 2019, assolutamente evidenti nel delinearsi di specifici approcci progettuali e tecnologici. Mentre la realtà congiunturale e politica esterna al Salone, si è, negli ultimi due anni, pesantemente trasformata, nel mondo della luce brilla una certa chiarezza.

Appare, ad esempio, sempre più evidente la propensione a distinguere tra luce decorativa, di matrice sculturale e artistica (l’installazione ne è l’apoteosi), e illuminazione architettonica che si occupa, quasi senza apparire, della qualità degli ambienti. La prima linea di ricerca è quella che ha trovato quest’anno maggiore spazio nei padiglioni della Fiera di Milano. Predominante è apparsa una tendenza che potremmo definire “alla Anastassiades”, per le evidenti citazioni allo stile del grande designer anglo-cipriota, con i suoi equilibri di aste e sfere, di linee e geometrie pure. Generalizzando abbiamo verificato come il lampadario non si accontenti più di restare legato al punto luce centrale, ma si trasformi in un sistema articolato di segni che invade lo spazio “alto” delle stanze (diciamo tra i 210 centimetri e i 300 centimetri) dando luogo a un vero e proprio nuovo alfabeto decorativo e alla riscoperta di una “dimensione architettonica” usualmente dimenticata.

Persino gli apparecchi da tavolo e da terra prescindono sovente dall’esclusivo rapporto forma-funzione per caricarsi di inedite valenze simboliche: i volumi, peculiarmente quelli in vetro, non si configurano più soltanto come sofisticate sagome, ma alludono a contenuti “altri”. Non si accontentano cioè di fare luce, ma tendono a “raccontare delle storie”.

Una componente narrativa è quindi ormai indiscutibilmente presente anche nel mondo del lighting design.

La riscoperta del passato

A proposito di “storie” abbiamo potuto verificare come anche l’illuminazione conosca un momento di grande riscoperta del passato. Tornano i capolavori di un tempo – in questa edizione abbiamo ritrovato oggetti di culto quali quelli disegnati da Ignazio Gardella, Mario Bellini o André Ricard – e a essi viene riconosciuto un vero e proprio valore totemico. Allo stesso modo, la lezione del passato diviene paradigma formale per nuove applicazioni: l’apparecchio luminoso parla spesso un linguaggio nostalgico, costruendo, paradossalmente, attorno a sorgenti luminose sempre più rivoluzionarie un contenitore d’antan. Non si tratta, però, soltanto di citazioni dirette: dalle atmosfere del passato viene recuperata anche una sofisticata capacità decorativa, adatta a superare il contemporaneo horror vacui: ed ecco tornare prepotentemente alla ribalta il grande lampadario muranese a molti bracci, a volte ulteriormente “abitato” da farfalle, tulipani o creature fantastiche di ogni genere e tipo.

Intorno alla natura

Le allusioni alla natura d’altra parte sono sicuramente state uno dei trend dominanti di Euroluce 2019: il mondo vegetale viene direttamente citato ponendo un’analogia tra i circuiti di distribuzione della luce e la crescita, in orizzontale o in verticale, dei rami degli alberi, ricchi di tuberi e gemme (luminosi). Persino il fondale marino, con piante subacquee o misteriosi pesci carichi di aculei diviene fonte di ispirazione per una luce sempre più evocativa di atmosfere. Allo stesso modo, passando dalla botanica alla mineralogia, compaiono nel progetto pietre preziose e cristalli grezzi ad alludere a quel neo-primitivismo che, già verificato come tendenza nell’arredo, risulta ancor più efficace quando declinato con il vetro e la luce. Insomma, la natura è stata raccontata a Euroluce in contemporanea con la XXII edizione della Triennale di Milano, intitolata “Broken Nature”, ma fornendone una visione assai più poetica e positiva.

Meno efficienza e più magia

Non bisogna tuttavia pensare che si sia già esaurita l’onda lunga delle innovazioni provocate dalla ricerca sulle fonti LED. La miniaturizzazione delle sorgenti porta, infatti, a costruire oggetti formalmente minimali (ad arco o circolari, comunque a seguire geometrie pure), che però mirano a una notevole suggestione (e resa) luminosa. La “qualità” della luce è certamente ormai un fattore irrinunciabile (quanto lontani appaiono i tempi delle alogene da 500Watt!!!) e, ad essa si è aggiunta, in numerosi casi, un’attenzione generale al comfort ambientale (in particolare in un’accezione contract), ad esempio con l’adozione di sistemi fonoassorbenti (o/e di diffusione sonora) integrati negli apparecchi.

Un altro filone di ricerca, tecnologicamente avanzato, mira invece a superare la sudditanza delle lampade dal circuito elettrico, e quindi dal collegamento a muro o dal soffitto, proponendo apparecchi con batterie ricaricabile ad alta efficienza e lunga durata. Non più solamente, come si era visto da tempo, portatili “candele da tavola”, ma vere e proprie lampade, persino da terra, senza cavi: a mettere in discussione l’ultimo “tabù” del lighting design.

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