25 gennaio 2021

Dainelli Studio

I sodalizi personali e professionali sono quelli più coraggiosi e profondi che, quando saldi, sono forieri di successi e felicità. Questa la scommessa di Leonardo e Marzia. Designer di oggetti lui, architetto di interni lei, si incontrano per caso durante un viaggio di lavoro in Sudamerica e subito intuiscono che le loro strade non si separeranno più. Profili differenti ma complementari, fondano nel 2007 Dainelli Studio, con sede a Milano, che unisce le caratteristiche e le specificità di entrambi. La continua ricerca estetica e formale, preciso tratto distintivo dei loro progetti, si concretizza in un design ricercato, attento alle proporzioni, all’armonia tra forme, colori, ­­­­­materiali e finiture. Anche i riferimenti all’architettura e ai maestri del design d’autore italiano fanno parte, da sempre, della loro cifra stilistica. L’idea di analizzare forme e sezioni, scomponendole e ricostruendole per creare oggetti completamente nuovi è un approccio che usano spesso nella fase creativa. Non manca, tuttavia, una strizzata d’occhio a un’estetica internazionale e molto contemporanea. Dainelli Studio realizza progetti di interior per spazi pubblici e privati ed ha all’attivo collaborazioni con prestigiose aziende del mondo dell’arredo tra cui: Mogg, Fendi Casa, Fiam, Frag, Fratelli Boffi, Gallotti&Radice, Giorgetti, Lema, Londonart, Arketipo e Porada.

Come tutte le storie, anche la vostra ha avuto un inizio. Ce lo volete raccontare?
Entrambi lavoravamo nel mondo dell’arredo in Italia, ma il nostro incontro in realtà ha un’allure molto esotica! Ci siamo conosciuti durante un viaggio di lavoro in Sudamerica, dove eravamo stati invitati entrambi. Da subito c’è stata una forte affinità, che ha portato in pochissimo tempo alla nostra unione sia personale sia professionale.

Nel 2007 abbiamo fondato insieme Dainelli Studio, occupandoci rispettivamente di product (Leonardo) e interior design (Marzia). Per anni lo studio è stato basato in Toscana, dove Leonardo è nato e cresciuto. Per noi è stato un periodo molto importante, che continuiamo a portarci dentro e che continua a venir fuori anche nei nostri progetti. L’utilizzo del marmo ad esempio, materiale a noi molto caro, è probabilmente un retaggio degli anni passati tra cave e fornitori nella zona di Carrara.

Dal 2018 abbiamo deciso di trasferire famiglia e studio a Milano, per noi da sempre una seconda casa, per seguire più da vicino le aziende e i progetti che sempre più hanno iniziato a portarci verso la Lombardia e all’estero.

Leonardo si occupa di product design, Marzia progetta e realizza interni. Come condividete visioni e affrontate il processo creativo a due?
È un dialogo continuo. Su molte cose c’è una visione comune e condivisa: entrambi amiamo uno stile razionale ma al tempo stesso caratteristico, un gusto borghese ma senza troppi fronzoli, entrambi siamo affascinati dalle architetture e dai progetti dei grandi maestri del design – soprattutto quello italiano.

Altre volte chiaramente emergono le caratteristiche personali di ciascuno, Marzia ha un tocco più decorativo mentre Leonardo ha un’impostazione più rigorosa. Questo in realtà ci aiuta nella progettazione. Il contributo che ci diamo a vicenda mentre lavoriamo ha portato molto spesso a equilibri nuovi, rompendo le convinzioni di entrambi per trovare un bilanciamento più compiuto.

Nei vostri progetti traspare un fil rouge, un’idea e un racconto che si esprimono attraverso un segno chiaro, accogliente e contemporaneo. A quali mondi interiori date voce nella vostra produzione?
I nostri progetti vogliono raccontare un abitare contemporaneo, un lusso garbato, con oggetti del desiderio che facciano venir voglia di essere vissuti e non solo posseduti.

Lema, Gallotti&Radice, Giorgetti, Arketipo, Londonart sono solo alcuni dei brand per cui progettate: è una sfida passare da un mondo all’altro?
Abbiamo la fortuna di collaborare con aziende che sentiamo vicine ai nostri mondi, anche se molto diverse tra loro. Troviamo molto stimolante tradurre il nostro pensiero attraverso gli stilemi di diversi brand, come si fa con un vestito su misura. Ogni azienda ha i suoi materiali rappresentativi, le sue lavorazioni, le sue esigenze: questo ci ha permesso di imparare ogni volta cose nuove, non solo sotto un punto di vista estetico ma anche per quello che riguarda la produzione.

La materia è tornata al centro dell’attenzione: a quale materiale vi sentite più vicini e quale vorreste ancora sperimentare?
I materiali con i quali ci sentiamo più in sintonia sono sicuramente materiali ‘classici’ come il legno e il marmo, probabilmente dipende anche dal nostro forte legame con la Toscana. Le cave di marmo e i boschi delle colline hanno fatto per molti anni da cornice naturale alla nostra quotidianità! La nostra prima autoproduzione, ad esempio, le sculture Faces realizzate per Artemest, sono un racconto antropomorfo tra marmi e pietre di cava.

Attualmente, invece, stiamo iniziando a lavorare con la ceramica, un mondo nuovo per noi che ci affascina molto sia come interior sia come product designer.
In futuro, ci piacerebbe sperimentare con la plastica, investigando le sue ultime trasformazioni in ottica sostenibile.

La sostenibilità è un tema sull’agenda di molti designer, architetti e aziende. Nei vostri progetti c’è uno sguardo rivolto a questa tematica?
Il nostro intento è realizzare prodotti che durino nel tempo, sia esteticamente sia formalmente, e nei progetti di interior cerchiamo di recuperare, quando possibile, finiture e materiali esistenti.

Che cosa vuol dire progettare per un mondo “fragile” come quello post pandemico?
Il 2020 è stato un anno di rottura. Dopo ogni momento di rottura e di crisi, la società cambia, cambiano i bisogni, le esigenze, cambiano i limiti e cambiano i consumi. La sfida per noi progettisti in questo prossimo futuro sarà di cogliere, interpretare e rispondere adeguatamente alle richieste di un mondo con bisogni e desideri nuovi.

Dopo questa esperienza il vostro modo di pensare e disegnare spazi e oggetti si è modificato?
Il nostro iter creativo è rimasto lo stesso. Abbiamo apprezzato la possibilità di avere più tempo per dedicarci alla fase progettuale, come successo durante il primo lockdown, ma abbiamo anche realizzato quanto sia importante per un lavoro come il nostro avere la possibilità di confrontarsi con le persone, visitare mostre, istallazioni, viaggiare e assorbire quanti più stimoli possibili dal mondo esterno.

Quante volte avete partecipato al Salone del Mobile.Milano?
Molte, credo 25, prima da studenti poi con i nostri prodotti e allestimenti!

Quali sono le vostre aspettative per la prossima edizione?
Ci aspettiamo un’edizione sicuramente diversa: nella geografia dei padiglioni, nella mobilità e nell’accessibilità, nella costruzione degli stand, nel quantitativo di presenze e di nuovi prodotti presentati.

Al tempo stesso siamo certi che sarà un Salone del Mobile molto sentito e atteso, dalle aziende, dai designer, da tutti gli addetti ai lavori, dalla città di Milano. Siamo sicuri che possa rappresentare per il comparto dell’arredo un forte momento di ripresa, una carica e uno stimolo, dopo un lungo anno di forti incertezze.

www.dainellistudio.it

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