25 novembre 2019

Ximi Li

Ximi Li, designer attualmente di base a Shanghai, è davvero il simbolo che quel ponte culturale tra Italia e Cina che il Salone del Mobile.Milano Shanghai si sta impegnando a rafforzare è davvero possibile. Li ha conseguito una laurea in design industriale presso la China Academy of Art e un Master in Design del mobile presso il Politecnico di Milano; sceglie, poi, di rimanere in Italia e di muovere i primi passi del suo percorso professionale negli studi di Andrea Branzi e Luca Trazzi. Tornato in Cina, Neri&Hu gli aprono le porte della loro practice: come Chief Designer è stato responsabile dello sviluppo di prodotti e di vari brand in Europa e in Asia per 6 anni. Queste esperienze differenti hanno contribuito a modellare una personalità poliedrica, aperta e contemporanea che oggi gli consente di lavorare come designer per molti brand europei e gli ha permesso di lanciare da Shanghai il proprio marchio Urbancraft il cui obiettivo è integrare la tradizione cinese con elementi provenienti da altre culture. I prodotti Urbancraft sono essenziali, rigorosi, valorizzano i dettagli e sono realizzati con materiali preziosi, come vetri, marmi, legni pregiati.

Cosa ti ha spinto a studiare architettura? Era una passione che avevi fin da piccolo o qualcosa che è nato dopo?
Ho scoperto la mia passione per il design quando ero all’asilo. Da bambino non sapevo cosa significasse la parola design, ma il tempo trascorso a imparare e praticare con la pittura cinese, l’acquerello, gli schizzi, mi ha, a poco a poco, portato a questo percorso. Il mio interesse nel design è cresciuto quando ero alle superiori. Ho iniziato a comprendere il design come materia interdisciplinare che attraversa arte, cultura, storia e non solo, e ho capito che era quello che volevo fare nella vita.

Cina e Italia. Come influenzano il tuo lavoro queste due culture? Quale pensi che, ad oggi, abbia influenzato maggiormente il tuo modo di progettare?
La mia esperienza in Cina e in Italia ha plasmato la mia forma mentis. In Cina, il “WUXING”, che significa comprensione, è vitale. I cinesi pensano che molte cose non debbano essere espresse verbalmente. È meglio lasciare qualcosa di non detto in modo che le persone possano interpretarlo a modo loro. Al contrario, gli italiani sono molto logici. C’è stato un periodo in cui ho dovuto cambiare il mio modo di pensare, vedere e praticare il design, così come ho dovuto fare altre cose “all’italiana”. A un certo punto ho scoperto di poter vedere il mondo in entrambi i modi contemporaneamente. Sono riuscito a capire come pensano cinesi e italiani, come si esprimono, e il design che amano. Sicuramente questo ha un impatto sul mio lavoro. Mi chiedo sempre se il mio design possa essere capito dagli europei e se possa interessare i cinesi.
Ho lavorato per diversi designer in Italia. Andrea Branzi ha influenzato molto il mio lavoro. Ho visto le sue opere per la prima volta nel 2008 quando ero ancora uno studente del Politecnico di Milano. Eravamo a Parigi per un progetto e abbiamo avuto l’occasione di visitare la sua mostra alla Fondazione Cartier, e sono rimasto meravigliato nel vedere opere che superano i limiti tra arte, design e natura, pur integrando alla perfezione tutti gli elementi.
Ho avuto la fortuna di poter lavorare con lui dal 2009 al 2010. Vive e lavora nella stessa casa, e ho potuto osservare da vicino la sua passione per l’arte e la natura, e come applichi la sua filosofia del design alle sue opere. Ha ampliato la mia comprensione del design, mi ha incoraggiato a esplorare maggiori possibilità e mi ha aiutato a riconoscere e comprendere il significato e la forza del progetto. È stata un’esperienza preziosissima.

Spesso si è detto dei tuoi progetti che hanno una sorta di estetica internazionale contemporanea in grado di fondere Oriente e Occidente. Come descriveresti il tuo stile e il tuo approccio e come lo esprimi attraverso il tuo lavoro?
Le nuove generazioni in Cina non sono legate a tradizioni, passato o stile. Direi che il mio stile è in linea con le mie esperienze di vita.
Sono nato e cresciuto nella parte nord della Cina, che è molto vicino alla Russia. Durante la mia adolescenza, ho trascorso molto tempo a Pechino prima di andare a studiare a Shanghai. Dopodiché, ho vissuto a Milano per la specialistica e vi ho lavorato quattro anni, finché non sono tornato a vivere a Shanghai. Le mie opere sono profondamente influenzate dalle mie esperienze nei vari paesi e regioni, la mia comprensione e quello che provo verso culture differenti, oltre che la mia immaginazione.
Da nord a sud, da est a ovest, la storia, la pittura, le arti liberali, l’artigianato, i dettagli e le architetture di tutti i luoghi dove ho vissuto e lavorato hanno lasciato segni sulla mia vita e plasmato il mio modo di pensare. La mia comprensione e interpretazione di culture differenti si riflette nei miei lavori.
In termini di modi d’espressione, è molto comune trovare linee pulite con elementi circolari o rettangolari nelle mie opere. Per me è naturale usare le forme più semplici per esprimere le mie idee. Spero che l’impatto vada oltre le forme e che la gente capisca il contenuto alla base delle opere, che si tratti di storia o fantasia.

Dicci qualcosa dei tuoi processi. Ci puoi descrivere cosa succede dopo che ricevi il brief di un progetto dai tuoi clienti? Da dove inizi a prendere spunto?
Gestiamo allo stesso tempo Ximi Li Design e URBANCRAFT.
URBANCRAFT è un brand di mobili di design che vendiamo attraverso negozi selezionati. I prodotti di URBANCRAFT sono venduti nei migliori negozi d’arredamento in Cina assieme a grandi nomi come FLOS, Vitra, Friz Hansen, Zanotta.
Non ho un processo creativo particolare per URBANCRAFT. Tutto è spontaneo e libero. Inizio a disegnare quando mi viene l’ispirazione, ovunque mi trovi e in qualsiasi momento. Può accadere nel cuore della notte, su un aereo, durante una conversazione. Registrare un’ispirazione normalmente non porta via più di qualche minuto, ma il tempo dedicato a raffinare le forme e riflettere sui dettagli in seguito può essere piuttosto lungo. È obbligatorio assicurarsi che le idee siano espresse rispettando il DNA del brand, e possano essere realizzate in modo stabile con le tecniche attuali.
Ximi Li Design lavora con vari brand e spazi nei campi del furniture design, interior design e consulenza creativa. Il primo passo di un progetto è sempre comprendere e digerire – non solo il posizionamento del brand e il DNA dei nostri clienti, ma anche esigenze e desideri dei clienti target. Inoltre, è anche vitale conoscere le forze e le debolezze delle strutture produttive dei nostri clienti. Faccio l’esempio di uno dei nostri maggiori clienti, HC28. HC28 è un pioniere nell’industria in Cina che ha deciso di creare mobili attraverso collaborazioni con designer di tutto il mondo. Rispettano le idee dei designer e hanno un sistema completo di sviluppo, produzione e vendita. La nostra collaborazione è nata con uno scambio di idee, seguito da briefing, comunicazione e visite agli showroom e alle fabbriche. Questi sono i passaggi che eseguiamo per segnare i confini della creatività. Una volta tirate queste linee, le idee scorrono liberamente. Il processo creativo diventa interessante quando si bilanciano creatività, posizionamento del brand e mercato.

Shanghai è divenuta un centro per i designer di tutta l’Asia e del mondo intero. Cosa attrae i designer nella città?
Shanghai è diventata famosa nel mondo negli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso. Gente dal mondo intero è arrivata in città, portando le culture più disparate. Qui si potevano sperimentare esempi di architettura, opera, cibo occidentali ecc. senza tralasciare il retaggio della cultura e tradizione locali. Shanghai, essendo un punto d’incontro tra oriente e occidente, è anche riuscita a mantenere una cultura diversificata.
Shanghai è una città estremamente inclusiva e moderna; tanti designer, fotografi, artisti con background differenti si stabiliscono qui e la scelgono come casa. Shanghai si sta anche sviluppando a un ritmo incredibile in termini di economia, cultura, design. Si percepisce che è una città dal grande potenziale con un futuro prospero. Le corporation e i brand d’arredamento stanno dando sempre più attenzione al design. Anche i consumatori sono sempre più disposti a pagare per prodotti di grandi marchi del design. Alcuni designer europei sono venuti a Shanghai a fondare il proprio studio o brand, perché offre più opportunità di business dell’Europa. Con il Salone del Mobile.Milano, la Design Week Shanghai e altre fiere, la community del design è diventata forte e inclusiva.

Hai qualche consiglio da dare ai giovani creativi cinesi che si affacciano al mondo del design?
I giovani creativi cinesi stanno emergendo e si sono ben integrati nella comunità internazionale del design. Negli ultimi anni, giovani creativi impegnati in architettura, interior, arte e moda sono cresciuti molto bene e gradualmente hanno formato il proprio linguaggio di design.
L’epoca d’oro per il furniture design, però, non è ancora arrivata. I mobili sono qualcosa che la gente usa ogni giorno nella propria sfera di vita intima. I difetti e le scomodità si notano all’istante.
La creatività è solamente una parte della creazione di oggetti. Ci vogliono talento, sensibilità e anni di pratica affinché un furniture designer capisca appieno e colga il modo in cui struttura e proporzioni influenzano i progetti. Sono molto grato per i sei anni in cui ho lavorato come chief product designer presso Neri & Hu, dove ho avuto la possibilità di progettare varie categorie di prodotto per i maggiori brand d’arredamento, accumulando esperienza negli anni. Queste esperienze mi sono servite quando sono diventato un designer indipendente. Inoltre, i giovani devono sapere che design non vuol dire solamente esprimere le proprie idee. È fondamentale capire e rispettare l’industria, il mercato e i brand.

Visiti il Salone del Mobile.Milano e il SaloneSatellite? Pensi che il Salone del Mobile.Milano Shanghai possa portare a uno scambio proficuo per entrambi i paesi nel campo del design?
Quando vivevo a Milano andavo al Salone ogni anno. Ancora oggi, dopo essermi trasferito a Shanghai, mi reco regolarmente a Milano per visitare la Manifestazione.
Sicuramente il rapporto si è consolidato economicamente e culturalmente quando il Salone ha esteso il suo territorio a Shanghai. Molti brand italiani costruiscono la propria reputazione attraverso la fiera e ampliano il loro business. Allo stesso modo, rivenditori e clienti in Cina hanno più opportunità e scelta. Tuttavia, c’è ancora margine di miglioramento.
Prima di tutto, le categorie di arredo in Cina e Italia hanno punti in comune e differenze. Le differenze sono legate allo stile di vita regionale e alla storia. Ad esempio, tavolino da tè, servo muto o toeletta sono alcune delle categorie che giocano un ruolo importante in una casa cinese, ma potrebbero non essere fondamentali per un’abitazione italiana. Ci vuole ben più che cambiare altezza o misure per adattare i prodotti in modo da rispondere alle esigenze di un nuovo mercato. I brand locali crescono rapidamente, soprattutto negli ultimi due o tre anni, e hanno sviluppato una base leale di appassionati con un attaccamento emotivo al brand. I brand italiani devono investire di più nella localizzazione per conquistare il cuore dei consumatori. Collaborare con designer cinesi che hanno prospettive globali e una profonda conoscenza del mercato cinese apporterà sicuramente benefici a entrambe le parti e accorcerà la distanza tra i brand d’arredamento italiani e i consumatori cinesi.

https://urbancraftdesign.com/

In apertura: photo by Daniele Dainelli

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