28 settembre 2020

Addio Cini Addio

di Marco Romanelli

Quando muore un maestro, si spegne una luce. Cini Boeri, mancata mercoledì 9 settembre, era un maestro. Rigorosamente al maschile per una donna che era stata, ed era ancora a 96 anni, bellissima. Cini aveva dovuto combattere per essere architetto contro i pregiudizi del suo tempo, oggi ridicoli, allora inespugnabili: l’architettura era un mestiere da uomini. E il design? Anche! Invece Cini ce l’ha fatta. Il suo progettare è stato da subito rigoroso, mai casuale, sorretto piuttosto da un metodo ben preciso (un suo fondamentale libro del 1980 si intitolava Le dimensioni umane dell’abitazione: appunti per una progettazione attenta alle esigenze fisiche psichiche dell’uomo). Una costruzione razionale del progetto che avveniva innanzitutto in pianta e in sezione. La distribuzione era il cuore del suo lavoro: funzionale, severa, ma sempre attenta alle necessità degli “abitanti”: “Mi affidano la loro privacy, le tenebre delle loro nevrosi, gli aneliti progressisti e le miserie delle abitudini” (C.B., 1976). Un progetto, il suo, anti-spettacolare, che spesso si risolveva, anche nell’atto finale, “in bianco e nero”. Non era solo uno stile architettonico, era uno stile di vita: senza fronzoli. A volte, come nell’amata Sardegna, potremmo dire spartano, con case disegnate dal luogo e dagli elementi atmosferici. Nel 1966, alla Maddalena in località Punta Cannone, tra le rocce di un terreno fortemente scosceso, prende vita una casa a pianta circolare che offre piccole aperture verso l’esterno e al centro un grande patio, vero soggiorno all’aperto, su cui si aprono, senz’altra connessione distributiva, le stanze. L’intonaco esterno è grezzo, ottenuto con il granito locale macinato fine. Seguirà, l’anno successivo, la casa in località Abbatoggia, detta “il bunker”, sferzata dai venti e facilmente raggiunta dalle onde, è costituita da forti speroni trapezoidali in cemento armato. Allo stesso modo, in tutt’altro contesto, ovvero nei boschi sulle rive del lago Maggiore, ad Osmate nel 1969, Cini progetta una casa, in cemento armato a vista, articolata sul terreno in modo da rispettare gli alberi preesistenti. All’interno i colori sono quelli dei materiali (pietra, legno, intonaco bianco): nessuna decorazione, nessun arredo (i materassi sono poggiati su gradoni rialzati, gli armadi si risolvono con penderie in nicchia). Modelli da studiare con attenzione, in specie oggi che appare vincente il loro opposto: un decorativismo senza pensiero.

Anche nel design, pur rispettando le esigenze delle aziende, Cini partiva da un poetico francescanesimo. Basti citare le lampade “602” e “1098”, per Arteluce nel 1968: una serie di tubi in PVC per uso industriale inseriti uno nell’altro (compresi i “gomiti”) a formare un “periscopio”. O ancora “Botolino”, poltroncina sostenuta da tre cilindri metallici totalmente fuori scala: tanto anti-graziosa quanto riconoscibile. Per non parlare dei celebri “Strips” (Compasso d’Oro, 1979), divani, poltrone, letti, risolti con una trapunta (citazione esplicita del sacco a pelo) incernierata sulla base. Incomprensibili ai tempi e, ancora oggi, rivoluzionari. D’altronde, nel 1982, Harrison Ford, cacciatore di replicanti nell’indimenticabile film di Ridley Scott, Blade Runner, per versarsi da bere uno scotch usava il bicchiere “Cibi” disegnato dalla Boeri nel 1974: 8 anni dopo il progetto esso rappresentava ancora, al meglio, “il futuro” (e attenzione la storia è ambientata nel 2019!). Ma non si creda che l’essenzialità fosse la sola carta che Cini Boeri giocava: molto in anticipo sui tempi, nel 1964, disegna ad esempio la poltrona “Borgogna” per Arflex. Più che una seduta, una centrale operativa (oggi si direbbe una work station): i braccioli sono attrezzati con telefono, lampada da lettura, leggio estraibile, posacenere, tasche laterali per documenti e un cassettino. Una poltrona come ritratto?

Addio Cini addio, ci mancherà la tua eleganza radicale.

p.s. a chi volesse realmente “entrare” nel mondo di Cini Boeri consiglio di leggere Cini Boeri architetto e designer, curato da Cecilia Avogadro e pubblicato da Silvana Editoriale nel 2004. Confessione in prima persona: intima, intensa, ironica, intelligente.

Immagine in testata: courtesy Fiam
Home page: Photo by Chris Moyse

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