04 settembre 2019

Imparare dai classici

di Marco Romanelli

Le riviste di settore continuamente si affanno nel cercare di definire quali saranno le tendenze più attuali e quali di conseguenza i nuovi pezzi (sedie, tavoli, lampade, librerie, sgabelli, etc.) maggiormente desiderabili. Questa corsa a una tanto forzata quanto fittizia innovazione ha fatto perdere di vista i valori fondamentali del design, valori come la qualità del disegno e la durata dei manufatti nel tempo. Per quanto concerne la qualità del disegno appare evidente che una progettazione “su base annuale”, mediata dal mondo della moda, presenta dei rischi obbiettivi. Allo stesso modo la “durata nel tempo” oggi non viene più vista, perlomeno da alcune aziende, come una componente positiva, ma piuttosto come un ostacolo al mercato. Ecco dunque che i compratori, al momento di compiere le loro scelte, si trovano molto soli, incapaci di mettere in gioco codici interpretativi sicuri rispetto al progetto e ai materiali, incapaci di valutare reali primogeniture, rischiando quindi di acquistare prodotti scadenti o copie più o meno maldestre. Questa cronica insicurezza, unitamente al perseverare della crisi economica, porta il pubblico all’immobilismo o, eventualmente, a rivolgersi alla grande distribuzione ove, quantomeno, gli investimenti sono ridotti. Ecco, dunque, che si impone la necessità di accompagnare i lettori verso una scelta consapevole e motivata dei pezzi di arredo. Per questo motivo abbiamo pensato di proporre semplicemente come esempio 20 pezzi “certi”, definibili come “classici” (sono escluse le riedizioni di cui ci siamo già occupati) e quindi destinati a durare nel tempo. Oggetti belli e giusti, che anche le generazioni che seguiranno la nostra potranno usare. Si innesca così, come conseguenza indiretta, un sistema “ecologico”: è, infatti, evidente che la miglior forma di rispetto per l’ambiente non si ottiene producendo mobili riciclabili, quanto piuttosto mobili correttamente costruiti e utilizzabili per molti e molti anni. Per questo motivo abbiamo voluto creare una sequenza di oggetti che costituisca una sorta di vocabolario dell’eccellenza. Ognuno di voi potrà aggiungere a questo elenco i “suoi classici” e ogni designer contemporaneo potrà aspirare a raggiungere a simili risultati. *

*Questo articolo si basa in parte su una ricerca denominata “Gli assoluti” portata avanti dall’autore per la rivista Domus nel 2018

Giuseppe Gaetano Descalzi (detto “Campanino”), sedia “Chiavarina”, 1807, oggi F.lli Levaggi o Podestà Sedie – Chiavari
Si racconta che “nel 1807 il marchese Rivarola… portò con sé da Parigi una sedia leggera con sedile in vimini… che aveva avuto buon successo… al tempo del Direttorio” (E. Bacceschi, 1986). Da quel modello nacque la “chiavarina classica” che, dopo aver arredato per un secolo e mezzo le residenze nobiliari, fu protagonista della grande stagione dell’architettura milanese degli anni ‘50, utilizzata da Gardella, da Caccia Dominioni, da Albini e studiata da Ponti.

Nella cittadina ligure di Chiavari ancora oggi vengono prodotte, come un tempo, le leggerissime “chiavarine”. Diversi sono i modelli: dalla “Campanino classica” alla “900” e alla “Tre archi”. La struttura è in legno di faggio, ciliegio o acero naturali oppure finiti laccato lucido. Sedile usualmente incanicciato in salice oppure leggermente imbottito e poi rivestito.

Dimensioni di massima: cm l.41 x p.45 x h.86

Michael Thonet, sedia “14”, Thonet GmbH, 1859
Probabilmente la sedia più celebre al mondo: nel 1930 ne erano già state prodotte 50 milioni e difatti due giganti dell’architettura, quali Adolf Loos e Le Corbusier, la usarono regolarmente nelle loro architetture. Il modello “14” può essere considerato, per l’innovativo metodo produttivo, il primo oggetto di design moderno e l’inizio del processo di democratizzazione dell’arredamento.

Struttura in faggio curvato, seduta e schienale in canna d’India intrecciata o leggermente imbottito e rivestito in pelle o tessuto.

Dimensioni: cm l.43 x p.52 x h. 84

Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Charlotte Perriand, tavolo “LC 6”, 1928, oggi Cassina
Come molti degli arredi disegnati dal trio Le Corbusier, Jeanneret, Perriand il tavolo “LC 6” rappresenta il concetto stesso di “modernità”: programmaticamente immaginato con l’asciuttezza di una macchina utensile. Formalmente neutro, si adatta a essere usato in ogni tipo di ambiente (notazione per nulla particolare nel nostro secolo, ma assolutamente rivoluzionaria nel 1928).

Entrato in produzione nel 1974, presenta un basamento in acciaio verniciato, nei colori nero, azzurro, grigio, verde, fango e avorio, e piani in cristallo o vetro stampato, rovere naturale o tinto nero, noce canaletto o ancora in marmo di Carrara bianco o nero Marquiña.

Dimensioni: cm l.170 x p.75 x h.71

Alvar Aalto, sgabello/tavolino “60”, Artek, 1933
Ininterrottamente in produzione dalla data del suo disegno, questo sgabello a tre gambe, impilabile a creare una poetica spirale, identifica l’essenza stessa del design nordico, in particolare per il dettaglio della gamba in legno curvato, semplicemente avvitata al piano. Aalto definiva questa sua invenzione di gamba “la sorella minore della colonna”.

Struttura in multistrati di betulla laccato naturale e piano disponibile nelle finiture impiallacciato betulla, laminato, linoleum, imbottito e rivestito

Dimensioni: cm Ø38, h.44

Arne Jacobsen, sedia “Ant – serie 7”, 1955, Fritz Hansen
Preceduta, nel 1952, dalla cosiddetta “Formica”, a tre gambe e con sedile sagomato, alla sedia “Ant” è in gran parte dovuto il successo dello stile danese nel mondo. Sedile e schienale risolti in continuità sono il segreto formale, migliaia di volte imitato, di questo capolavoro.

Scocca realizzata in legno multistrati curvato a pressione, naturale o laccato. Gambe in tubolare d’acciaio. Impilabile.

Dimensioni: cm l.50 x p.52 x h.78

Eero Saarinen, tavolo “Pedestal”, Knoll International, 1956
Sosteneva Saarinen che, con questo progetto, si sarebbe messa in ordine, una volta per tutte, la grande confusione di “gambe” che usualmente si verifica sotto un tavolo: obbiettivo perfettamente raggiunto, in particolare negli straordinari modelli ovali di grandissime dimensioni. Oggi è, senza dubbio alcuno, il tavolo più iconico sul mercato.

Base con stelo unico centrale in fusione d’alluminio a sostenere un piano, circolare o ovale, in diverse finiture: laminato, marmo, granito o impiallacciato in legno.

Dimensioni circolare: cm Ø 91-107-120-137-152 x h.72
Dimensioni ovale: cm l.198 x p.121 x h.73; l.244 x p.137 x h.73

Courtesy of the Knoll Archive

Gio Ponti, sedia “Superleggera” o modello “699”, Cassina, 1957
Uno dei grandi capolavori di Gio Ponti, la “Superleggera”, è in realtà frutto di un lungo e complesso iter progettuale che inizia nel 1949, continua nel 1952 con la cosiddetta “Leggera” e finalmente culmina nell’esile struttura a sezione triangolare della “Superleggera”, ancora oggi una delle sedie più leggere (e belle) al mondo.

Struttura portante in legno di frassino finito naturale oppure laccato. Sedile intrecciato in canna d’India oppure leggermente imbottito e quindi rivestito. Esiste inoltre una versione con struttura laccata bicolore bianco/nero.

Dimensioni: cm l.41 x p.47 x h.83; peso kg 1,7

Arne Jacobsen, poltrona “Egg”, Fritz Hansen, 1958
Disegnata per la lounge del SAS Royal Hotel di Copenaghen, la poltrona “Uovo” fu un’invenzione non solo per la forma avvolgente ed estremamente comoda, ma soprattutto per la struttura interna a scocca sottile cui Jacobsen lavorò a lungo con l’approccio di un vero e proprio scultore. Oggi, a distanza di più di 60 anni, è forse la poltrone più conosciuta al mondo.

Base a 4 razze in alluminio stampato a iniezione su tubo in acciaio. Scocca in schiuma poliuretanica rinforzata fibra di vetro, rivestita in pelle o tessuto. E’ dotata di un meccanismo per l’inclinazione. La collezione comprende un poggiapiedi.

Dimensioni: cm l.86 x p.max 95 x h.110

Gino Sarfatti, lampadario “2097-50”, Arteluce, 1958, quindi Flos
Prima che la tipologia del lampadario uscisse, per lungo tempo, dall’attenzione del pubblico, Sarfatti progetta un capolavoro assoluto. Uno dei pochi lampadari capaci di competere con le grandi realizzazioni storiche in vetro di Murano. In realtà il disegno è essenziale, affidato a sottili bacchette che portano ciascuna una minuscola lampadina detta “a piccola pera”.

Lampada a sospensione a luce diffusa. Struttura centrale in ferro e bracci in ottone, entrambi cromati o dorati. Attacco a soffitto e rosone in acciaio.

Dimensioni: cm Ø100 x h.88 (mod. 2097.50, dotato di 50 lampadine); cm Ø 88 x h.72 (mod. 2097.30, dotato di 30 lampadine)

Universal Shelving System 606 , 1984, è De Padova
Un oggetto che rappresenta al meglio l’estetica minimal: essenziale ed eterna.

Libreria con montanti in estruso di alluminio sagomati a E, piani e mensole ugualmente in alluminio, di esiguo spessore. Utilizzabile sospesa, fissata parzialmente a parete o nella versione da centro. È attrezzabile con cassettiere, tavoli integrati, aste portabiti, bacheche per riviste e speciali reggilibro.

Dimensioni: sistema modulare a partire da cm l.67; per le mensole sono previste quattro diverse profondità. Colori bianco, nero e argento

Foto: Tommaso Sartori

Achille e Piergiacomo Castiglioni, poltrona San Luca, Gavina, 1961, oggi Poltrona Frau
Al suo esordio considerata un esercizio formale, la poltrona San Luca in realtà giustifica la particolare sagoma, assolutamente inedita, attraverso precise esigenze ergonomiche (il sostegno delle reni e del collo) e costruttive (la smontabilità in cinque parti), dimostrando l’attenzione dei fratelli Castiglioni per realtà produttive nuove a quei tempi, quali i sedili delle automobili. Nel 2018, in occasione del centenario della nascita di Achille e del cinquantenario della morte di Piergiacomo è stata presentata una speciale edizione rivestita con un tessuto derivato da un disegno di Max Huber.

Struttura in multistrati e massello imbottita con poliuretano differenziato. Molleggio del sedile con cinghie elastiche.

Dimensioni: cm l.85 x p.98 x h.99

Achille e Pier Giacomo Castiglioni, lampada da terra “Arco”, Flos, 1962
Forse l’oggetto più noto di tutto il design italiano. Il grande “arco” permette di portare la luce verso un tavolo posizionato in una zona assai lontana dai muri di una stanza: “Arco” nasce, dunque, come alternativa al punto luce centrale a soffitto. Un simile “sbraccio” richiedeva tuttavia, per la stabilità, una base pesante: ecco giustificato il blocco di marmo bianco con il caratteristico foro, da usare in realtà per inserire un bastone (il manico di una scopa) e permettere a due persone di trasportare facilmente la lampada.

Lampada da terra a luce diretta. Base di marmo bianco di Carrara. Stelo telescopico in acciaio inossidabile satinato. Riflettore, orientabile e regolabile in altezza, in alluminio stampato.

Dimensioni: cm l.220 x h.240

Joe Colombo, sedia impilabile “4867” (detta anche “Universale”), Kartell, 1967
Tra le primissime sedie interamente in plastica stampata a iniezione, la “4867” vive e manifesta in pieno gli ideali dell’epoca in cui fu disegnata. Destinata al grande pubblico e a un utilizzo estremamente allargato fu, per questo motivo, ben presto chiamata “Universale” a dimostrare un ideale fondativo della disciplina del design, oggi sovente dimenticato.

Realizzata in polipropilene in due parti (scocca, seduta e monconi delle gambe e parte terminale delle stesse) si caratterizza per il celebre foro posteriore. Non è solo impilabile, ma anche, data la particolare sezione delle gambe, piatte verso l’esterno, accostabile.

Dimensioni: cm l.42 x p.50 x h.71

Superstudio, tavolo “Quaderna”, Zanotta, 1970
Testimonianza dell’unica fase realmente utopistica del design italiano, il tavolo “Quaderna” fa parte di un’ampia gamma di progetti con i quali il Superstudio immaginava che una quadrettatura bianca e nera da quaderno potesse andare a ricoprire non solo i mobili, ma anche l’architettura e il territorio.

Struttura in legno tamburato placcato in laminato Print, colore bianco, stampato in serigrafia a quadretti neri con interasse di tre centimetri.

Dimensioni: cm l.111 x p.111 x h.72; cm l.126 x p.126 x h.72; cm l.180 x p.90 x h.72

De Pas, D’Urbino, Lomazzi, appendiabiti “Sciangai”, Zanotta, 1973
Un’invenzione tipologica rapidamente divenuta un’icona (Compasso d’oro nel 1979). L’immagine dei celebri bastoncini dell’omonimo gioco stretti nella mano e poi lasciati cadere. Un oggetto forse in partenza ludico (conoscendo lo spirito dello straordinario trio milanese) che si è trasformato in una vera e propria “scultura da interni”.

Struttura in rovere naturale oppure tinto grigio, bianco, nero o bordeaux.

Dimensioni: cm Ø65; h aperto 145, h. chiuso 160

Vico Magistretti, lampada da tavolo “Atollo” o “mod.233”, Oluce, 1977
Una delle poche lampade della storia del design che tutti, anche i non addetti ai lavori, chiamano per nome. Costruita su un essenziale schema geometrico (la mezza sfera appoggiata al cono e questo che si trasforma in cilindro) nasconde sofisticati dettagli quali la possibile inclinazione del grande cappello.

Lampada da tavolo (modello 233) originariamente in metallo laccato a fuoco bianco, nero, sabbia o ruggine. Portava due lampadine da 100W attacco E27. Negli anni ‘90 è stata realizzata anche in vetro di Murano opalino e scalata dimensionalmente. Agli inizi del nuovo millennio risale la versione con finitura galvanica in oro satinato.

Dimensioni originali: cm Ø50, base Ø20, h.70; oggi anche Ø38, base Ø15, h.50; Ø25, base Ø10, h.35

Paolo Rizzatto, lampada da tavolo e da terra “Costanza”, Luceplan, 1986
Uno degli oggetti che dà inizio, in Italia, alla corrente minimalista. In realtà “Costanza” muove dalla rilettura della classica lampada ad abat-jour in cui Rizzatto riconosce valori di domesticità e “calore” che non hanno uguali. Ecco che il modello storico viene da lui scarnificato e reinterpretato attraverso materiali di ultima generazione. Un vero “classico contemporaneo”.

Stelo estensibile in alluminio. Paralume in policarbonato serigrafato. Nel tempo “Costanza” ha dato luogo a una grande famiglia progettuale sia da interno (terra, tavolo, applique, sospensione, ad arco) che da esterno.

Dimensioni: modello da terra h.tot. 120/160; modello da tavolo h.tot.76-110. Per entrambi paralume cm Ø 40 x h. 28, base cm 18x18

Jasper Morrison, collezione di lampade “Glo-Ball”, Flos, 1998
Da sempre alla ricerca della forma più semplice che sia comunque massimamente espressiva, Morrison propone un vetro bianco “schiacciato ai poli” che non necessita di nessun altro intervento per divenire un classico.

Diffusore in vetro opalino incamiciato, soffiato a bocca, con finitura esterna acidata. La collezione comprende i modelli a sospensione, da terra, da tavolo e applique. Nelle versioni da tavolo, quando il vetro non è semplicemente fissato a una basetta stampata ad iniezione in poliammide rinforzato, si adotta uno stelo in tubolare d'acciaio con base di acciaio ad alto spessore.

Dimensioni diffusore in vetro: cm l.33 x h.27 (basic 1); l.45 x h.36 (basic 2)

Bruno Rainaldi, libreria “Original Ptolomeo”, Opinion Ciatti, 2003
“PTolomeo” è la dimostrazione che è sempre possibile inventare una nuova tipologia: questa colonna che, una volta riempita di libri, nasconde la sua stessa struttura, ha rivoluzionato il mondo dell’arredo contemporaneo, ottenendo, nel 2004, un meritatissimo Compasso d’Oro.

Libreria self-standing dotata di base stabilizzante in acciaio inox o metallo laccato coordinato con i colori della struttura (nero, bianco, inox o corten), reggilibro a scomparsa anch’essi in metallo. E’ disponibile in tre differenti altezze per un contenimento rispettivo di circa 35, 70 e 95 volumi.

Dimensioni: cm l.26 x p.26 x h.75; l.35 x p.35x h.160; l.35 x p.35 x h.215

Neuland Industriedesign, libreria “Random”, MDF, 2005
“Random”, come il nome stesso dichiara, sfrutta al meglio l’irregolare distribuzione dei piani. Inoltre il passo assai stretto dei vani destinati ai volumi risolve, in maniera esteticamente rimarchevole, il problema del “reggilibro”. La presenza di “tasche” orizzontali muove la composizione e propone inediti modi d’uso.

Schienale in melaminico, ripiani ad altezze predefinite inseriti nelle spalle tramite fresate invisibili.

Dimensioni: cm l.81,6 x p.25 x h.217

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