01 luglio 2020

Seduti!

Se ci chiedessero chi sia stata la nostra miglior amica e, nel contempo, la nostra acerrima rivale durante i mesi di clausura forzata appena conclusasi, molti di noi potrebbero rispondere la sedia! L’oggetto a cui, in fase di arredo del nostro spazio, abbiamo dedicato forse minor attenzione − consci di stare gran parte della giornata fuori casa e, una volta at home, preferibilmente accoccolati su un divano o una poltrona se non addirittura a letto − è stato, di fatto, il trono su cui abbiamo trascorso intere giornate. Lavorando, studiando, pranzando, cenando e giocando. Insomma, questo negletto oggetto casalingo si è preso la sua bella rivincita. E, così, ci siamo ritrovati a fare i conti con un dettaglio non trascurabile che, in passato, avevamo dato per scontato: il confort delle nostre sedute. E ci siamo accorti che non tutte, pur eccellendo per design, fashion e fantasia, sono così accoglienti o, per dirla in gergo tecnico, ergonomiche. E, a pensarci bene, abbiamo anche capito quanto la loro versatilità sia fondamentale in questo periodo di new normal: le sedie devono assolvere, infatti, a una straordinaria varietà di situazioni ed esigenze oltre che resistere alla forma, ai movimenti e alle diverse posture dei nostri corpi.

Così, consci del valore di questi “non affatto semplici né banali” oggetti di interior design, molti sono i brand che in questi mesi hanno proposto nuovi modelli o rieditato intramontabili icone annoverate nel proprio catalogo. Il fil rouge? Comodità e adattabilità a più ambienti.

Levigata come un ciottolo, delicata come una soffice distesa di muschio, debutta per Arper Adell (design Lievore + Altherr Désile Park). Le sue linee organiche, arrotondate e rassicuranti evocano una suggestiva presenza naturale e, in effetti, è stata progettata mettendo al centro la sostenibilità: la sua scocca è in polipropilene riciclato all’80% e riciclabile, non sono state utilizzate colle, le vernici rispondono a precisi requisiti ambientali e può essere interamente disassemblata per uno smaltimento responsabile. Morbida e leggera, e al tempo stesso solida e sostanziosa, questa seduta risponde a diverse esigenze e utilizzi e offre un riparo accogliente e confortevole in svariati contesti.

Konstantin Grcic firma, invece, la nuova Citizen Lounge Chair, disegnata per Vitra, che segna una piccola rivoluzione. Grazie, infatti, a una struttura anticonvenzionale, si colloca a metà tra una poltrona direzionale e una chaise longue (nella versione con lo schienale alto) o una poltroncina lounge (con schienale basso), regalando una sensazione di dinamicità e rilassamento. Il suo linguaggio formale evoca elementi dei classici mobili in tubolare d’acciaio ma, con la sua esile silhouette a vista, è un progetto consapevolmente antitetico alle classiche lounge chair. La superficie di seduta, appesa al telaio mediante tre cavi d’acciaio, consente un movimento oscillante in tutte le direzioni mentre lo schienale fisso permette di assumere una posizione ergonomica semicircolare. Infine, il basamento girevole su cui poggia la struttura garantisce ulteriore flessibilità.

Per ufficio, ma non solo. In continuità con la tradizione originaria di Artek, che da sempre si colloca all'intersezione tra arte e tecnologia, Ronan & Erwan Bouroullec hanno concepito Rope Chair: più che una forma, una linea disegnata e tradotta in tre dimensioni, un semplice gesto artistico che prende vita nello spazio. La corda, realizzata per uso marino, che fa da schienale, è al centro del comfort della seduta perché le consente di adattarsi a chi la utilizza. Dove le altre sedie dettano un modo specifico di sedersi, la Rope invita la creatività nella postura, incoraggiando movimenti dinamici e cambiamenti di posizione. Quando la persona si alza, il telaio della sedia porta le tracce del corpo che ha supportato l'ultima volta, l'impronta di un utente che ne definisce la forma. Insomma, espressione creativa e sofisticata ingegneria allo stato puro.

Dall’ingegneria all’intelligenza artificiale il passo (non) è breve. Ma Philippe Starck non è solito arrendersi alla parola “impossibile”. Ecco, allora, nascere, dopo lunga gestazione (quasi due anni), A.I, seduta prodotta da Kartell, interamente elaborata da un algoritmo in base alle indicazioni del designer francese: creare con la minima quantità di materiale ed energia possibile, un prodotto bello, comodo e robusto. Rispondendo appieno all’attenzione alle buone pratiche di sostenibilità dell’azienda, A.I. è la prima seduta in materiale 100% riciclato in cui qualità estetica e requisiti strutturali permangono e si uniscono al design generativo. Un formidabile esempio di economia circolare.

Strong di Eugeni Quitllet per Desalto “è l’idea di usare l’aria per dare forma a nuove idee, prendendo la strada più breve per la soluzione attraverso una forma continua”. Per il designer curvare significa piegare la realtà per creare il sogno: così, sfida la gravità attraverso l’uso di una linea continua che viene modellata per originare la seduta. Il nome fa riferimento alla durezza del tubo d’acciaio curvato che si contrappone alla leggerezza del vuoto interno. La forma, dunque, per definire la materia, la materia per dar corpo alla forma e il design per imprimere carattere.

Back to emotions è il mantra delle nuove collezioni di Zanotta ben colto da Patrick Norguet che nella “sua” Dan esprime la necessità di un design autentico ed empatico, davvero utile per la vita quotidiana. Un progetto in evoluzione che si sviluppa attorno a una struttura essenziale da cui nascono due tipologie di sedia, in risposta a diverse esigenze di gusto e di utilizzo: una più radicale e hi-tech, dove seduta e schienale sono realizzati con cinghie elastiche colorate; e una più elegante, che propone seduta e schienale imbottiti, rivestiti da un pregiato guscio in cuoio. Oggetti di grande essenzialità, spogliati del superfluo, ma ricchi di contenuti funzionali e soluzioni innovative.

Quando Enzo Mari ha progettato Mariolina per Magis nel 2002, abbiamo percepito una boccata d'aria fresca nel panorama delle sedie. Non si trattava tanto di sviluppare un nuovo comfort di seduta, quanto di creare qualcosa a partire dall’esperienza e dalle emozioni. Mariolina è una sedia basica, ma allo stesso tempo un manifesto della visione progettuale di Mari: semplice, pratica, duratura e soprattutto accessibile. Ricorda lo stile degli anni ‘50, ma presenta una serie di dettagli in più. La sezione delle gambe è più esile e precisa. Il sedile e lo schienale non sono fissati alla struttura attraverso viti o rivetti, ma tramite una serie di nervature in plastica stampate che abbracciano la struttura metallica sul retro del sedile e dello schienale. Un’icona oggi rieditata in monocolore bianco o nero.

Sebastian Herkner debutta “a casa” Pedrali con Blume, una sedia caratterizzata da forme morbide e arrotondate, il cui segno distintivo è un sofisticato profilo in estruso di alluminio con una silhouette a forma di fiore. Ispirata da un’idea di eleganza e raffinatezza, la seduta è a firma di quel Designer of the year 2019 da sempre guidato non solo dall’interesse per la realtà artigiana ma anche da una forte attenzione nei confronti di qualità e funzionalità. Il design pulito e il mood quasi retrò riportano alla mente realtà sospese e rassicuranti, capaci di trasmettere un desiderio di bellezza e di sogno.

Piero Lissoni è garanzia di iconicità. E tale è (o comunque sarà) il suo nuovo progetto per Viccarbe, Ears. Una seduta le cui forme sinuose mantengono intatto uno stile capace di portarci indietro nel tempo al classicismo contemporaneo degli anni ’70 e alle radici dell’industrial design. Ears è una sedia tanto luminosa in termini di materiali quanto resistente all’invecchiamento e il suo tratto equilibrato (tanto essenziale quanto confortevole) la rende un’opzione perfetta per svariati ambienti sia collettivi sia privati.

Da un’icona a un’altra. Il rigore di Michael Anastassiades definisce la nuova sedia Sugiloo con seduta in legno o imbottita, proposta con e senza schienale in legno per Gebrüder Thonet Vienna. Un design fortemente contemporaneo nella sua forma pura ed essenziale: la leggera struttura è data dall’incontro di curvature che, come il tratto di una matita sul foglio, disegnano seduta, schienale e braccioli. Un raffinato omaggio in chiave minimalista del designer al codice genetico del brand austriaco.

E, concludiamo, con uno dei Maestri milanesi, Vico Magistretti: Fritz Hansen, infatti, riedita Vico Due per celebrare il centesimo anniversario della nascita del designer che la disegnò nel 1997. Ispirata a uno schizzo della lettera Z su un pezzo di carta, questa seduta si caratterizza per semplicità e forza, eleganza e funzionalità, estetica unica e piglio contemporaneo grazie alla particolare conformazione data dall’incontro di braccioli e gambe formati dallo stesso pezzo di tubolare d'acciaio che incornicia la linea semplice formata da seduta e schienale. Nella versione rinnovata l’aggiunta di poggia braccia ai braccioli favorisce un comfort ulteriore, mentre la verniciatura in nero della struttura tubolare in acciaio cromato dona un tocco moderno. Un oggetto d’arredo dal design senza tempo.

Immagine in apertura: Blume, Pedrali

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