05 maggio 2020

Elena Salmistraro

Classe ’83, milanese doc, Elena Salmistraro è tra i giovani talenti del design italiano che ha fatto della libertà creativa e di espressione il proprio cavallo di battaglia. La sua formazione è artistica e progettuale – Liceo Artistico prima, Politecnico di Milano dopo – ma si è cimentata anche nell’ambito della moda. Collabora con aziende del calibro di Alessi, Bosa, Seletti, Apple, Disney, Vitra, De Castelli, CC-Tapis, LondonArt, Lithea (solo per citarne alcune) e collabora con Gallerie d’Arte e di Design come Dilmos e Rossana Orlandi. In equilibrio tra due discipline, arte e design, si lascia guidare da istinto e intuizioni: la natura è la sua fonte primaria di ispirazione e la fantasia guida le sue mani. Nascono, così, oggetti iconici e figurativi, dai tratti fiabeschi, ricchi di dettagli preziosi e dal piglio ironico e spensierato. Armonia di forme, stile poetico e ricerca del linguaggio espressivo dell’oggetto, che può fascinare le persone evocando emozioni, sono la priorità del suo lavoro. Se il suo mantra sembra essere arte con una funzionalità, l’obiettivo dichiarato è rendere unico un progetto nonostante venga prodotto in serie.

Moda, design e arte: qual è stato, fino a qui, il tuo percorso professionale?
Premetto di aver studiato arte al liceo, e di aver conseguito una prima laurea (triennale) in fashion design e una (magistrale) in product design al Politecnico di Milano. Terminati gli studi, come tutti, ho cercato di lavorare per alcuni studi di progettazione, ma sentivo di aver bisogno d’altro, avevo la necessità di raccontare me stessa. Così ho cominciato un percorso, non sempre semplice, che mi ha portato a studiare e lavorare sia la ceramica sia la carta pesta, ho lavorato molto soprattutto su me stessa, nel ricercare e definire un linguaggio che fosse espressione del mio background. I miei primi progetti, autoprodotti, furono appunto un divano in cartapesta e dei vasi in terracotta. Successivamente, ebbi la fortuna di lavorare con Bosa Ceramiche, un incontro che ha sicuramente cambiato la mia vita professionale. Da quel giorno è stato un crescendo fatto di tanti sacrifici, ma anche di molte soddisfazioni.

Il design è forma e funzione a cui tu aggiungi, in modo extra-ordinario, emozione, divertimento e magia.
Assolutamente si, o almeno è quello che cerco di fare, adoro indagare la potenza espressiva della forma. In linea di massima, credo che l’aspetto di indagine formale legato alla funzione ad oggi sia abbondantemente considerato, è una costante obbligatoria, mentre la stessa cosa non accade per la componente emozionale, che troppo spesso è stata ed è considerata futile o secondaria, ma che in realtà è quella che ci spinge ad acquistare e ad affezionarci ad un prodotto.

Chi sono i personaggi e gli animali fantastici dei tuoi progetti e come o da dove nascono?
Fin da piccola ho cercato di raccontare il mio mondo attraverso il disegno, è una necessità, un bisogno. Con il tempo ho dato vita al mio alter-ego grafico, “Alla”, una donna dall’acconciatura esagerata che successivamente è diventata anche una collezione ceramica in serie limitata. Gli animali invece arrivano dai documentari che guardo e dai libri che leggo, non esiste una formula ben precisa, è la vita a suggerirmi il soggetto, quando qualcosa mi colpisce inizio a disegnarla, solo dopo attraverso un lungo lavoro di sottrazione riesco a isolare forme e texture che successivamente andranno a comporre i mei progetti.

Definiresti il tuo, art design?
Non proprio. Oggi quando si parla di art design, si intende un tipo di progettazione che si muove esclusivamente all’interno delle gallerie e lavora su pezzi unici o serie limitate, io al contrario cerco di confrontarmi con la produzione seriale, cerco di far convivere quanto più possibile l’arte all’interno del processo industriale. Mi diverte lavorare al limite, unire mondi apparentemente distanti, far convivere moda, design, arte, grafica, tutto all’interno di un unico progetto, un ibrido, qualcosa di innovativo, di attuale, di sperimentale.

Less is bore per te?
No, non mi piace rinchiudere l’idea di progetto all’interno di una definizione o “stile”, sono fermamente convinta che la progettazione abbia molteplici aspetti ed espressioni, tutte valide ed estremamente importanti. Inoltre dal mio punto di vista è fondamentale che un progetto sappia raccontare idea, cultura, anima e passione del luogo, del periodo e del progettista che l’ha ideato e, personalmente, credo di essere vittima dell’horror vacui, quindi, semplicemente “Less” è un concetto che non mi appartiene, che non mi rappresenta.

Com’è la tua casa?
Vivo in un appartamento di fine anni cinquanta, che ho completamente modificato e continuo a farlo. Praticamente è un continuo cantiere. Ho bisogno che gli spazi con il tempo si adattino alle mie necessità, che sono ovviamente mutevoli, quindi continuo a spostare, muovere, cambiare, per fortuna mio marito è un architetto quindi possiamo operare con estrema facilità. Adesso ad esempio, siamo diventati quattro e credo che a breve avremo bisogno di uno spazio living più grande, quindi stiamo valutando di eliminare due pareti e creare un unico ambiente con la cucina.

Il Salone del Mobile. Milano per te è …?
Energia.

#Elena Salmistraro, #design, #arte