15 gennaio 2019

Specchi

di Marco Romanelli. Diceva Umberto Eco: “Lo specchio è un fenomeno-soglia, che marca i confini tra immaginario e simbolico”. Ma, anche senza scomodare Eco, sarebbe sufficiente citare “Alice nel paese delle meraviglie” o la matrigna di “Biancaneve” per capire che disegnare uno specchio non è esattamente come disegnare una poltrona! Lo specchio, ben lo sappiamo, riflette. Riflette il mondo tutt’intorno, ma prima ancora riflette il designer che lo sta progettando e gli rimanda la sua immagine. Ecco allora che, se preso con coscienza, come sempre dovrebbe essere il lavoro di progetto, lo specchio pone dei problemi e aspetta delle risposte. E’ l’oggetto più psicanalitico presente nelle nostre case e, contemporaneamente, il più “assente”. Infatti non è altro che una lastra di vetro trattato o di acciaio lucidato: sarà la cornice a impegnare lo spazio e a chiedere il nostro lavoro di invenzione. E’ la cornice che “tiene a bada”, progettualmente, lo specchio.

In questo 2018 che abbiamo appena lasciato, se dovessimo fare un consuntivo statistico, lo specchio è stata una delle tipologie più affrontate. Come se improvvisamente tutti si fossero accorti di non possedere specchi in casa e, viceversa, di avere un estremo bisogno di guardarsi, interrogarsi e forse intraprendere un nuovo discorso tra sé e sé. Per questo motivo abbiamo pensato di scegliere, tra i moltissimi specchi presenti al Salone del Mobile di Milano, quelli che erano, secondo noi, i più interessanti e raccontarveli in breve.

Marcantonio Raimondi Malerba “Luminarie”, Seletti
Dice Raimondi Malerba: “L'idea di Luminarie nasce da un viaggio in Salento in cui mi sono innamorato delle luci che i Salentini usano per le feste di paese…”. Feste di paese, ma anche l’estetica felliniana del circo, così come i camerini dei teatri di un tempo: la poesia dello specchio si trasforma qui, grazie alla corona di piccole lampadine, in una performance. Le forme rinunciano a ogni durezza per assumere un profilo gioiosamente infantile.

Lastra specchiante con illuminazione integrata. Proposto in tre versioni: “big” (h. 150 x l. 72 cm, con 25 lampadine a filamento); “regular” (h. 55 x l. 67 cm con 18 lampadine) e “small” (h. 32 x l. 30 cm con 10 lampadine).

Marco Brunori “Marcel”, Adele-C

Marco Brunori, discepolo di Dino Gavina, si occupa da sempre del tema della lastra specchiante. Per Adele-C ne ha concepito un’intera collezione, chiamata “Riflessioni” (nel doppio gioco interpretativo del termine). Ne fa parte “Marcel”, più che uno specchio un’opera sul muro, nello specifico un’opera cinetica: “Passandoci vicino – racconta il designer – lo specchio ti riflette mentre torni indietro… quando in realtà stai andando avanti”.

Specchio da parete composto di diverse superfici in extrachiaro bisellato. Supporto in lamiera d’acciaio piegata, saldata e verniciata. Possibilità di montaggio verticale o orizzontale, e di composizione per accosto. Dimensioni h.70 x l.128 x p.18 cm.

Giorgio Bonaguro “Soleil”, Tacchini
Può un oggetto d’arredo prendere ispirazione dal mondo dei gioielli? Nel guardare “Soleil” di Bonaguro verrebbe da rispondere affermativamente: senz’altro il disegno della “corda”, un sofisticato cordino di cuoio derivato dalla pelletteria d’alta gamma, è “venuto prima” del disegno della lastra specchiante. Ne è derivato un oggetto che fa esplicito riferimento alla cultura del vivere che aveva caratterizzato la casa borghese, in particolare francese, nei primi anni ‘50.

Struttura in metallo gold, cordino in pelle, lastra su pannello in legno. Dimensioni: diam. 50 cm; h. totale cm 90.

Costance Guisset “Panache”, Petite Friture

Un progetto evidentemente dominato dall’ironia: gli specchi “Panache” si arricchiscono, infatti, come dice il nome francese, di nappe colorate intercambiabili. La persona che si specchia vede quindi un’immagine di se stessa “decorata”: un’opera citazionista o piuttosto una garbata presa in giro di un certo décor francese? Senz’altro Costance Guisset può permetterselo essendo una delle più promettenti designer d’oltralpe.

Specchi ovali in tre misure (h.37 x l.42 cm; h.58 x l.50 cm; h.112 x l.37 cm) dotati di nappe, ciascuna confezione ne contiene tre serie intercambiabili, nei colori nero, blu e dorato.

Daniel Rybakken “124 gradi”, Artek

Il minimalismo assoluto di questo oggetto si coniuga con una funzionalità dilatata: le due lastre specchianti poste una rispetto all’altra a 124°, come d’altronde dice il nome, permettono infatti inediti punti di vista sia per chi si specchia sia rispetto all’ambiente. Ha raccontato Rybakken: “Ho un prototipo dello specchio appeso al lavandino del mio studio da quasi un anno, e ancora oggi rimango un po’ sorpreso quando non mi vedo osservandolo”.

Specchi da parete in tre differenti dimensioni (h.58 x l.42 x p.12; h.35 x l.42 x p.18; h.28 x l.34 x p.10) con possibilità di integrare una mensola in legno. Struttura in estrusione di alluminio, lastra specchiante in acciaio inox. Può essere utilizzato anche come elemento da appoggio.

Barber&Osbery “Ecco”, Glas Italia

Affrontando la specifica tipologia dello specchio “da terra” il duo inglese propone un assemblaggio di componenti che propone da un lato un riferimento al design “spontaneo”, in particolare per l’enfatizzazione del cavo, lasciato a vista e colorato, dall’altro un omaggio al design della fine degli anni ’70 (vedi i colori). In realtà ogni dettaglio è attentamente studiato e risolto.

Specchio da terra free-standing in vetro extra chiaro da 12 mm inserito in basi a binario cilindrico in gomma. Porta una fonte luminosa a led con diffusore in vetro di Murano opale. Speciale cavo a spirale rivestito in tessuto di vari colori, coordinati con le barre. Dimensioni (h.205 x l.66 cm).

Lanzavecchia Wai “Pinch”, Fiam

Quale è il rapporto tra specchio e cornice? Credo sia questa la domanda che “Pinch” pone. Apparentemente “legati” in modo indissolubile perché da secoli coincidenti, specchio e cornice possono in realtà vivere una vita propria e indipendente. Ce lo fanno ben capire Lanzavecchia Wai eliminando parti del piano specchiante a rivelare il muro sottostante.

Specchi, da parate o da terra, con cornice in metallo finito ottone brunito. Dimensioni: h.180 x l.45 cm; h.160 x l.50 cm; h.90 x l. 90 cm; diam.70 cm.

Inga Sempé “Vitrail”, Magis

Sostiene Inga che lo specchio sia un quadro. Effettivamente oggi è sempre più spesso così: delegate a determinate zone della casa (bagno, cabina armadio, eventualmente camera da letto) le funzioni di “controllo” della propria immagine, “altrove” gli specchi, segnatamente negli ingressi, sono ormai assimilabili a opere. Così “Vitrail” recupera, sostituendo la gomma al piombo e inserendo strisce colorate, l’antica immagine delle vetrate ecclesiastiche.

Specchi a muro con cornice in gomma e vetro retropellicolato con fasce colorate (verde, grigio,. Dimensioni h.50 x l.50-70 cm; h.60 x l.50 cm; diam.50 cm.

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